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Campania




Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Campania (disambigua).
Campania
regione a statuto ordinario
(IT) Regione Campania
(dettagli) (dettagli)
La Campania dal satellite
Localizzazione
Stato Italia
Amministrazione
Capoluogo Napoli
PresidenteVincenzo De Luca (PD) dal 18-06-2015 (2º mandato dal 21-09-2020)
Data di istituzione1948[1]
Territorio
Coordinate
del capoluogo
Altitudine322[2] m s.l.m.
Superficie13 670,95 km²
Abitanti5 770 111[3] (30-6-2020)
Densità422,07 ab./km²
Province4 + 1 città metropolitana
Comuni550
Regioni confinantiBasilicata, Lazio, Molise, Puglia
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
ISO 3166-2IT-72
Codice ISTAT15
Nome abitanticampani
PatronoSan Gennaro, San Paolino da Nola[4]
PIL(nominale) 107.703 mln (2019)
PIL procapite(nominale) 18.200 [5](2019)
(PPA) 18.500 [5](2017)
Rappresentanza parlamentare61 deputati
29 senatori
Cartografia
Mappa della regione con le sue province
Sito istituzionale

La Campania (AFI: /kamˈpanja/[6]) è una regione italiana a statuto ordinario dell'Italia meridionale di 5 770 111 abitanti[3]. È la terza regione per numero di abitanti (dopo la Lombardia e il Lazio), la più popolosa dell'Italia meridionale e la prima a livello nazionale per densità di popolazione[7]. Ha una superficie di 13670,95 km². È situata tra il mar Tirreno a ovest e l'Appennino meridionale a est. La regione confina a nord-ovest con il Lazio, a nord con il Molise e a est con Puglia e Basilicata. Oltre al capoluogo di regione Napoli, le città capoluogo di provincia sono Avellino, Benevento, Caserta e Salerno. Lungo le coste della Campania sono presenti quattro golfi: il golfo di Gaeta, il golfo di Napoli, il golfo di Salerno e il golfo di Policastro.

L'entroterra era abitato già nel II millennio a.C. da sanniti, osci e volsci. Dall'VIII secolo a.C. si svilupparono lungo la costa diversi insediamenti di popolazioni di civiltà greca dai quali ebbero origine le colonie magnogreche di Pithecusa, Cuma, Parthenope, Neapolis e Poseidonia. L'area costituì anche l'estremo limite meridionale dell'espansione etrusca. L'interno rimase invece abitato dalle stirpi dei sanniti. Nella seconda metà del IV secolo a.C., con le guerre sannitiche la regione fu posta sotto l'influenza di Roma, che la ribattezzò Campania felix in riferimento alla sua prosperità. Con il tramonto della civiltà romana si disgregò anche l'unità politica della regione, che dal VI secolo finì in gran parte sotto l'influenza longobarda e in misura minore sotto quella bizantina.

Nel XII secolo, con l'ascesa della dinastia normanna, la regione trovò unità politica sotto la corona del Regno di Sicilia. Dal XIII secolo al XIX, con il susseguirsi delle dinastie angioine, aragonesi e borboniche, il regno di Napoli e in particolare la capitale e la sua corte divennero uno dei principali poli culturali, artistici ed economici d'Europa. Attualmente la regione, con il resto del Mezzogiorno, è in una situazione di persistente difficoltà di sviluppo socio-economico rispetto al nord del Paese, nota come questione meridionale.

Con 10 riconoscimenti, la Campania è la seconda regione italiana per siti ed elementi iscritti nelle liste dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO, dopo la Lombardia[8][9][10]: il Riconoscimento per la Dieta Mediterranea[11], l’Arte dei "Pizzaiuoli" Napoletani[12], le Macchine a spalla di Nola[13], il Centro storico di Napoli[14], la Reggia di Caserta[15], il Complesso monumentale di Santa Sofia[16], Pompei con Ercolano e Oplonti[17], la Costiera Amalfitana[18], il Parco Nazionale del Cilento[19] con Paestum, Velia e la Certosa di Padula[20], e la Transumanza[21]. In Campania si trovano 5 dei primi 20 siti statali più visitati nel 2018 secondo il Ministero dei Beni e delle Attività culturali[22]. Secondo i dati Eurostat del 2011 la Campania è tra le 20 regioni più visitate in Europa e tra le prime in Italia[23].

Indice

Etimologia


Il toponimo Campania non è di certa etimologia. Esso deriverebbe, secondo alcuni, dal termine latino campus, che vuol dire campagna, e, per commistione linguistica, dal termine osco Kampanom, con il quale si indicava l'area nei pressi della città di Capua antica, per secoli centro principale della Pianura Campana. Non essendo gli studi al riguardo giunti a conclusioni univoche altri studiosi sostengono che la derivazione trovi invece coincidenza con il significato di "campagna", come farebbe presupporre la nota espressione "Campania felix". In questo secondo senso si sottolinea che il sostantivo latino "campus" ha appunto il significato di "pianura, campagna aperta", che indicherebbe, unitamente al clima favorevole altrettanto noto, la particolare fertilità ed amenità dell'area.

Storia


Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Campania.

Dalle origini all'Impero romano

Il popolamento umano della Campania, e in particolare delle aree interne appenniniche, è attestato fin dal Paleolitico medio, ossia fin dall'epoca dell'uomo di Neandertal; a quel periodo risalgono infatti le selci lavorate e scheggiate a patina bionda che si emergono in gran numero e in più punti[24] dell'altopiano di Camporeale presso Ariano Irpino, mentre il vicino insediamento neolitico de La Starza costituisce il più antico insediamento stabile della regione[25].

Nel I millennio a.C. è attestata la presenza di popolazioni di ceppo indoeuropeo quali gli Osci (o Opici), gli Aurunci, gli Ausoni, i Sidicini e i Sanniti; i quali parlavano la lingua osca (una lingua indo-europea del gruppo italico) e risiedevano nelle aree interne e montuose, mentre l'Agro campano era occupato dagli Etruschi e la fascia costiera fu soggetta alla colonizzazione greca. Il principale centro etrusco fu Capua, mentre i primi insediamenti greci portarono alla nascita di centri come Pithecusa (Ischia), Kyme (Cuma), Parthenope prima e Neapolis poi (Napoli), Dikaiarcheia (Pozzuoli), Poseidonia (Paestum), Elea (Ascea), Pixunte (Policastro Bussentino), quest'ultime tre, però si trovavano nell'antica regione della Lucania. La Campania divenne così uno dei centri culturali più importanti della Magna Grecia, la quale in seguito eserciterà un'influenza decisiva sulla società romana e poi sull'intera civiltà occidentale[26]. Lo stesso alfabeto latino, con buona probabilità, deriva dall'alfabeto greco calcidese di Cuma.

La prima delle colonie greche in Campania e nell'intero Mediterraneo occidentale fu l'isola di Ischia (già sede di insediamenti punico-cartaginesi a partire dal X secolo a.C.), dove agli inizi dell'VIII secolo a.C. un élite tecnico culturale proveniente da Calcide di Eubea si insediò priva di armi e con il consenso dei Cartaginesi nella baia di Lacco Ameno, luogo ben noto ai Cartaginesi, in funzione osservativa delle abilità tecnologiche delle comunità etrusche nel lavorare il ferro dell'Elba. Il primo stanziamento, detto dai greci Pithecusa, ebbe carattere misti tra la cultura greca e quella cartaginese e precedette temporalmente anche quelli di Naxos e Megara Hyblaea nella Sicilia meridionale (in realtà, il geografo Strabone, nonché l'attento studio del mito della Sirena Partenope e degli altri fatti storici riconducibili a quel periodo, hanno fornito buone tesi a proposito di un antecedente insediamento Rodio posto nell'isolotto di Megaride. Esso, riconducibile al IX secolo a.C., costituirebbe il primo nucleo delle futura Napoli). In seguito ai buoni rapporti intessuti da questa avanguardia, tra cui va ricordato il passaggio dell'alfabeto greco agli etruschi, avvenne lo stanziamento di coloni che dapprima interessò l'isola di Ischia e poi si allargò in terraferma ad un'area limitata e di marginale interesse per la preesistente civiltà etrusco-sannita ed in particolare nel napoletano.

Dapprima essi si insediarono a Cuma (il punto della terraferma più vicino a Lacco Ameno) e poi si insediarono a Dicearchia (Pozzuoli), Parthenope e poi presso la definitiva Nea Polis (ovvero la Napoli attuale), nella quale fu realizzato un impianto urbanistico a scacchiera costituito da plateiai e stenopoi, divenuti poi nell'epoca romana l'area dei decumani di Napoli. È interessante inoltre notare come la popolosa e densa città metropolitana di Napoli occupi uno spazio decisamente esiguo nella complessiva superficie regionale. L'insediamento greco avvenne infatti solo lungo le coste, mentre la parte interna era abitata dagli etruschi che diedero vita ad una lega di dodici municipi con a capo Capua, Nuceria, Nola, Acerra, Suessula.

Successivamente la regione costiera subì prima l'influenza politico-militare dei Sanniti (intorno al V secolo a.C.) e poi divenne un obiettivo espansionistico della Repubblica romana, di cui divenne parte in seguito alle tre guerre sannitiche (343-290 a.C.) vinte dai Romani che fondarono parecchie colonie nella zona (come quella di Puteoli). Durante la seconda guerra punica, solo poche città si allearono ai Cartaginesi, mentre la maggior parte della regione restò fedele a Roma. Amministrativamente fece parte della Regio I; ai tempi di Diocleziano acquisì poi autonomia. Durante il periodo romano, molti potenti costruirono lungo la costa le proprie ville estive. Anche dal punto di vista economico ci fu uno straordinario sviluppo dell'agricoltura e del commercio, la regione era infatti da sempre una delle zone più ricche del mondo classico e romano e ciò gli valse l'appellativo di Campania Felix. A Napoli, presso l'attuale castel dell'Ovo, morì dopo il 511 l'imperatore Romolo Augusto, la cui precedente deposizione nel 476 aveva decretato la caduta dell'Impero romano d'Occidente.

Dai Longobardi al vicereame spagnolo

A partire dal V secolo d.C. la Campania perse progressivamente la sua unità poiché piccole parti del suo territorio andarono a Bisanzio e tutto il resto ai principi longobardi. Sul finire del V secolo d.C., infatti, i Longobardi scesero in Italia arrivando fino in Campania e ivi costituendo il ducato di Benevento. Con la caduta di Pavia il ducato di Benevento divenne principato fino ad essere annesso, verso l'XI secolo, al possedimento del pontefice (denominato per questo dagli storici il balcone del Papa sul Sud Italia). Da Benevento erano stati staccati i principati di Salerno e Capua, i quali non entrarono a far parte dello Stato della Chiesa.

Il ducato di Napoli cadde in mano bizantina nel 536, ma ben presto tale territorio si ribellò alle autorità centrali, divenendo un vero e proprio Stato autonomo. Affrancandosi dal governo bizantino sorsero analoghe entità statuali indipendenti a Gaeta, a Sorrento e ad Amalfi, rappresentando in diverse occasioni un efficace argine all'espansione saracena nei territori del Sud e del Centro Italia. Significative in tal senso le "leghe campane" costituitesi tra tali quattro ducati nell'849 e nel 915, quando furono combattute vittoriosamente la battaglia di Ostia e la battaglia del Garigliano.

Nell'anno 1022 i Normanni acquisirono la contea di Ariano, quindi (nel 1030) il feudo di Aversa, ceduto da uno degli ultimi duchi di Napoli: tali episodi storici provocarono l'ascesa della potente dinastia normanna. Nel giro di un secolo, a partire da quegli avamposti, furono in grado di unificare e sottomettere politicamente buona parte dei territori del Mezzogiorno d'Italia. La Campania venne compresa nel Regno di Sicilia, e affidata ai rispettivi sovrani (Altavilla, Hohenstaufen, Angioini e Aragonesi).

