Azione (finanza)


Un'azione (in inglese: share o stock), nella finanza, è un titolo finanziario rappresentativo di una quota della proprietà di una società per azioni. Insieme all'obbligazione/bond e ai derivati, fa parte dei valori mobiliari. Il possessore è detto azionista (shareholder) e l'insieme delle azioni della società è detto "capitale azionario" (distinto dal capitale sociale risultante dal bilancio aziendale).

Costituisce una forma di investimento finanziario da parte del detentore, è uno strumento finanziario, soggetto a un rating di valutazione, e in genere a capitale non garantito.

Indice

Caratteristiche, la borsa, differenze con i bond e dematerializzazione


Le aziende (e.g. società per azioni), secondo la corporate finance, hanno bisogno di denaro per svolgere le loro attività di business e accumulare profitti nel tempo per svolgere ulteriori attività, effettuare investimenti e crescere. Esistono due modi per raccogliere finanziamenti: a debito (debt financing) e non a debito, cioè a equity (equity financing)[1]. Tramite debito, si ricorre ai prestiti in banca da restituire con gli interessi maturati. Come alternativa, si emettono le obbligazioni societarie/corporate bond (vedi avanti). Il debito accumulato tramite queste due forme di finanziamento si chiama "senior debt". Se si usa una terza via, il mezzanine debt (denaro concesso senza garanzie, con tasso d'interesse alto per il rischio alto e con la richiesta di emettere delle option come strumento derivato per mitigare i rischi), si accumula il "junior debt", concesso di solito ad aziende già avviate.

L'alternativa al debt financing è l'equity financing. La raccolta di finanziamenti non a debito avviene attraverso la vendita di azioni. Anticamente, l'azione era un pezzo di carta certificato che attestava il versamento del suo valore e il possesso di una parte di tutto il capitale sociale dell'azienda. Gli acquirenti, comprando questi prodotti finanziari che apparivano come dei pezzi di carta, versavano ognuno una parte di tutto il capitale. Per esempio, se si emettono 10 azioni dal valore di 100€ l'una e un azionista e compra 4 e il secondo azionista ne compra 6, in totale si raccolgono 1000€; il primo azionista versa 400€, mentre il secondo versa 600€. Il primo possiede il 40% del capitale sociale, mentre il secondo, possedendone il 60%, è l'azionista di maggioranza; di contro, il primo è un azionista di minoranza.

Il senso ultimo di comprare azioni è molteplice: innanzitutto, l'acquisto di questi pezzi di carta aventi un valore permette alle aziende di ricevere capitale e spinge dunque all'imprenditorialità; permette lo svolgimento di attività siccome si possono coprire i loro costi; se queste attività hanno successo e portano ricavi tali per cui si copre il costo delle attività e si genera un profitto/surplus/utile, quest'utile serve all'azienda per crescere o svolgere sempre più attività o ripagare i debiti nel medio e lungo termine; infine serve agli azionisti stessi per guadagnare, cioè capitalizzare sul successo dell'azienda che hanno finanziato a equity.

Per la precisione, alcune volte all'anno, parte dei profitti generati dall'azienda viene redistribuito suddiviso in dividendi agli azionisti[2]. In base al principio plutocratico, i profitti stanziati si suddividono in base alla partecipazione azionaria: all'azionista di maggioranza che ha versato il 60% del denaro siccome ha comprato il 60% delle azioni, spetta il 60% dei profitti. All'azionista di minoranza che ha versato il rimanente 40%, spetta il 40%.

In più, il valore dell'azione può oscillare nel tempo siccome, in base al successo dell'azienda e/o delle valutazioni esterne delle agenzie di rating, può alzarsi o abbassarsi. L'azionista, inclusi gli speculatori e coloro che praticano il day trading, può guadagnare dunque anche rivendendo la propria partecipazione azionaria a un nuovo azionista che, in passato, comprava questo pacchetto fisico di azioni già posseduto da un azionista; chiaramente, paga queste azioni secondo il nuovo valore. Per esempio, se l'azionista di maggioranza che ha comprato 6 azioni dal valore di 100€ l'una e ha speso 600€ aspetta che l'azienda generi profitti, può vedere come il valore di una sola azione raddoppi da 100€ a 200€. Quindi, può rivendere la propria partecipazione per 1200€ e guadagnare 600€, senza bisogno che riceva dividendi.

L'azione è un finanziamento non a debito siccome i soldi non devono essere restituiti maggiorati di interessi, ma il guadagno per l'azionista deriva dalla distribuzione di dividendi. Questi ultimi sono ricavabili se le attività di business e investimento hanno successo, il che non è affatto scontato siccome possono essere un flop. Pertanto, l'azienda e gli azionisti possono perdere tutto il capitale di rischio. In più, anche se l'azionista vendesse le azioni per liberarsene, esse avrebbero un valore più basso rispetto a quando le ha acquistate (esso potrebbe più che dimezzarsi), dunque perderebbero anche oltre metà dell'investimento. Quest'ultimo dunque ha sempre un rischio di fondo. Un alto profitto sotto forma di dividendo è un premio al rischio.

La differenza tra un'azione e un'obbligazione societaria (corporate bond) richiede nel meccanismo di guadagno e nel rischio: l'obbligazione è un prestito di denaro (debt financing) da parte di un investitore, l'obbligazionista (bondholder), all'azienda. Quest'ultima, entro la data di maturità, deve restituire il denaro con interessi maturati[3] e si impegna a rispettare dei patti obbligazionari (bond covenant), per esempio quello di non indebitarsi ulteriormente fino alla data di maturità[4]. Il tasso di interesse dell'obbligazione si alza se l'investimento è rischioso (e.g. la società è già molto indebitata) o in base a un rating basso delle agenzie apposite giustificato dagli alti debiti o dalla violazione abituale dei covenant. Se gli interessi sono altissimi e il rischio è altissimo, si parla di junk-bond (spazzatura). Ma di base, l'azione è più rischiosa dell'obbligazione e permette un finanziamento a equity, mentre l'obbligazione permette un finanziamento a debito.

Le azioni, le obbligazioni e i derivati (forwards, futures, option, SWAP) fanno tutti e tre parte di una classe di prodotti finanziari dette security ("valori mobiliari"); le azioni sono equity securities/titoli di capitale, mentre le obbligazioni sono debt securities/titoli di debito[5].

Siccome le azioni possono essere rivendute liberamente a nuovi azionisti, si dice che sono titoli negoziabili, cioè scambiabili tramite compravendita. In più, siccome si possono vendere velocemente sia in caso di successo che di fallimento, sono investimenti facilmente liquidabili, cioè sono dotati di un'alta liquidabilità.

Le azioni e le altre security si scambiano in mercati e canali non ufficiali, privati e meno regolamentati, cioè over the counter OTC e, in alternativa, nel mercato pubblico, ufficiale e regolamentato nato apposta per scambiare le security: la borsa valori (stock exchange), che non è unica siccome svariate grandi città mondiali ne hanno una, e.g. la New York Stock Exchange (NYSE), NASDAQ, London Stock Exchange, Borsa di Milano, Borsa di Shanghai, Borsa di Parigi, Borsa di Francoforte, Borsa di Madrid, Borsa di Hong Kong, Borsa di Shenzhen, Tokyo Stock Exchange, Mumbai Stock Exchange, Seoul Stock Exchange, Borsa di San Paolo ecc. Esistono varie borse nel mondo e, per scambiare azioni di una determinata società in borsa, l'azienda deve essere prima quotata/iscritta in essa. La quotazione avviene solo se l'azienda rispetta determinati requisiti, e.g. avere un capitale sociale non al di sotto di una certa soglia e, da quando ci si iscrive, produrre report finanziari trimestrali e controllati da un'agenzia di audit/revisione. Un'azienda può anche disiscriversi da una borsa (delisting) o trasferirsi da una borsa all'altra (translisting) o quotarsi in due borsa (double listing). Quando un'azienda si quota in borsa e emette le sue prime azioni nel mercato pubblico, queste azioni sono lanciate tramite un prezzo (collegato anche a un grande evento pubblicizzato) detto Initial Public Offering IPO. Il prezzo di queste azioni può anche essere sottostimato o sovrastimato (nel primo caso, l'azienda incorre in una perdita).