Con i Vespri siciliani, ci fu l'inizio della guerra dei novant'anni. La Sicilia si divise dal Regno e alla dinastia angioina rimase il Sud Italia continentale che divenne quindi Regno di Napoli. Seguì poi la dinastia aragonese, sotto il cui regno Napoli divenne uno dei più importanti centri del Rinascimento e dell'Umanesimo. Alfonso V d'Aragona, riuscì a ricostituire momentaneamente l'unificazione dei due Regni. Napoli sotto questo sovrano divenne una vera e propria capitale del Mediterraneo.

Con Carlo V il Regno di Napoli divenne un viceregno della Spagna, con capitale Napoli. La politica dei sovrani spagnoli, non di rado fu incentrata su una gravosa pressione fiscale dovuta alle molte guerre del tempo in cui era coinvolta la Spagna; il viceregno napoletano era infatti uno dei principali fornitori di denaro e uomini per la causa spagnola: ciò a volte scatenò rivolte da parte delle classi più povere.

La famiglia dei Borbone ed il Regno delle Due Sicilie

Lo stesso argomento in dettaglio: Regno delle Due Sicilie.

Dopo la guerra di successione polacca e la parentesi austriaca, la Campania passò al regno dei Borbone di Napoli. Il primo re fu Carlo di Borbone, noto per aver attuato molte riforme sia economiche che legislative, con cui Napoli sottolineò il suo status di grande capitale europea. Inoltre, durante il suo regno, con lo scopo di dare una degna sede di rappresentanza al suo reame, fu costruita la reggia di Caserta, opera di Luigi Vanvitelli terminata nel 1845 e definita l'ultima grande realizzazione del barocco italiano[28].

Nel contesto della campagna napoleonica in Italia e delle repubbliche giacobine, nel 1799 fu proclamata a Napoli la Repubblica Partenopea che, tra problemi finanziari e focolai insurrezionali, ebbe però vita breve, venendo sconfitta dal cosiddetto esercito sanfedista, cui seguì una repressione feroce con numerose condanne a morte.[29] In seguito, dopo tale brevissima ma intensa esperienza, Napoleone Bonaparte nominò Re di Napoli prima suo fratello Giuseppe e poi suo cognato Gioacchino Murat che abolì definitivamente il feudo. Dopo l'età napoleonica il Congresso di Vienna riaffidò il Regno di Napoli ai Borbone che lo riuniranno al Regno di Sicilia dando vita al Regno delle Due Sicilie, con Napoli capitale.

Durante il Regno delle due Sicilie, in Campania si ottennero primati e innovazioni storiche: il maggior complesso industriale metalmeccanico d'Italia (Pietrarsa, diventato poi museo) con oltre mille addetti e famoso anche in Europa, la maggior industria navalmeccanica d'Italia (a Napoli e Castellammare di Stabia; quest'ultimo primo in Italia per grandezza con 1.800 operai), la prima nave a vapore dell'Europa continentale (la Ferdinando I), la prima nave da guerra a vapore d'Italia (la pirofregata Ercole), la prima nave a propulsione ad elica (la Giglio delle Onde), la prima nave munita di macchina a vapore costruita interamente in Italia (la Ettore Fieramosca[30]), la prima nave militare ad elica ed in metallo (la Borbone), il primo esperimento di illuminazione elettrica in una città italiana (a Capodimonte), i primi ponti sospesi d'Italia (il Ponte Real Ferdinando sul Garigliano e il Ponte Maria Cristina), il primo albergo per i poveri (il Real Albergo dei Poveri), la prima ferrovia e le prime stazioni in Italia (1839, linea Napoli-Portici), il primo teatro lirico d'Europa (il San Carlo), il primo sistema di fari lenticolari in Italia, il primo osservatorio sismologico al mondo (l'Osservatorio Vesuviano[31]), i primi conservatori musicali, diverse scuole di "Arti e mestieri", il primo sistema pensionistico d'Italia (con la Legge sulle Giubilazioni e Pensioni del 3 maggio 1816) ed il primo statuto socialista del mondo (seterie di San Leucio)[32].

Nonostante ciò, il regno rimaneva una monarchia assoluta e la Campania fu coinvolta nei moti liberali del 1820, che si manifestarono nella rivolta capitanata dal generale Guglielmo Pepe: intimorito, il re Ferdinando elargì dapprima una Costituzione, per poi ritirarla e reprimere l'opposizione chiedendo l'aiuto militare austriaco[33]. Ciò si ripeté nei moti del 1848 quando, dopo l'ennesima insurrezione, Ferdinando II concesse una carta costituzionale; dopo pochi mesi però il sovrano la revocò sciogliendo le camere e ripristinando l'assolutismo.[34][35]

Inoltre la regione fu colpita, come il resto d'Europa, da epidemie di colera che falcidiarono la popolazione del regno nel 1835-37 e nel 1854-55; in molti luoghi scoppiarono tumulti che in vari casi sfociarono in vere e proprie sommosse.[36]

Dall'unità d'Italia al fascismo


Anche la Campania fu poi coinvolta nelle rivolte liberali e nei moti per l'Unità d'Italia, finché nel 1861 la regione venne conquistata ed annessa al nascente Regno d'Italia. Anche a causa delle nuove politiche nazionali post-unitarie nel campo economico e della gestione dei beni pubblici, la Campania, come il resto d'Italia, visse il problema dell'emigrazione[37][38][39]. Ciò contribuì a incrementare il brigantaggio che, nato in Basilicata, si diffuse nel resto del Meridione e fu duramente represso dall'esercito italiano.
A fine XIX secolo, Napoli fu oggetto di una profonda trasformazione urbanistica con la demolizione di numerosi fabbricati e la costruzione di nuovi quartieri ed edifici; in questo periodo ci fu la nascita di numerosi Café-concert e di un dinamico ambiente culturale e sociale nella ex capitale.[40]
La regione fu coinvolta nella Grande Guerra, con Napoli che nel 1918 venne bombardata dall'aviazione tedesca nonostante fosse lontana dal fronte di battaglia e lamentando molte vittime civili[41]. Sempre la città partenopea fu protagonista dell'adunata fascista del 1922, a cui seguì la Marcia su Roma che portò al potere Mussolini[42].
Nel 1925 venne inaugurata nella città partenopea la prima metropolitana in Italia, con la tratta Napoli-Pozzuoli.[43]

Dalla seconda guerra mondiale al XXI secolo

Durante la seconda guerra mondiale la Campania fu teatro di alcune famose operazioni militari, come lo sbarco a Salerno e le Quattro giornate di Napoli. Nel periodo che seguì lo sbarco la città di Salerno ospitò i primi governi dell'Italia post-fascista e la famiglia reale divenendo di fatto capitale d'Italia fino alla liberazione di Roma (metà agosto 1944).

Nel dopoguerra la Campania fece parte di quel gruppo di regioni del Sud Italia fonte di emigrazione soprattutto verso il Nord Italia, pur conservando una struttura economica più solida rispetto al resto del Mezzogiorno.

Nel 1980 la regione fu sconvolta da un terremoto che colpì alle ore 19:34 di domenica 23 novembre: una forte scossa di magnitudo 6,9 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi con un ipocentro di circa 30 km di profondità, devastò un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture. Tra i comuni più duramente colpiti vi furono quelli di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, Calabritto, Senerchia e altri paesi limitrofi.[44] Non mancarono però effetti del sisma anche in tutta l'area centro meridionale della penisola, compreso Napoli.

Nel 1994, infine, iniziò la crisi dei rifiuti in Campania e l'intera regione versa in uno stato di emergenza relativo allo smaltimento ordinario dei rifiuti solidi urbani. Lo stato di emergenza è poi cessato ufficialmente dopo oltre 15 anni, sulla base di un decreto legge approvato dal governo italiano il 17 dicembre 2009 che ha decretato il termine dello stato di emergenza e del commissariamento straordinario.[45]

Onorificenze

Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi dell'art.5, comma 5, del D.P.C.M. 19 dicembre 2008.

Geografia fisica


Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Campania e Zone altimetriche d'Italia.

La Campania è prevalentemente collinare (50,8%), il 34,6% di essa è montuosa e il 14,6% pianeggiante.

Alburno, Cervati

I confini dei territori che compongono l'attuale regione Campania hanno subìto modifiche (talora drastiche) più volte nel corso della storia. Parte del Cilento per esempio, anticamente faceva parte della Lucania, mentre fino al 1927, i territori della provincia di Caserta comprendevano anche i circondari di Sora e Gaeta, oltre che le isole Ponziane, prima che per volontà di Mussolini venissero inglobati nei territori dell'odierno Lazio, sciogliendo così la storica Campania felix.

Subregioni

La regione, al di là della suddivisione amministrativa, include quattro aree storicamente, culturalmente e morfologicamente diverse tra loro. Partendo da nord, le subregioni sono: la Terra di Lavoro, il Sannio, l'Irpinia e il Cilento.

Terra di Lavoro

La Terra di Lavoro è una regione storico-geografica legata alla Campania, ma suddivisa tra Lazio (corrispondente ai Circondari di Sora e di Gaeta), Molise (corrispondente all'hinterland di Venafro) e Campania (corrispondente alla piana campana).[46][47]

Un primo ridisegno della Terra di Lavoro avvenne nel 1806 con l'istituzione della provincia di Napoli durante il dominio francese, la seconda invece nel 1927 durante il regime fascista, che ne sancì la definitiva soppressione.

Le motivazioni non sono ben chiare, tuttavia l'ipotesi (che non ha mai trovato riscontri oggettivi) vuole che la soppressione di Terra di Lavoro avrebbe dato a Napoli un respiro territoriale e ne avrebbe esaltato il ruolo di "perla del Mediterraneo", che il regime voleva propagandisticamente esaltare.[46][48]

Con l'avvento del primo governo post-bellico presieduto da Ivanoe Bonomi, gran parte del territorio di Terra di Lavoro costituirà quella che è la Provincia di Caserta, istituita l'11 giugno 1945.[48]

Sannio

Il Sannio è una regione storica-geografica dell'Italia centro-meridionale, abitata dal popolo dei Sanniti (in osco Safineis) tra il VII-VI secolo a.C. e i primi secoli del I millennio d.C.. Il territorio era in massima parte nella zona appenninica, fra l'Abruzzo, il Molise, la Campania, la Lucania e la Puglia. La subregione, in Campania, comprende il versante meridionale dei monti del Matese (Sannio Alifano in provincia di Caserta), e l'intera provincia di Benevento.

Irpinia

L'Irpinia, facente parte della più vasta regione storica del Sannio, è una regione storico-geografica che comprende gran parte della provincia di Avellino; confina a nord con la provincia di Benevento, ad ovest con l'Agro Nolano-Acerrano e l'Agro nocerino sarnese, a sud con la provincia di Salerno e ad est con il Vulture e la Daunia. La regione si estende sulla parte centro-orientale della Campania, non ha sbocco al mare e presenta un territorio prevalentemente montuoso. Il territorio, articolato in valli ed alture, presenta un clima rigido d'inverno, con precipitazioni a carattere nevoso, e relativamente mite d'estate.