Oggi questi titoli sono dematerializzati, cioè non sono più dei pezzi di carta, ma dei dati virtuali e la compravendita avviene attraverso delle piattaforme di trading online e non più di persona in borsa o via telefono.

Tutto il denaro raccolto con le azioni emesse e esistenti/in circolazione nel mercato pubblico e/o privato (outstanding shares) si chiama "capitalizzazione di mercato/azionaria", market cap. Per esempio, una società startup nata da poco viene solitamente classificata nelle nano-cap, mentre le piccole aziende solitamente sono delle micro-cap e small-cap[6].

L'insieme di tutte le compravendite di azioni forma, in senso astratto, il mercato azionario, che è parte dunque del mercato delle security (mercato azionario, mercato obbligazionario e mercato dei derivati).

Gli acquirenti di azionisti possono essere comuni risparmiatori, grandi investitori professionali, altre società (e.g. banche, corporation, società di assicurazione ecc.),lo Stato, tale per cui si forma una società pubblica/a partecipazione statale, il management dell'azienda stessa e i lavoratori dell'azienda stessa. Questi ultimi due possono godere quindi dei frutti del loro operato diligente e non opportunistico tramite i dividendi (si pensi per esempio a un manager che spreca i soldi dell'azienda per comprarsi un'auto di lusso per sé). I lavoratori, in generale, possono essere coinvolti direttamente nella partecipazione azionaria con dei piani appositi detti Employee Stock Ownership Plan (ESOP), con cui vengono pagati in azioni da cui derivano dividendi o la possibilità di rivenderle quando si alzano di valore.

Se il raccoglimento di finanziamenti a equity avviene over the counter, cioè in contesto privato, si parla di private equity financing[7] (e.g. l'apporto di seed capital da parte di un angel investor nei confronti di una startup o l'apporto di un fondo di venture capital), altrimenti se avviene in borsa si parla di public equity financing.

In conclusione, esistono più tipi di azione. Le azioni ordinarie sono quelle basilari e, comprandole, l'azionista ha anche potere di voto nell'assemblea dei soci quando si prendono decisioni importanti sul futuro dell'azienda (e.g. emendamenti dello statuto sociale); il voto di default viene tarato in base al numero di azioni comprate ("one share, one vote") o, nella maggior parte dei casi, non si segue esplicitamente questo standard in favore del principio plutocratico: se l'azionista di maggioranza ha versato il 60% del capitale sociale, a prescindere dal numero di azioni comprate, il suo solo voto vale 60 su 100, quindi si dice che è anche un azionista di controllo[8]. Le azioni privilegiate danno diritto di precedenza (prelazione) sugli azionisti ordinari quando si distribuiscono i dividendi ma, come contraltare, tolgono il diritto di voto. Altre azioni aumentano il potere di voto per tamponare gli opportunismi degli azionisti di controllo su quelli di minoranza. Questi tre sono i tipi principali di azioni. Nonostante esista una gerarchia nell'ordine della distribuzione di dividendi (azionisti privilegiati/con prelazione e quelli senza), tutti gli azionisti hanno il diritto di partecipare ai profitti a prescindere dall'ordine siccome vige il divieto assoluto di patto leonino.

Se l'azienda fallisce e, fallite le rinegoziazioni dei crediti e le iniziative per salvarla dall'interno o dall'esterno (employee buyout, management buyout ecc.), gli azionisti hanno diritto a ricevere il denaro che resta dalla liquidazione dell'azienda. I primi a essere pagati sono coloro che sono intitolati a un risarcimento a seguito di un processo. Dopodiché vengono le banche. Se resta qualcosa, va poi ai fornitori e obbligazionisti. Infine, ammesso che resti qualcosa, vengono gli azionisti, rimborsati in base al principio plutocratico[8].

La quotazione


Lo stesso argomento in dettaglio: Quotazione.

La quotazione di un'azione, ovvero del suo valore nel mercato azionario, è in primis una conseguenza della maggiore o minore importanza in termini di valore o peso economico attribuita all'azienda cui essa è legata, seguendo dunque in linea di massima le quotazioni dell'azienda (ad es. per fatturato). Un'altra fonte di quotazione è relativa all'andamento del particolare mercato di riferimento dell'azienda stessa all'interno del sistema economico - per cui rispetto all'obbligazione l'azione è considerata in genere una forma di investimento a rischio finanziario maggiore, in quanto soggetta a quotazione sul mercato azionario quindi con valore mutevole nel tempo.