Cilento

Il Cilento è una subregione montuosa della Campania che si protende come una penisola tra i golfi di Salerno e di Policastro, nella zona meridionale della regione, dichiarata dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità. Anticamente il Cilento era parte della Lucania (insieme con il Vallo di Diano e il golfo di Policastro). Nel Cilento si collocano 11 tra le 12 bandiere blu che la regione detiene[49], Importanti resti archeologici come i templi di Paestum ed importanti luoghi culturali ed artistici come la Certosa di San Lorenzo. Lungo la costa, oltre ad altri punti suggestivi, c'è la nota Baia degli Infreschi. Tra gli altri siti, vi si trovano anche gli scavi di Velia, l'antica Elea. Infine, quasi tutta l'area cilentana (180.000 ettari), nel 1991 è divenuta parco nazionale. Nel Vallo di Diano, che insieme agli Alburni ed al Cilento formano il parco nazionale, si trovano le grotte di Pertosa ovvero le grotte dell'Angelo di Pertosa-Auletta.

Rilievi e colline

Tra i rilievi si possono distinguere la dorsale appenninica centrale, decorrente da nord-ovest a sud-est e comprendente diversi massicci (Matese, monti Trebulani, Taburno, Avella, Tuoro, Terminio, Cervialto, Alburno, Cervati), seguita verso est da una zona concava (Benevento, San Giorgio del Sannio, Apice) e, ancora più oltre, da una serie di altipiani più o meno profondamente incisi (Montecalvo, Savignano, Ariano Irpino). Nella zona litorale si ergono massicci di origine vulcanica (Somma-Vesuvio, Campi Flegrei, Roccamonfina) e di origine sedimentaria (Monti Lattari e Monte Massico).

Persino il capoluogo di regione, pur affacciandosi sul mare, si struttura su diverse colline. Le principali sono quella di Posillipo, quella del Vomero, quella dei Camaldoli e quelli Aminei.

Pianure

Di tutta la regione, circa solo un quinto è formato dalle pianure. Le principali sono localizzate essenzialmente nel casertano e lungo la costiera cilentana. Le pianure più importanti sono: a nord quella del fiume Garigliano e quella del fiume Volturno; quest'ultima confina a sud con il solco del fiume Sarno e costituisce la Pianura Campana propriamente detta, fertile ed intensamente popolata. Ricordiamo, inoltre, la pianura del fiume Sele a sud, formante la piana di Paestum e la pianura di Salerno. Più a est vi è il Vallo di Diano, che si distende tra i massicci dell'Alburno, del Cervati e dei Monti della Maddalena, attraversato dal fiume Tanagro che in origine era un grande lago pleistocenico.

Coste e isole

Lo stesso argomento in dettaglio: Arcipelago Campano.

Le coste campane, incluse quelle delle isole del golfo di Napoli, hanno una lunghezza complessiva di circa 500 km[50] e sono tutte bagnate dal mar Tirreno. Tra le tre province che si affacciano sul mare, quella di Caserta è l'unica che lo fa interamente in pianura. In provincia di Napoli invece, su 225 km di costa solo il 31% è basso. Diverso il discorso per la provincia di Salerno che si divide a metà con il 47% delle coste basse.

Tra le coste più importanti e famose, per natura, bellezza e cultura, ci sono quelle della penisola sorrentina e la cilentana. La penisola sorrentina, è un territorio attraversato all'interno dai monti Lattari e proteso verso il mar Tirreno. Amministrativamente è appartenente per metà alla città metropolitana di Napoli e per l'altra metà alla provincia di Salerno. Il versante che si affaccia sul golfo di Napoli costituisce la costiera sorrentina, quello che si affaccia sul golfo di Salerno, invece, forma la costiera amalfitana.

L'arcipelago Campano è composto da tre isole principali: Ischia, Capri e Procida, famose in tutto il mondo per le loro bellezze naturali e da altre due isole minori, Vivara (collegata a Procida da un ponte) e Nisida (collegata al continente).

Coste

Le più importanti coste sono queste:

Costiera sorrentina

La costiera sorrentina è una costiera appartenente alla penisola sorrentina che si affaccia sul versante che dà al golfo di Napoli. Data la bellezza paesaggistica, storica, culturale della costa e data la sua rilevanza gastronomica, la stessa è intensamente sfruttata per fini turistici. I comuni che costituiscono la costa sono sette: (da sud verso nord) Massa Lubrense, di cui fa parte Sant'Agata sui due golfi con il panoramico monastero del Deserto, Sorrento, Sant'Agnello, Piano di Sorrento, Meta, Vico Equense e Castellammare di Stabia.

Costiera amalfitana

La costiera amalfitana è uno dei tratti di costa più famosi al mondo, simbolo dell'Italia all'estero ed uno dei punti d'eccellenza del turismo nazionale. Delimitato ad ovest da Positano e ad est da Vietri sul Mare e divenuta, nel 1997, patrimonio dell'umanità UNESCO, la costa prende il nome dalla città che costituisce il cuore della stessa, non solo geograficamente ma anche storicamente: Amalfi. I comuni che fanno parte della costa sono quattordici: Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Corbara, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti e Vietri sul Mare. Poco dopo la Punta della Campanella, nel Golfo di Salerno, tra le varie insenature, si trova la rinomata baia di Iéranto, bene del FAI.

Costiera cilentana

La costiera cilentana comprende il tratto di costa che va dal golfo di Salerno a quello di Policastro ed è un tratto di costa molto noto per la sua bellezza naturalistica. Delle dodici bandiere blu regionali, ben dieci appartengono a questa costa. I comuni (o frazioni) che ve ne fanno parte sono: Agropoli, Ascea (con Velia e Marina di Ascea), Camerota (con Marina di Camerota), Capaccio-Paestum (con Paestum, Laura, Licinella e Torre Kernot), Casal Velino (con Marina di Casalvelino), Castellabate (con Santa Maria, San Marco, Licosa ed Ogliastro Marina), Centola (con Palinuro), Ispani (con Capitello), Montecorice (con Agnone Cilento e Case del Conte), Pisciotta (con Caprioli e Marina di Pisciotta), Pollica (con Acciaroli e Pioppi), San Giovanni a Piro (con Scario), San Mauro Cilento (con Mezzatorre), Santa Marina (con Policastro Bussentino), Sapri e Vibonati (con Villammare).

Isole

Capri

L'isola di Capri è un'isola nel golfo di Napoli. Situata di fronte alla costiera sorrentina, è celebre per la sua bellezza sin dai tempi dell'antica Grecia. L'isola è, a differenza delle vicine Ischia e Procida, di origine carsica. Inizialmente era unita alla penisola sorrentina, successivamente è stata sommersa in parte dal mare e separata quindi dalla terraferma, dove si trova lo stretto di Bocca Piccola. Capri presenta una struttura morfologica complessa, con cime di media altezza (Monte Solaro 589 m e Monte Tiberio 334 m) e vasti altopiani interni, tra cui il principale è quello detto "di Anacapri".

Ischia

L'isola d'Ischia con i suoi 46 km² di superficie e i circa 61 000 abitanti è la terza isola più popolosa d'Italia. Dal punto di vista amministrativo si divide in sei comuni: Barano d'Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Ischia, Lacco Ameno, Serrara Fontana, anche se è stata presentata una proposta di legge regionale di iniziativa popolare per poter giungere ad un Comune Unico dell'Isola d'Ischia, da realizzarsi attraverso un referendum popolare; si è in attesa della sua indizione da parte della Regione Campania, anche se non vi è alcun obbligo in merito.

Dal punto di vista strettamente naturale l'isola presenta diverse peculiarità, dovute anche alla sua origine vulcanica, che tra l'altro ha reso possibile lo sviluppo di una fiorente attività economica, legata al turismo sia esso turismo termale, che turismo balneare. Il Monte Epomeo, è la cima più alta dell'isola d'Ischia con i suoi 789 metri. Per raggiungerlo si può arrivare sino alla località detta Fontana e poi si deve proseguire a piedi sino alla vetta o, come usavano i contadini di un tempo, a dorso di un asino. In prossimità della vetta in tufo verde vi sono i resti di un eremo e la chiesetta dedicata a S. Nicola di Bari. Dalla cima si può ammirare uno scenario di incomparabile bellezza che va da Capri, a Ponza, Gaeta, Napoli, il Vesuvio, i Monti Lattari e la penisola sorrentina. Il 24 Agosto 2017 l'isola fu colpita da un terremoto localizzato nella zona del Maio, parte alta del Comune di Casamicciola, causando una vittima e circa 3000 sfollati a causa degli ingenti danni alle abitazioni nella zona dell'epicentro ma, come già avvenuto nel sisma del 1883, lasciando intatto tutto il resto dell'isola, che ha attuato una rapida ripresa dell'attività turistica.

Li Galli

Il Li Galli è un arcipelago appartenente al comune di Positano ubicato pochi chilometri a sud della penisola sorrentina e costituito da tre isole tutte disabitate: Gallo Lungo, La Rotonda e Dei Briganti a nord della Rotonda (nota come Castelluccio o La Castelluccia).

Megaride

L'isolotto di Megaride è una piccola isola di Napoli che fu di fatto il primo nucleo greco insediatosi in città. Lo sbarco avvenne intorno al IX secolo a.C. costituendo prima la città di Parthenope e solo dopo il V secolo a.C., spostatosi nella zona interna della città, si costituì la Nea Polis. Domina sull'isolotto il Castel dell'Ovo (costruito in epoca romana come villa) e nell'area circostante ad esso sorge il borgo Marinari, caratterizzato da casette e ristoranti. L'isolotto di Megaride, infine, secondo una leggenda greca, vedrebbe sepolta al suo interno il corpo della sirena Parthenope, lasciatasi morire subito dopo il rifiuto di Ulisse.

Nisida

Nisida (dal greco Nisida, piccola isola) è una piccola isola appartenente all'arcipelago delle isole Flegree, posta a pochissima distanza dalle coste di Capo Posillipo, all'interno del territorio della città di Napoli. Il suo "status" di isola, anticamente pacifico, viene contestato dai cittadini perché è collegata alla terraferma da un ponte di pietra, che a sua volta ha "preso con sé" un altro isolotto.

Procida

L'isola di Procida con i suoi 3,7 km² è la terza in termini di superficie dell'arcipelago campano. Il suo territorio rientra nel comune omonimo insieme alla piccola Vivara. Procida dista dalla costa solo 3,4 km ed è collegata con Vivara mediante un ponte. La sua formazione è dovuta probabilmente all'eruzione di una moltitudine di vulcani appartenenti alla regione dei Campi Flegrei separati dalle sue coste dal canale di Procida, il suo rilievo principale è in realtà una modesta collina chiamata Terra Murata (91 m.s.m.). La gran parte del suo litorale è compreso nell'area marina protetta Regno di Nettuno.

Vivara

L'isola di Vivara è una piccola isola del golfo di Napoli situata a poca distanza dalle isole di Procida e Ischia e appartenente al gruppo delle isole Flegree. L'isola misura circa 0.4 km² e ha un perimetro di circa 3 km con una forma a mezzaluna; il rilievo più elevato misura 110 metri sul livello del mare ed è situato nel centro dell'isola. Vivara è sottoposta alla giurisdizione amministrativa del Comune di Procida, cui è collegata da un sottile ponte. È disabitata ed è una riserva naturale statale, parte del parco regionale dei Campi Flegrei. Tutto il suo litorale è inoltre compreso nell'area naturale marina protetta da Regno di Nettuno. I punti estremi sono la punta di Mezzogiorno a Sud e la punta Capitello a Nord, rivolta verso l'isola di Procida. La punta d'Alaca, ad Ovest, definisce il punto più stretto del canale d'Ischia, mentre tutta la costa orientale, ripida e scoscesa, viene chiamata La Carcara.

Idrografia

Laghi

I laghi della Campania sono diversi ma quasi tutti, ad eccezioni di qualcuno, di piccole dimensioni. I più importanti sono sicuramente il lago di Conza, il Lago Laceno e il Lago San Pietro per quanto riguarda l'area dell'avellinese; i laghi di lago Falciano e Matese per quanto riguarda il casertano; il lago d'Averno (di origine vulcanica), il lago Lucrino, il lago Fusaro, il lago Miseno e il lago Patria nel napoletano e il lago di Telese nel beneventano; non sono presenti bacini lacustri significativi nel salernitano.

Fiumi

La Campania è solcata da pochi corsi d'acqua, dei quali molti hanno un corso tortuoso, con ripide gole tra i vari massicci della regione. Il fiume Volturno è quello più importante e più lungo (circa 170 km) dell'Italia meridionale. Le sue acque sono impiegate per la pesca, l'irrigazione, la nautica sportiva e la produzione di energia idroelettrica. La principale località attraversata è la città di Capua, anticamente attrezzata con un porto fluviale che la metteva in comunicazione con il Mar Tirreno e le altre città della costa. Il secondo fiume della Campania e del mezzogiorno è il Sele (lungo 65 km). Esso taglia in lungo l'intera area del salernitano. I principali affluenti di questo corso d'acqua sono il Tanagro ed il Calore Lucano. Il primo è lungo circa 100 km mentre il secondo è lungo 70 km. Se si escludono il Fortore, il Cervaro e l'Ofanto, che terminano nell'Adriatico, tutti gli altri principali corsi d'acqua della Campania sfociano nel Tirreno.

Altri fiumi minori della Campania sono il Sarno, l'Alento, il Bussento, il Mingardo, il Picentino, il Tusciano, il Lambro, il Tammaro, il Calore Irpino, e il canale dei Regi Lagni.

Aree naturali protette

Lo stesso argomento in dettaglio: Aree naturali protette della Campania.

Le aree naturali protette della Campania occupano un territorio pari al 25% dell'intera superficie regionale e coprono per lo più il piano montano o collinare, salvo in rare eccezioni come nella valle del Sele e del Volturno[51]

Di queste aree fanno parte due parchi nazionali: il Parco nazionale del Vesuvio ed il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, quest'ultimo importante per la sua vastità (infatti è parco di tutta la regione) e per la presenza della celebre Primula palinuri.

Altri importanti parchi sono: il parco regionale Monti Picentini, il parco regionale del Partenio, il parco regionale del Matese, il parco regionale del Taburno - Camposauro, il parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano, il parco regionale dei Campi Flegrei, il parco regionale dei Monti Lattari.

Tra le riserve naturali si distinguono: la riserva naturale Cratere degli Astroni, riserva naturale Castelvolturno.

Le oasi principali sono invece: l'oasi naturale del Monte Polveracchio, l'oasi naturale Bosco Camerine, l'oasi naturale Valle della Caccia.

Tra le aree marine protette abbiamo: l'area naturale marina protetta Punta Campanella, il parco sommerso di Gaiola, il parco sommerso di Baia, tutte nella città metropolitana di Napoli.

Clima

La Campania può essere suddivisa in due zone climatiche: la zona a clima mite, influenzata dalla presenza del mare, che comprende la costa del casertano, il napoletano e la costa del salernitano (insieme naturalmente all'arcipelago) dove si possono sentire maggiormente i benefici del mare; e la zona a clima più rigido, che comprende le zone interne dove si nota l'aumento della presenza della montagna: infatti in inverno nelle zone montuose si registrano temperature rigide, ed anche nelle valli non mancano gelate e banchi di nebbia, talvolta accompagnate da nevicate che si fanno sempre più copiose man mano che ci si addentra nell'entroterra e si sale di altezza. In estate si possono raggiungere temperature elevate e vi sono giornate di pieno Sole, tuttavia le caratteristiche orografiche e l'influenza benefica del mare, rendono il caldo maggiormente sopportabile.

Dal punto di vista precipitativo, gran parte della regione risulta esposta ai venti umidi atlantici per la relativa vicinanza della dorsale appenninica alla fascia costiera. Ne conseguono valori piuttosto abbondanti anche lungo le coste (media attorno ai 1.000 mm annui, salvo alcuni valori leggermente inferiori lungo il litorale casertano), mentre i valori minimi di pioggia si registrano paradossalmente nel più lontano entroterra al di là dello spartiacque appenninico: quest'ultimo tende a far salire ad ovest fino a 2.000 mm i valori pluviometrici di alcune località dell'Irpinia, mentre oltre lo spartiacque ad est (nelle zone confinanti con la Puglia) si scende bruscamente fino a 600–700 mm. Negli ultimi anni stanno diventando sempre più frequenti fenomeni meteorologici estremi come alluvioni e trombe d'aria. Si ricorda l'alluvione del Sarno (fiume che scorre interamente nel territorio regionale) del maggio 1998 e della tromba d'aria che colpì la zona della provincia di Caserta il 12 marzo 2018 che , fu talmente forte e devastante che si è potuto definirlo un vero e proprio tornado. Non a caso la Campania è una delle regioni più piovose d'Italia preceduta da Liguria e Friuli Venezia-Giulia. Questi fenomeni sono dovuti esclusivamente all'innalzamento delle temperature del Mar Mediterraneo , specialmente nella fascia tirrenica , dove si formano più frequentemente celle temporalesche.

Geologia


Lo stesso argomento in dettaglio: Vesuvio, Solfatara di Pozzuoli e Bradisismo flegreo.

La Campania è una regione molto variegata nella sua conformazione morfologica. Caratterizzata dalla catena montuosa degli Appennini e da distese collinari nel suo interno. Le zone pianeggianti sono distribuite principalmente nell'area del casertano e nella provincia di Salerno.

In Campania sono presenti sei importanti centri vulcanici: il celebre Vesuvio con il Monte Somma, il Roccamonfina, al confine tra Lazio e Campania, i Campi Flegrei, il complesso vulcanico dell'isola di Ischia e Monte Epomeo con i vulcani di Procida e Vivara ed infine i vulcani marini situati sul fondale del golfo di Napoli. Nel corso della storia, le attività di questi vulcani hanno determinato la struttura morfologica della regione e dell'intero paese; in particolar modo c'è da sottolineare l'importanza che hanno avuto in tal senso le eruzioni dei Campi Flegrei.

Secondo i dati offerti dalla protezione civile italiana, la Campania è una regione a medio-alto rischio sismico[52]. Tra i più distruttivi e gravi eventi che si sono registrati, va ricordato su tutti il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980, che con un magnitudo momento di circa 6,9[53], causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti[54].

La regione, in particolare l'area flegrea, infine è caratterizzata anche da diversi eventi di bradisismo.

Vesuvio

Il Vesuvio è un vulcano esplosivo attivo (in stato di quiescenza) situato in Campania nel territorio dell'omonimo parco nazionale. È alto 1281 m.e sorge all'interno di una caldera di 4 km di diametro. La caldera rappresenta ciò che resta dell'ex edificio vulcanico (Monte Somma) dopo la grande eruzione del 79 d.C., eruzione che ha creato la caldera dove poi si è formato il Vesuvio. Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma-Vesuviano.

È situato leggermente all'interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del centro di Napoli. A ridosso del Vesuvio si sono creati nel tempo centri abitati sempre più fittamente urbanizzati. Ciò ha creato un problema in caso di eruzione del vulcano. I suddetti comuni, ufficialmente esposti a maggior rischio da eruzione, costituiscono zona rossa e si estendono per circa 200 km².

Oltre al percorso che porta al cratere e ad altri percorsi del parco nazionale, c'è anche l'osservatorio vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico al mondo, fondato da Ferdinando II di Borbone, diventato museo e sede di uno degli osservatori campani.

Campi Flegrei

I Campi Flegrei sono una vasta area vulcanica situata a nord-ovest della città di Napoli, includendo anche una parte di essa (Fuorigrotta, Soccavo, Posillipo, Pianura ed Agnano) ed includendo le isole di Ischia, Procida e Vivara. La parola "flegrei" deriva dal greco flègo che significa "brucio", "ardo". Da qui si capisce che l'area è caratterizzata dalla forte presenza di vulcani che ne determinano un'enorme rilevanza storica, paesaggistica e territoriale. Di particolare interesse è la solfatara di Pozzuoli, cratere attivo dove si manifestano potenti fumarole che erompono i loro vapori sulfurei ad oltre 160 °C. Da rilevare anche il Lago d'Averno, anch'essa una caldera vulcanica considerata dagli antichi l'entrata all'oltretomba e le numerose sorgenti di acque termali che vi sgorgano. Famosissime le terme di Ischia, di Agnano e di Pozzuoli.

Società


Evoluzione demografica

Lo stesso argomento in dettaglio: Demografia della Campania.

Con i suoi circa 6 milioni di abitanti, la Campania è la terza regione più abitata d'Italia, ed è quella con la densità abitativa più alta (432 ab/km²). Nonostante ciò gli squilibri nella distribuzione degli abitanti sul territorio regionale sono altissimi: le province di Avellino e Benevento hanno approssimativamente 156 e 139 ab/km²; quella di Salerno 222 ab/km², mentre Caserta 333 ab/km². La più alta densità abitativa si registra però nella città metropolitana di Napoli con oltre tre milioni di abitanti è una delle più popolose d'Europa, la sua densità abitativa, pari a circa 2.671 ab/km², è la più elevata tra le città metropolitane d'Italia e tra le prime del vecchio continente. L'intero territorio metropolitano, è chiamato dagli urbanisti Grande Napoli. Il secondo comune della regione é Salerno, seguito da Giugliano, che è il comune non capoluogo più popoloso d'Italia.

La Campania è la seconda regione per natalità d'Italia, nonché tra le più giovani d'Italia.

La speranza di vita degli abitanti campani risulta essere poco sotto la media nazionale. Nonostante ciò, l'ascesa che si è avuta è andata di pari passo con quella delle altre regioni d'Italia. Dati ISTAT stimano che per gli uomini la speranza di vita è di 77.9 anni contro i 78.6 del resto del paese, mentre per le donne la speranza di vita è di 83.6 anni contro gli 84.1 anni della media nazionale.[55]

Comuni più popolosi

Di seguito vengono riportati i comuni della Regione con più di 50 000 abitanti.

Pos. Stemma Comune Area Popolazione
31-12-2019
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Napoli  Napoli 962 589 117,27 8 208,31 17
Salerno  Salerno 132 702 59,86 2 217,24 4
Giugliano in Campania  Napoli 125 058 94,62 1 321,69 97
Torre del Greco  Napoli 83 987 30,63 2 741,98 43
Pozzuoli  Napoli 80 074 43,44 1 843,32 28
Casoria  Napoli 76 205 12,13 6 282,36 60
Caserta  Caserta 74 450 54,07 1 376,92 68
Castellammare di Stabia  Napoli 65 300 17,81 3 666,48 6
Afragola  Napoli 64 354 17,9 3 595,2 43
10º Marano di Napoli  Napoli 59 576 15,64 3 809,21 151
11º Acerra  Napoli 59 525 54,71 1 088,01 26
12º Benevento  Benevento 58 794 130,84 449,36 135
13º Portici  Napoli 53 724 4,52 11 885,84 29
14º Avellino  Avellino 53 640 30,55 1 755,81 348
15º Cava de' Tirreni  Salerno 52 564 36,53 1 438,93 180
16º Ercolano  Napoli 52 273 19,89 2 628,1 44
17º Aversa  Caserta 51 925 8,73 5 947,88 39
18º Battipaglia  Salerno 50 780 56,85 893,23 72

Comuni meno popolosi

Di seguito vengono riportati i comuni con meno di 500 abitanti della regione.