Si distinguono 3-4 valori di riferimento per il prezzo di un'azione:

La valutazione utilizza l'analisi tecnica e l'analisi fondamentale (come l'analisi di bilancio).

Il rendimento


Il rendimento di un'azione dipende dall'incremento (o decremento) del valore dell'azione in un dato periodo a cui si aggiungono eventuali dividendi pagati nello stesso periodo.

Se P1 è il prezzo di vendita di un'azione, P0 il prezzo di acquisto (P1 significa prezzo al momento 1 e P0 prezzo al momento 0) e D il dividendo complessivamente pagato dall'azione tra il momento 0 e il momento 1, il rendimento percentuale può essere calcolato come:\({\displaystyle {\frac {P_{1}+D-P_{0}}{P_{0}}}*100}\)

A seconda che un investitore sia maggiormente interessato all'una o all'altra variabile, dividiamo l'insieme degli azionisti in cassettisti e speculatori:

Calcolo del rendimento


Rendimento del cassettista

Il rendimento del cassettista si calcola seguendo il cosiddetto modello di Gordon:

\({\displaystyle P={\frac {D_{1}}{r-g}}}\) ossia \({\displaystyle r={\frac {D_{1}}{P}}+g}\) >>>

Dove:

È evidente che, se calcolato ex ante, tale previsione è soggetta ad alcune limitazioni, poiché il tasso di crescita futuro può essere approssimato al massimo facendo riferimento a dati storici; in più, perché il modello di Gordon sia valido, dobbiamo supporre che tutti gli anni il dividendo venga distribuito e che esso cresca sempre con un tasso (1+g).

r è calcolabile in questo modo: \({\displaystyle r=rrf+B*(rmktM-rrfM)}\)

rrf = tasso di rendimento risk free (di solito si prende il BTP di durata decennale)

B (rmktM - rrfM) è il premio per il rischio, ossia:

Rendimento dello speculatore

Calcolare il rendimento dello speculatore significa calcolare la plusvalenza sull'azione, ossia la differenza fra prezzo di vendita prezzo di acquisto. La forte variabilità dei mercati e dei prezzi delle azioni non permette di calcolare con precisione tale valore: l'analisi fondamentale fornisce quindi alcuni indicatori per indicare, tramite il confronto con altre azioni se un titolo è sottovalutato o sopravvalutato.

Alcuni di questi indicatori sono:

Vedi anche: VAOC, Valore attuale delle opportunità di crescita.

Note


  1. ^ Brealey, Richard; Myers, Stewart; Allen, Franklin. Principles of Corporate Finance. 12th edition. McGraw-Hill, New York: 2017..
  2. ^ Shares (azioni) , su investopedia.com. URL consultato il 29 marzo 2021 (archiviato il 17 aprile 2021).
  3. ^ Differenza tra mercato azionario e obbligazionario , su investopedia.com. URL consultato il 29 marzo 2021 (archiviato il 27 marzo 2021).
  4. ^ Bond covenant , su investopedia.com. URL consultato il 29 marzo 2021 (archiviato il 4 maggio 2021).
  5. ^ Security , su investopedia.com. URL consultato il 29 marzo 2021 (archiviato il 17 aprile 2021).
  6. ^ Market capitalization , su investopedia.com. URL consultato il 29 marzo 2021 (archiviato il 27 ottobre 2018).
  7. ^ Private equity , su investopedia.com. URL consultato il 29 marzo 2021 (archiviato il 10 aprile 2021).
  8. ^ a b Kraakman, Reinier; Armour, John; et al. The Anatomy of Corporate Law. A Comparative and Functional Approach (2nd edition). Oxford University Press, Oxford/New York: 2009..

Bibliografia


Voci correlate


Altri progetti


Collegamenti esterni


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Categorie: Finanza aziendale | Diritto societario | Mercato azionario | Titoli di rendita




Data: 20.06.2021 07:21:53 CEST

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