Pos. Stemma Comune Provincia Popolazione
(31-12-2019)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
550º Valle dell'Angelo  Salerno 225 36,6 6,15 620
549º Petruro Irpino  Avellino 289 3,14 92,04 500
548º Serramezzana  Salerno 292 7,23 40,39 520
547º Cairano  Avellino 297 13,81 21,51 770
546º Campora  Salerno 368 29,15 12,62 525
545º Montaguto  Avellino 373 18,38 20,29 730
544º Romagnano al Monte  Salerno 377 9,67 38,99 650
543º Ciorlano  Caserta 389 28,65 13,58 330
542º Santomenna  Salerno 414 8,92 46,41 540
541º Ginestra degli Schiavoni  Benevento 439 14,79 29,68 540
540º Sacco  Salerno 454 23,66 19,19 610
539º Rocchetta e Croce  Caserta 455 13,01 34,97 459
538º Chianche  Avellino 459 6,61 69,44 356

Lingue e dialetti

A differenza dell'italiano, la lingua napoletana non ha valore ufficiale in Campania, ma ha comunque rivestito un ruolo importante nella storia e nella cultura regionale e meridionale in genere (è stata, tra l'altro, anche lingua coufficiale del regno di Napoli – accanto al latino – sia pure soltanto dal 1442 al 1501)[56]. Parallelamente alla lingua napoletana ma indipendentemente da essa si sono inoltre sviluppati i dialetti campani, appartenenti al gruppo meridionale intermedio e suddivisi in quattro idiomi principali:

Minoranze etno-linguistiche

In Campania è presente anche una comunità della numerosa minoranza etnica e linguistica albanese d'Italia (detta Arbëreshë). La comunità è in provincia di Avellino, ed è il comune di Greci (Katundi). Il paese albanese ha nei secoli preservato i connotati etnici, linguistici, religiosi e culturali specifici degli arbëreshë e mantiene le proprie tipicità etniche che la diversificano dalla cultura circostante. Un tratto molto importante, il principale, è la lingua albanese (arbërisht) parlata dall'intera comunità.

Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2019 risultano residenti in Campania 266 753 cittadini stranieri. Le comunità di cittadini stranieri formate da almeno 1 000 membri sono:

Popolazione straniera residente in Campania al 31 dicembre 2019 (etnie con più di 1.000 abitanti)
Posizione Nazione di provenienza Numero di abitanti
1  Ucraina 43 397
2  Romania 42 850
3  Marocco 23 167
4  Sri Lanka 18 598
5  Cina 13 152
6  Bangladesh 11 051
7  Polonia 9 340
8  Nigeria 8 577
9  India 8 272
10  Bulgaria 8 135
11  Albania 7 530
12  Pakistan 7 497
13  Senegal 4 814
14  Ghana 4 812
15  Filippine 3 958
16  Algeria 3 777
17  Russia 3 695
18  Tunisia 3 496
19  Brasile 2 474
20  Rep. Dominicana 2 357
21  Burkina Faso 2 233
22  Gambia 2 052
23  Mali 1 846
24  Costa d'Avorio 1 827
25  Moldavia 1 430
26  Cuba 1 401
27  Germania 1 093
28  Capo Verde 1 079
29  Regno Unito 1 067
30  Guinea 1 053
31  Perù 1 002
Popolazione straniera per provincia al 31 dicembre 2019
Provincia Stranieri % sulla popolazione totale
Avellino 13 993 3,38%
Benevento 10 042 3,66%
Caserta 49 950 5,41%
Napoli 135 594 4,39%
Salerno 57 174 5,23%
Campania 266 753 4,61%

Qualità della vita

Lo stesso argomento in dettaglio: Camorra ed Emergenza rifiuti in Campania.

Secondo gli studi fatti da Il Sole 24 ore nel 2019 sulla qualità della vita nelle 107 province italiane [tenendo conto dei seguenti indicatori: tenore di vita; servizi ambiente salute; affari e lavoro; ordine pubblico; popolazione (numero di abitanti per chilometro quadrato); tempo libero], le province campane si trovano tutte tra gli ultimi posti della classifica: Benevento al 75º, Avellino all'83º, Salerno all'85º, Caserta al 93° e Napoli (fanalino di coda della regione) al 105º.

Nella classifica del benessere, sempre de Il Sole 24 ore, che tiene conto del Bil, le cinque province campane risultano tutte al di sotto della media italiana (che si assesta ad un valore pari a 100), con Benevento che è la più alta in classifica nella regione, al 66º posto (punteggio 94,5), seguita da Avellino al 69º (punteggio 92,9), Salerno al 74º (punteggio 88,6) e, molto distaccate, Caserta al 99º posto (punteggio 51,9) e Napoli al 101º (punteggio 46,9).[57]

Un problema gravissimo che ha interessato l'area napoletana e alcune zone del casertano è stata l'emergenza rifiuti. Nata nel 1994, cessata nel 2009 con decreto legge, gli effetti negativi della stessa che ha provocato sull'ambiente e sull'economia si sono ripercossi anche negli anni successivi.

La raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto nel 2010 almeno il 50% per 160 comuni campani. I comuni più virtuosi in questo senso erano quello di Roccagloriosa (SA) con il 93,6%, Atena Lucana (SA) con il 93,20% e Chiusano di San Domenico (AV) con l'85,11%. Tra i capoluoghi di provincia, invece, la raccolta differenziata raggiungeva il 69,7% a Salerno, il 65% a Benevento, il 57,6% ad Avellino, il 43,7% a Caserta e il 21,8% a Napoli.

Il professor Paul Connett, ideatore della strategia Rifiuti Zero, in visita a Salerno ed ai suoi impianti nel dicembre 2011, ha riconosciuto la città di Salerno come un modello nella gestione dei rifiuti.[58]

La Campania è la regione italiana con il più basso tasso di suicidi (2,6 per 100.000 abitanti nel 2007 rispetto ad una media nazionale di 5,6)[59].

Per il 2017, in base alle statistiche di Legambiente e Ambiente Italia (classifica stipulata per decretare la città più verde d'Italia) i capoluoghi campani erano nelle seguenti posizioni:

Benevento Avellino Salerno Napoli Caserta
Aria, acqua Biossido di Azoto NO2 16 40 83 77 90
Consumo di acqua 30 104 72 65 104
Depurazione 1 94 94 65 52
Dispersione della rete 51 104 89 70 104
Ozono 17 25 1 59 1
PM10 89 17 18 65 98
Mobilità Aree pedonali 11 34 32 25 82
Incidentalità stradale 3 32 33 5 6
Percorrenza annua per abitante 45 19 36 14 45
Piste ciclabili 32 90 91 89 94
Tasso di motorizzazione 52 46 16 12 29
Trasporto pubblico, domanda 45 13 26 11 45
Rifiuti, energia Raccolta differenziata 25 80 34 79 57
Rifiuti 5 39 20 60 31
Solare 40 21 37 86 12
Verde Urbano 104 104 39 59 104
Classifica Totale 35 43 62 86 95

Politica


Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti della Campania.

Il presidente della Regione Campania in carica è Vincenzo De Luca, eletto il 31 maggio 2015. Fa parte della lista PD.

Comunità montane

Suddivisione amministrativa

Lo stesso argomento in dettaglio: Giunta regionale della Campania.

Dal 1º gennaio 1948, ex art. 131 della nostra vigente Costituzione, la Campania è una regione ad autonomia ordinaria della Repubblica Italiana, ma solo con la legge n. 281 del 1970 furono attuate le sue funzioni.

Dal punto di vista amministrativo, la Campania è suddivisa in 4 province e una città metropolitana:

Stemma Area Mappa Comuni Abitanti
(28-2-2017)
Maschi Femmine Superficie
(km²)
Densità
(ab./km²)
% Popolazione
Regionale
Sito Istituzionale
Città metropolitana di Napoli 92 3 104 498 1 505 995 1 598 503 1 179 2 633 53,2 Napoli
Provincia di Salerno 158 1 103 245 539 239 564 006 4 954 223 18,9 Salerno
Provincia di Caserta 104 923 372 451 709 471 663 2 651 348 15,8 Caserta
Provincia di Avellino 118 422 938 207 488 215 450 2 806 151 7,3 Avellino
Provincia di Benevento 78 279 279 136 633 142 646 2 080 134 4,8 Benevento
Campania 550 5 833 332 2 841 064 2 992 268 13 671 427 100 Campania

La provincia più estesa, nonché quella con il maggior numero di comuni è la provincia di Salerno, che è anche la più popolosa esclusa la città metropolitana di Napoli. La provincia di Caserta è invece, esclusa ovviamente sempre la Città Metropolitana di Napoli, quella con la più alta densità di popolazione.

Economia


Nel complesso la Campania appare una regione dalle enormi potenzialità economiche, che sono in parte frenate dalla criminalità organizzata, dalla corruzione che da essa ne consegue[60] e dagli scompensi della struttura insediativa, a cui si aggiungono le tensioni sociali a Napoli per via del disordine urbanistico e della carenza di servizi.

Dopo un periodo di crisi economica e finanziaria cominciato nel 2008[61] e durato quasi un decennio, nel biennio 2015-2016 l'economia campana è uscita dalla recessione e ha cominciato a riprendersi grazie soprattutto all'industria, ma anche al turismo e ai servizi in genere.[62]

La Campania fa parte dell'obiettivo convergenza dell'Unione europea, il quale intende promuovere uno sviluppo economico locale per portare la regione dentro i "criteri economici" comunitari: assieme a essa fanno parte dell'obiettivo anche gran parte delle restanti regioni del sud Italia (inclusa la Sardegna), con le sole eccezioni per Molise, Abruzzo e Basilicata (quest'ultima facente parte dell'obiettivo phasing out[63]).

Nel 2020 la regione risulta come la prima in Europa per quanto riguarda la percentuale di popolazione a rischio di povertà (41,4%) secondo il rapporto Regional Yearbook 2020 dell'Eurostat.[64]

Disoccupazione

Il tasso di disoccupazione, al 23,8% nel 1998[65] e leggermente superiore al 15% nel 2007,[66] ha raggiunto il 20.4% nel 2018, uno dei più alti in Italia.[67][68]

Anno 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018
Disoccupazione
(in %)
12.8% 11.2% 12.5% 12.9% 13.9% 15.4% 19.2% 21.5% 21.7% 19.8% 20.4% 20.9% 20.4%

PIL

La regione è al settimo posto in Italia per PIL totale più elevato (circa 107 milioni di euro nel 2019, valore più alto del Mezzogiorno), ma occupa la diciottesima posizione per quanto riguarda il reddito pro capite (18.200 euro nel 2019, pari al 63,9% della media nazionale). Nel 2016 nella regione si è registrata la maggiore crescita del PIL con un incremento del +2,4%.[69]

Nel rapporto di Unioncamere del 2007, la provincia di Avellino risultava essere la provincia con il PIL procapite più alto della regione, con un valore di 19.000 euro, mentre la provincia di Caserta registrava i valori più bassi, con un PIL procapite di 11.036 euro[70].

Di seguito la tabella che riporta il PIL e il PIL pro-capite[71] prodotti nella regione dal 2000 al 2009:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2017
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
75.355,0 80.100,0 84.349,4 86.288,4 89.691,0 91.211,0 94.353,0 98.086,3 98.114,4 95.087,0 106.340,0
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
13.190,8 14.040,8 14.764,0 15.025,8 15.531,7 15.753,2 16.294,2 16.909,1 16.886,0 16.322,3 18.214,5

Di seguito la tabella che riporta il PIL[71], prodotto ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, e suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 2.283,1 2,42% 1,84%
Industria in senso stretto € 9.606,0 10,18% 18,30%
Costruzioni € 5.874,6 6,23% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 20.486,2 21,71% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 20.290,7 21,51% 24,17%
Altre attività di servizi € 24.158,3 25,6% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 11.654,2 12,35%% 10,76%
PIL Campania ai prezzi di mercato € 94.353,0

Settore primario

Agricoltura

Sono cinque i prodotti agricoli cui è riconosciuto il marchio IGP: il Carciofo di Paestum, le mele annurche, la Castagna di Montella, la Nocciola di Giffoni e il Limone Costa d'Amalfi.

La Campania è tra le regioni che più partecipa alla formazione del reddito agricolo nazionale ed è tra le regioni italiane con più prodotti agroalimentari riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali[72]. L'alta fertilità del territorio sussiste per la cospicua presenza di terreni vulcanici e la stessa è pressoché distribuita equamente in tutta la regione. Tuttavia le zone interne sono scarsamente produttive,[73] mentre sono particolarmente fertili i terreni di natura alluvionale e vulcanica situati sulla fascia costiera[74], resa famosa dai frutteti, dai vigneti, ma soprattutto dagli ortaggi[74].

Le principali produzioni riguardano le patate, melanzane, fagioli ed i pomodori (di primaria importanza quelli San Marzano DOP dell'Agro nocerino sarnese e quelli piennolo DOP dell'area vesuviana), questi ultimi conosciuti in tutto il mondo[73]. Di particolare rilevanza è inoltre la produzione di grano per la pasta, la cui produzione di quest'ultima è molto più diffusa nell'entroterra campano, soprattutto nel beneventano. Nel napoletano, la produzione della pasta risale almeno al XVI secolo, quando a Gragnano[75] si trovavano le condizioni ideali per essiccarla e conservarla; la pasta di Gragnano è una delle più apprezzate e diffuse paste d'Italia anche in ambito internazionale, attribuendo alla città l'appellativo di città della pasta.

Nella frutticoltura vanno annoverati inoltre gli agrumi, le albicocche (in particolare quella vesuviana PAT), le pesche, le mele annurche, i fichi, ed infine la produzione di olivo (con i quali si producono quattro oli extravergine DOP; il Cilento, il Colline Salernitane, l'Irpinia - Colline dell'Ufita ed il Penisola Sorrentina) e della vite. In buona parte della regione infatti sono presenti coltivazioni vitivinicole che danno origine a vini di eccellente qualità (es. Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino ed il Lacryma Christi). In provincia di Caserta, nella zona dell'agro aversano è diffusa la produzione dell'Asprinio. Di particolare rilevanza è anche la produzione di nocciole nel salernitano, attraverso la quale è possibile la produzione di torroni, infatti, in Campania vi è la produzione più vasta di nocciole[76], conosciuta anch'essa in tutto il mondo[73].

Un altro prodotto conosciuto in tutto il mondo sono le noci.[73]

Tra i prodotti vegetali si ricordano inoltre i friarielli e la ciliegia del monte, entrambi PAT ed entrambi del vesuviano.

I problemi dell'agricoltura campana

L'agricoltura campana, per quanto nel complesso molto redditizia e con i suoi primati, è però penalizzata nello stesso tempo dai seguenti problemi:

Inoltre l'agricoltura campana soffre della pesante presenza di "camorra".[73]

Se venissero risolti tutti questi problemi, l'agricoltura campana potrebbe essere una delle più sviluppate d'Italia. Infatti, l'attività è già così un'agricoltura da primato, che adotta metodi di coltivazione all'avanguardia e vanta prodotti conosciuti in tutto il mondo.[73]

Allevamento

L'allevamento, tranne quello dei bufali nelle pianure solcate del Sele e dal Volturno, non riveste eccessiva importanza,[73] ma è comunque degno di nota quello dei bovini e dei suini[74].

Per quel che riguarda la produzione dei derivati dell'allevamento (latticini e formaggi), spicca tra i prodotti italiani più famosi al mondo la mozzarella di bufala campana, riconosciuta dal marchio DOP il 12 giugno 1996 per effetto del reg. Ce 1107/96, la cui produzione spetta alle province di Caserta e Salerno su tutte, non mancando anche alcune aree del napoletano. Seguono poi altri importanti prodotti regionali, come il Provolone del Monaco DOP, la burrata di bufala PAT, la ricotta di bufala campana DOP, il Fior di latte PAT e tanti altri ancora.

Nella produzione di salumi, tra i più conosciuti (tutti PAT) vi è il salame napoletano, il salame di Mugnano, e la soppressata cilentana e del Vallo di Diano.

Pesca

La pesca in Campania è un altrettanto (ma non troppo[73]) importante settore dell'economia regionale e nazionale che s'occupa più di 2500 addetti, ed è praticata soprattutto a Torre del Greco, a Torre Annunziata e a Pozzuoli[74]. Nonostante lo sviluppo delle infrastrutture legate alla pesca con creazioni di porti e pescherecci, il settore non è intensamente sfruttato. Ciò accade un po' per le acque sempre meno adatte alla pesca ed un po' per la mancata dotazione di moderne attrezzature. Proprio al riguardo, si è intensificato il processo di modernizzazione di tutto il comparto, adeguandolo agli standard produttivi europei.[77] Tra i principali prodotti marini pescati vi sono le cozze e vongole del golfo di Napoli, cernie e pesci azzurri come alici. I bacini più pescosi della regione sono quelli di Pozzuoli e delle isole del golfo di Napoli. Comunque un buon numero di battelli è destinato alla pesca delle spugne e del corallo, facendo sì che il pesce pescato nel suo complesso, soprattutto del tipo azzurro, non sia abbondante.[73]

Settore secondario

Tradizionalmente la Campania è la regione più industrializzata dell'Italia meridionale ed in particolare il territorio del napoletano è stato fino agli inizi del Novecento una delle aree più industrializzate d'Italia, preceduto solamente dalle province del cosiddetto "triangolo industriale" (Milano, Torino, Genova)[78]. Negli ultimi decenni il divario rispetto alle altre regioni non è più notevole come un tempo, dato che regioni meridionali come la Puglia e l'Abruzzo sono notevolmente cresciute economicamente, mentre la Campania ha subito paradossalmente un costante processo di deindustrializzazione. Simbolo di questo fenomeno è il processo di bonifica dell'area in cui operavano l'ex Italsider ed Eternit promosso dalla regione con il progetto Bagnoli Futura[79].

La Campania già in epoca pre-romana era considerata regione ricca ed illustre per la felice posizione geografica, la fertilità dei terreni e la bontà delle sue manifatture (la cosiddetta Campania felix), e già dai primi decenni dell'Ottocento l'economia campana cominciò a trasformarsi in senso moderno. All'epoca erano infatti presenti in regione veri e propri poli industriali, come il polo tessile delle Valli dell'Irno e del Sarno nel salernitano, gli stabilimenti meccanici di Pietrarsa e di Napoli, gli arsenali di Torre Annunziata e di Pagani, i cantieri navali di Castellammare di Stabia, le cartiere della Valle dei Mulini (Amalfi), ecc. (sorvolando sul gran numero di attività economiche importanti presenti nella sola città di Napoli).

In Campania, come in altre regioni d'Italia, a cavallo della fine del XIX e inizi del XX secolo ebbe impulso la meccanizzazione dell'attività molitoria. Si trovano citati i seguenti 35 molini nel catalogo del 1908 della Società Anonima Meccanica Lombarda di Monza.

Colpita duramente dal processo di unificazione italiana del 1860, l'economia campana era tra le più importanti d'Italia nella prima metà del Novecento. La Campania perse gradualmente questo ruolo di regione economicamente egemone del sud nella seconda metà del Novecento, quando anche il divario con le principali regioni settentrionali cominciò ad allargarsi sensibilmente.[80]

In Campania, la città metropolitana di Napoli e le province di Salerno e Caserta sono da questo punto di vista le zone più ricche. Le zone industriali della pianura campana, grazie al grande numero di fabbriche, formano una delle zone più industrializzate dell'intera regione Campania e del Mezzogiorno.

Molta importanza detiene il settore alimentare (conservazione di prodotti agricoli, pastifici), legato a una fiorente agricoltura.

Importante è anche il settore meccanico, in cui spiccano l'Alfa Romeo a Pomigliano d'Arco, Firema a Caserta, la FMA di Pratola Serra (AV) e i cantieri navali di Castellamare di Stabia e di Napoli. Senza dimenticare l'industria aerospaziale che ha uno dei suoi poli più importanti in Campania con l'Alenia Aeronautica. Altre aziende importanti hanno sede ad Arzano come la SEDA, la Kiton e la Starlet.

A Solofra, comune della provincia di Avellino è concentrato uno dei più importanti poli europei per quanto riguarda le industrie del cuoio e della concia delle pelli; presenti nella zona anche numerose industrie chimiche come la BASF. La logistica trova uno dei suoi poli di eccellenza a livello europeo nell'Interporto-CIS di Nola.

L'attività legata all'artigianato, ancora, riguarda i merletti, la lavorazione della creta e delle ceramiche (celebri quelle di Capodimonte, di Vietri sul Mare, di Cerreto Sannita e di San Lorenzello, Ariano Irpino), della pregiata seta di San Leucio a Caserta, dei Presepe napoletano di via San Gregorio Armeno. A Marcianise, zona Caserta Sud, è presente uno dei più importanti poli industriali dell'oreficeria italiana.

Infine, va ricordato il forte sviluppo di grossi poli commerciali che hanno costituito un punto cruciale dello sviluppo di determinate aree.

Settore terziario

Il settore terziario si occupa maggiormente di turismo ma anche del settore delle comunicazioni e dei trasporti.

Turismo

Il turismo è sostenuto dall'abbondante presenza di bellezze artistiche e naturalistiche che attirano ogni anno milioni di persone. Proprio in questo settore la regione trova il suo punto di forza, infatti, secondo studi del 2011 fatti dall'Eurostat, la Campania è tra le top 20 delle regioni più visitate d'Europa e quinta in Italia dopo Toscana, Lazio, Lombardia e Veneto.[23]

Il flusso turistico vede nella città metropolitana di Napoli raccogliere più della metà dei turisti stranieri dell'intera regione.[81] Su tutte le località, spiccano senza dubbio Pompei ed Ercolano, due dei siti archeologici più visitati in Italia e tra i più visitati nel mondo in cui si registra una media di quattro milioni di turisti l'anno[82]. Vi sono poi le isole del golfo (Capri, Ischia e Procida), il Vesuvio e la costiera sorrentina; si è riscontrata nel porto di Napoli una notevole crescita nel settore croceristico[83].

Dati turistici su altri siti presenti in Campania evidenziano importati primati che la regione detiene in ambito nazionale e mondiale. Tra questi su tutti spiccano i dati relativi a Capri, che è l'isola minore più visitata in Italia e tra le più ambite del mondo[84]; la costiera amalfitana, che è tra i siti più visitati in Italia[85]; ed infine il Vesuvio, vulcano più visitato e conosciuto al mondo.[86][87]

È da registrare, inoltre, il crescente afflusso turistico verso il Cilento (Paestum e Certosa di Padula su tutte)[88]. Stabile invece, risulta essere il turismo nelle città di Caserta e Salerno, mentre l'Irpinia e il Sannio sono poco valorizzati.

La Campania è nel 2020 la regione con più bandiere blu tra le meridionali e la terza in Italia; dei diciannove siti riconosciuti dall'associazione, quattordici appartengono alla provincia di Salerno e cinque alla città metropolitana di Napoli[senza fonte]. Tra i luoghi di mare che registrano elevato apprezzamento da parte dei turisti vi sono le tre isole del golfo di Napoli (Procida, Ischia e Capri), la costiera sorrentina, amalfitana, dove la qualità ambientale e l'offerta ricettiva raggiunge livelli di prestigio internazionale, e quella cilentana. Negativo invece il turismo balneare lungo la costa casertana in quanto, con i suoi 66% di costiera inquinata, risulta essere la meno agibile d'Italia.[89] Nell'estate 2012, la regione è stata l'unica in Italia a registrare un aumento delle presenze, avuto del +2,4%.[90]

Il turismo che attira la regione è diversificato potendo rispondere ad ogni tipo di scelta da parte del visitatore, dal turismo storico-artistico al turismo religioso a quello balneare fino ad arrivare al turismo naturalistico ed enogastronomico con la rivalutazione delle aree interne del Sannio e dell'Irpinia.

La regione ha avuto un'importante crescita turistica, dopo alcuni anni di calo dovuti all'emergenza rifiuti regionale.[91] All'estate 2012, la regione è stata di fatto l'unica in Italia ad avere dati positivi ed in crescita riguardanti il flusso turistico.[92]

Località balneari

Località montane

Località termali

Città d'arte

Borghi più belli d'Italia

Infrastrutture e trasporti


Autostrade e tangenziali

A Napoli termina l'autostrada A1 che collega i maggiori centri del Paese, e sempre dal capoluogo regionale ha origine la breve autostrada A3 che collega l'A1 all'autostrada A2. L'autostrada A16, partendo dal territorio di Afragola nell'area metropolitana napoletana, collega la regione con la Puglia e il basso mare Adriatico. L'autostrada A56 Tangenziale di Napoli attraversa molti quartieri della città, collegando la zona di Pozzuoli con l'aeroporto Capodichino. Nell'area metropolitana napoletana sono inoltre presenti altre tangenziali, come la ss 162 NC Asse Mediano e la ss 7 bis, che attraversa l'area urbana napoletana nella direttrice est-ovest. L'autostrada A30 si dirama dall'A1 nei pressi di Caserta, e attraversando la Pianura Campana parallelamente alla A3 con un percorso più interno, consente il collegamento diretto tra A1 e A2 aggirando gran parte dell'area metropolitana del capoluogo. Le città di Benevento e Avellino sono collegate alla rete autostratale tramite due raccordi autostradali, il RA9 e il RA2. Benevento, inoltre, è collegata all'A1 tramite la ss 372 Telesina, che circonda la città insieme alla ss 752 Tangenziale Ovest di Benevento.

Rete autostradale campana
Numero Autostrada
Milano-Napoli
Salerno-Reggio Calabria
Napoli-Salerno
Napoli-Bari
Caserta-Salerno
Tangenziale di Napoli
A3-Avellino
A16-Benevento

Strade statali

Numero Strada Statale
Strada statale 7 Via Appia
Strada statale 7 bis di Terra di Lavoro
Strada statale 7 quater Via Domitiana
Strada statale 18 Tirrena Inferiore
Strada statale 87 Sannitica
Strada statale 88 dei Due Principati
Strada statale 90 delle Puglie
Strada statale 90 bis delle Puglie
Strada statale 90 dir delle Puglie
Strada statale 91 della Valle del Sele
Strada statale 91 bis Irpina
Strada statale 95 di Brienza
Strada statale 103 di Val d'Agri
Strada statale 104 di Sapri
Strada statale 145 Sorrentina
Strada statale 158 della Valle del Volturno
Strada statale 162 NC Asse Mediano
Strada statale 162 dir del Centro Direzionale
Strada statale 163 Amalfitana
Strada statale 164 delle Croci di Acerno
Strada statale 165 di Mater Domini
Strada statale 212 della Val Fortore
Strada statale 212 var di Pietrelcina
Strada statale 264 del Basso Volturno
Strada statale 265 dei Ponti della Valle
Strada statale 267 del Cilento
Strada statale 268 del Vesuvio
Strada statale 269 del Faito
Strada statale 270 dell'Ischia Verde
Strada statale 276 dell'Alto Agri
Strada statale 303 del Formicoso
Strada statale 366 di Agerola
Strada statale 368 del Lago Laceno
Strada statale 369 Appulo Fortorina
Strada statale 371 della Valle del Sabato
Strada statale 372 Telesina
Strada statale 373 di Ravello
Strada statale 374 di Summonte e di Montevergine
Strada statale 381 del Passo delle Crocelle e di Valle Cupa
Strada statale 401 dell'Alto Ofanto e del Vulture
Strada statale 414 di Montecalvo Irpino
Strada statale 425 di Sant'Angelo dei Lombardi
Strada statale 426 di Polla
Strada statale 428 di Villamaina
Strada statale 430 della Valle del Garigliano
Strada statale 447 di Palinuro
Strada statale 447 dir di Palinuro
Strada statale 517 Bussentina
Strada statale 517 dir di Torre Orsaia
Strada statale 562 del Golfo di Policastro
Strada statale 574 del Monte Terminio
Strada statale 598 di Fondo Valle d'Agri
Strada statale 686 di Quarto
Strada statale 691 Fondo Valle Sele
Strada statale 700 della Reggia di Caserta

Ferrovie

Il trasporto su ferro risulta ben diffuso in tutto il territorio regionale, riuscendo a collegare i principali centri urbani in ogni provincia campana. A Napoli sono presenti 7 linee su ferro e 4 funicolari. La metropolitana di Napoli è stata più volte citata come modello positivo per l'approccio innovativo delle stazioni dell'arte della linea 1.[93]

Il sistema metropolitano regionale campano, nato nel 2000, ha incrementato e rafforzato il servizio di trasporto integrato esteso all'intera regione, gestito dal Consorzio Unico Campania. A Mercogliano è presente la funicolare di Montevergine; una delle più ripide d'Europa. Lo sviluppo del sistema ferroviario nel corso degli anni si è ulteriormente allargato portando la città di Napoli a stretti contatti con il suo vasto circondario, attraverso le reti della ferrovia Circumvesuviana, ferrovia Cumana e della ferrovia Circumflegrea, inoltre nel 2005 è entrata in funzione una moderna linea metropolitana regionale che collega Napoli con la provincia di Caserta, la Linea Napoli-Giugliano-Aversa.

Le principali stazioni della Campania sono:

Porti

Il porto di Napoli e il porto di Salerno sono tra i più attivi in Italia per movimento merci e passeggeri. Il porto del capoluogo campano detiene il primato in Italia di scalo passeggeri, secondo al mondo solo dopo quello di Hong Kong. Il porto di Salerno risulta particolarmente efficiente nella movimentazione delle merci e sia nel settore crocieristico.

Vi sono poi altri porti turistici in regione, come il Marina d'Arechi a Salerno, o i piccoli porti turistici di Sorrento, Amalfi, Positano e quelli delle isole del golfo.

Aeroporti

I principali scali aeroportuali della Campania sono:

Aeroporto di Napoli-Capodichino

L'aeroporto di Napoli-Capodichino, possiede un terminal, che gestisce tutti i voli. Capodichino, distante circa 4 km dal centro di Napoli, è uno degli aeroporti più vicini ad un centro abitato nel mondo. L'aeroporto è gestito da una società privata, essendo il primo in Italia ad essere stato privatizzato.

Nel 2017 ha registrato 8,577 milioni di passeggeri in transito, risultando essere il settimo d'Italia per numero di passeggeri dopo Fiumicino, Milano-Malpensa, Bergamo, Venezia e dopo quello di Catania.[94]. Nel 2018 ha incrementato ulteriormente il traffico passeggeri del 15,8% registrando 9.932.029 passeggeri. Di seguito una tabella che illustra l'andamento del traffico passeggeri dal 2000 al 2017:[95]

Anno Passeggeri +/-
2017 8.577.507 26,6%
2016 6.775.988 9,9%
2015 6.163.188 3,4%
2014 5.960.035 9,5%
2013 5.444.422 6,2%
2012 5.801.836 0,6%
2011 5.768.873 3,3%
2010 5.584.114 5,0%
2009 5.322.161 5,7%
2008 5.642.266 2,3%
2007 5.775.838 13,3%
2006 5.095.969 11,1%
2005 4.588.695 1,0%
2004 4.632.388 1,3%
2003 4.587.163 11,0%
2002 4.136.874 3,6%
2001 4.053.791 3,2%
2000 4.132.508 13,0%

Aeroporto di Salerno-Pontecagnano

Lo stesso argomento in dettaglio: Aeroporto di Salerno-Pontecagnano.

L'aeroporto di Salerno-Pontecagnano, denominato "Costa d'Amalfi", è situato tra i comuni di Bellizzi e Pontecagnano Faiano, a 21 km da Salerno. L'aeroporto è Civile e Militare, lo scalo è utilizzato sia dall'aviazione generale che dalle compagine aeree civili.

Aeroporto di Caserta-Grazzanise

Lo stesso argomento in dettaglio: Aeroporto di Caserta-Grazzanise.

L'aeroporto "Carlo Romagnoli" di Caserta-Grazzanise è un aeroporto militare aperto al traffico civile autorizzato dal 25 novembre 2004. È dotato di una sola pista in conglomerato bituminoso e di una pista di rullaggio parallela a questa.

Aeroporto di Benevento-Olivola

Lo stesso argomento in dettaglio: Aeroporto di Benevento-Olivola.

L'aeroporto "Nicola Collarile" di Benevento-Olivola è un'aviosuperficie per traffico di ultraleggeri a motore, situato a 5 km da Benevento. In passato è stato un aeroporto militare usato durante la seconda guerra mondiale, nel ventunesimo secolo oltre ad essere un'aviosuperficie, è aperto al traffico di voli militari.

Arte


Lo stesso argomento in dettaglio: Arte in Campania.

Archeologia

La Campania è una regione ricchissima di siti e risorse artistiche e archeologiche che vanno dall'età preistorica fino a quella romana, passando per l'arte paleocristiana.

Tra i più rilevanti, il Mitreo e l'anfiteatro campano a Santa Maria Capua Vetere, i siti

archeologici risalenti all'epoca greca come il sottosuolo di Napoli.

Nell'area vesuviana, Pompei, presenta scavi archeologici di circa 60 ettari e costituisce il sito più visitato in Italia dopo i musei vaticani. Il valore del sito è stato stimato intorno ai 40 miliardi di euro[96] ed è il sito archeologico più visitato in Italia e tra i più nel mondo (nel 2010 è stato visitato da 2.319.668 persone[96]). Sempre nell'area vesuviana sono gli scavi di Ercolano, Oplonti e Castellammare di Stabia,

Databile tra il 114 e il 117 d.C., risulta essere l'arco di Traiano giuntoci integro.[97]

Nell'area cilentana sono presenti i resti greci di Paestum, antica città della Magna Grecia sacra a Poseidone. Nel Cilento sono presenti anche gli scavi di Velia, l'antica Elea, patria della scuola eleatica, nel comune di Ascea.

Architettura

Lo stesso argomento in dettaglio: Rinascimento napoletano, Barocco napoletano e Neoclassicismo.

Avendo la regione subito influssi longobardi, cassinesi, bizantini, islamici e romanici, il patrimonio architettonico della stessa offre un'elevata varietà di stili, che vanno dal romanico al gotico, dal Rinascimento napoletano al barocco napoletano fino al neoclassicismo.

Nonostante il fatto che, per diversi motivi storici, il fulcro principale risulti essere il capoluogo di regione, comunque non mancano altre opere presenti di rilievo su tutto il territorio che rappresentano una delle eccellenze dello stile e dell'arte in Italia. Si ricorda per esempio il Duomo di Casertavecchia, il Duomo di Amalfi, il Duomo di Benevento e quello di Salerno, importanti esempi di architettura romanica[98], la Cattedrale di Avellino, nonché due pregevoli testimonianze dell'architettura longobarda in regione, entrambi a Benevento: la Rocca dei Rettori ed il Complesso monumentale di Santa Sofia, patrimonio dell'umanità UNESCO.[99]

Tra gli architetti più importanti campani, si annoverano su tutti Luigi Vanvitelli, Gian Lorenzo Bernini (quest'ultimo però mai direttamente operante in Campania in quanto, per motivi accidentali, ha dovuto sempre rifiutare le commissioni offertegli), Ferdinando Sanfelice, Francesco Solimena e Domenico Antonio Vaccaro.

L'architettura gotica vede l'avvento in Campania grazie a l'imperatore Federico II di Svevia e nei secoli successivi alle dinastie Angioina e Aragonese del Regno di Napoli. Tra le opere di questo periodo si ricordano la Chiesa di San Pietro a Majella, la Basilica di San Lorenzo Maggiore, la Chiesa di Sant'Eligio Maggiore, la Chiesa di San Domenico Maggiore, la chiesa di San Giovanni a Carbonara.

Nel periodo rinascimentale, trova essenzialmente maggior spicco l'arco trionfale del Maschio Angioino, con il quale Napoli dona il proprio contributo artistico a tutto il Rinascimento italiano. Esso fu eseguito da diversi autori, dalle cui collaborazioni nacquero una sintesi di influssi e modi. I principali furono Francesco Laurana, Domenico Gagini, Guillem Sagrera, e poi altri autori di scuola donatelliana. L'arco rappresenta la conquista del regno da parte del re Alfonso e del successo della dinastia. Altre opere rinascimentali, e più precisamente riconducibili al Rinascimento toscano e veneziano sono il chiostro della Certosa di San Martino, il già citato esterno della Chiesa del Gesù Nuovo, la Chiesa dei Girolamini, la chiesa di Sant'Anna dei Lombardi, la Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, con annessa la celebre ruota degli esposti.

Dal XVI secolo si diffuse il barocco napoletano, corrente che si discostava leggermente da quella classica romana. A Napoli, le opere di quest'ultimo periodo rappresentano la stragrande maggioranza. Tra queste, la basilica di San Paolo Maggiore, la chiesa del Gesù, la Cappella del Monte di Pietà.

Nel resto della regione, assume un importante ruolo la Certosa di Padula, che con una superficie di 50.500 m² sulla quale sono edificate oltre 320 stanze e con il più grande chiostro del mondo (circa 12.000 m²), contornato da 84 colonne è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità UNESCO. A Napoli, invece, la figura di maggior rilievo l'assunse Cosimo Fanzago che lavorò nella Certosa di San Martino (definita opere barocca per eccellenza), innalzò la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, il Palazzo Donn'Anna e la Guglia di San Gennaro, quest'ultima definita gioiello del barocco napoletano. Altri autori cardine nel proseguimento di questa corrente furono Ferdinando Sanfelice e Domenico Antonio Vaccaro. Il primo ha tra le principali opere il palazzo dello Spagnolo, il secondo il palazzo dell'Immacolatella ed il chiostro maiolicato di Santa Chiara. Proprio riguardo al palazzo dello Spagnolo, si deve ricordare che nel barocco napoletano assumevano fondamentale importanza le scale dei palazzi, le quali si innestavano nei cortili divenendo lo scenografico punto di fuga della visuale d'insieme del palazzo.

Anche sotto Carlo III di Spagna, sovrano attento all'arte, la Campania vede il suo fulcro artistico principalmente nel suo capoluogo. Importante fu anche l'affermazione di eccellenti scultori che hanno lasciato direttamente o indirettamente il segno nella città, diventando punto di riferimento anche per quelli che sarebbero stati gli anni a venire. A partire dal XVIII secolo, tra le ultime correnti artistiche ed architettoniche presenti in regione, si diffuse il neoclassicismo, divisibile in due distinte categorie: la prima, legata al tardo barocco, è caratterizzata da interni voluminosi e policromi, mentre la seconda è costituita da una maggiore severità degli spazi, preludendo al neoclassico puro. Vanvitelli su tutti pone le basi per la nascita del movimento, le cui radici sono posate a Napoli.

La città diventa così all'avanguardia per quanto riguarda lo sviluppo della corrente che a sua volta si basa sulla ripresa del gusto antico. Grande influenza nello stile neoclassico ebbero gli scavi di Pompei che, avviati alla metà del Settecento da Carlo di Borbone, ispirarono lo stile di Luigi Vanvitelli, primo vero autore neoclassico. Tra le opere neoclassiche più importanti in Campania si ricordano la Basilica di San Francesco di Paola (definita l'opera neoclassica meglio eseguita), alcuni ambienti della Reggia di Caserta (proprio del Vanvitelli), la facciata del Teatro San Carlo, la Villa Floridiana di Napoli e la casina Vanvitelliana di Bacoli. Del secondo settecento è il conosciuto Real sito di San Leucio, setificio di origine borbonica, con appartamenti reali, il belvedere e le vicine case per gli operai. Risale inoltre al 1700 la ristrutturazione della farmacia degli Incurabili.

Di stile rococò e neoclassico, furono eseguite le ville dell'area vesuviana che costituiscono il Miglio d'oro, definite d'oro proprio per la ricchezza storica e paesaggistica delle stesse. Delle oltre centoventi ville, molte sono in rovina. Alcune strutture, parzialmente rimaste, sono la villa Campolieto, la villa Ruggiero e la villa Favorita, dal bel parco con veduta, ad Ercolano, la villa Bruno e la villa Vannucchi a San Giorgio a Cremano e la villa delle Ginestre a Torre del Greco, la quale è stata una delle residenze di Leopardi. Gli architetti che lavorarono al progetto di Carlo di Borbone, furono: Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio Vaccaro, Mario Gioffredo. Un altro architetto che ha arricchito il patrimonio partenopeo e campano in generale è Domenico Fontana, il quale eresse numerosi edifici imponenti come il Palazzo Reale di Napoli o il Real Albergo dei Poveri.

Tra le opere di architettura contemporanea si possono annoverare il centro direzionale di Napoli, realizzato su progetto dell'architetto giapponese Kenzō Tange, il centro commerciale "Vulcano Buono" di Nola, opera di Renzo Piano, la Cittadella Giudiziaria di Salerno di David Chipperfield, la stazione marittima della stessa città disegnata da Zaha Hadid e l'Auditorium di Ravello, tra le ultime opere realizzate da Oscar Niemeyer.

Pittura

Lo stesso argomento in dettaglio: Pittura napoletana.

Napoli giocò un ruolo importante potendo contare sulla scia artistica che il Caravaggio lasciò in città. Dopo il suo passaggio in città nacquero importanti autori campani che costituirono il filone del caravaggismo, tra cui Carlo Sellitto, che fu il primo caravaggista napoletano.

In parallelo, altri importanti pittori che nacquero o si formarono in città furono Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Aniello Falcone, Bernardo Cavallino, Andrea Vaccaro, Micco Spadaro e Salvator Rosa.

A cavallo tra il XVII e XVIII secolo, vi furono poi Luca Giordano e Mattia Preti, importantissimo artista che eseguì numerosi dipinti per le più importanti chiese della città. Le opere del Giordano sono diffuse in tutto il mondo, dal Louvre di Parigi, al Museo del Prado di Madrid, fino alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

All'inizio del settecento, è l'opera di Francesco Solimena ad avere maggior risonanza, anche in ambito europeo. I suoi lavori furono eseguiti soprattutto nella Reggia di Caserta. Continuatore del Solimena, fu poi il suo allievo Francesco De Mura, del quale si ricordano soprattutto le donazioni postume fatte al Pio Monte della Misericordia, istituto che custodisce alcuni dei dipinti napoletani più importanti del XVI e XVII secolo.

Il XIX secolo fu il periodo d'avanguardia della Scuola di Posillipo (1820-1850). Seguaci di tale corrente furono un tardo Salvator Rosa e Micco Spadaro. Successivamente alla scuola di Posillipo, nella seconda metà del XIX secolo, si annovera tra i più importanti pittori nazionali e regionali, Domenico Morelli, la cui arte fonde verismo a tardo-romanticismo. L'autore operò essenzialmente nell'accademia delle Belle Arti di Napoli.

Alla fine del XX secolo, infine, si annoverano tra i principali pittori quelli del movimento transavanguardista, dei quali, ben tre dei “magnifici cinque” della Transavanguardia sono campani: Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Francesco Clemente.

Scultura

Tra gli scultori più importanti nativi in Campania vi sono Giovanni da Nola, Domenico Antonio Vaccaro, Giuseppe Sanmartino e Vincenzo Gemito.

Il San Martino, in particolare, fu nel XVIII secolo l'esecutore di una delle più importanti opere scultoree di quel periodo: il Cristo Velato. L'opera suscitò persino l'invidia di Antonio Canova che avrebbe voluto acquistarla. Il complesso che ospita la statua marmorea è la famosa Cappella Sansevero, la quale ospita altre importanti opere all'interno, come la pudicizia ed il disinganno.

Tra gli scultori più importanti in Campania, entrambi del barocco, vi furono Cosimo Fanzago e Domenico Antonio Vaccaro. Entrambi contribuirono allo sviluppo del barocco napoletano, corrente fatta di ricchissimi intarsi di marmi colorati che ornano strutture permeate di rigore manierista. Il primo vede tra le sue principali opere scultoree i lavori eseguiti all'interno della Chiesa del Gesù Nuovo, la fontana del Sebeto, l'obelisco di San Gennaro e tante altre ancora. Il secondo invece, lavorò principalmente nelle chiese, progettandole per intero, come avvenne per la certosa di San Martino, o eseguendo decorazioni o sculture interne. Tra le opere principali si ricordano: l'Angelo custode, il chiostro maiolicato di santa Chiara e diverse altre ancora.

A cavallo tra il XIX e XX secolo si annovera tra le principali opere scultoree d'Italia il gruppo di fontane che caratterizzano il parco della Reggia di Caserta. Queste furono il frutto di diversi scultori dell'epoca che lavorarono al progetto del Vanvitelli, morto prima di concludere l'opera nel 1773. Tra i principali artisti si ricorda Gaetano Salomone, il quale compì molte delle statue che adornano i giardini.

Tra i principali scultori del XIX secolo, si ricorda Vincenzo Gemito, le cui opere principali sono, Il pescatorello (Museo Bargello di Firenze), L'acquaiolo (Museo Casa Natale di Michelangelo Buonarroti di Caprese Michelangelo), ed Il Giocatore di carte (Museo di Capodimonte a Napoli).

Altri importanti scultori che hanno eseguito opere per la città di Napoli furono: Donatello (per il sepolcro del cardinale Rainaldo Brancaccio), Pietro Bernini (per diverse opere), Michelangelo Naccherino (per le fontane cittadine) e Antonio Canova (che eseguì le statue equestri in Piazza del Plebiscito ed altre opere in città).

Siti UNESCO e patrimoni dell'umanità

I siti UNESCO patrimonio dell'umanità presenti in Campania sono:[100]

Nel 2010, il Vesuvio è stato candidato come "bellezza naturale italiana" per partecipare alla votazione che decreterà le sette meraviglie del mondo naturale.[101]

Poesia e letteratura

Lo stesso argomento in dettaglio: Scuola siciliana e Lingua napoletana.

La storia della letteratura in regione ha origini antichissime, dando i natali illustri personaggi come Torquato Tasso, Giordano Bruno e Giambattista Vico. Nel corso della storia, Napoli divenne uno dei centri culturali maggiori d'Europa, al pari di Vienna, Parigi e Londra e ciò permise di attrarre in città (ed in tutto il regno in generale) illustri personaggi della letteratura, come: Francesco Petrarca, Tommaso d'Aquino, Giovanni Boccaccio, Giacomo Leopardi, Benedetto Croce e Gabriele D'Annunzio.

Già dall'impero romano infatti, ci furono i primi importanti letterari che proprio in Campania hanno composto le loro opere. In regione furono ospitati illustri personaggi quali Mecenate, Orazio, Virgilio, il quale, quest'ultimo, proprio a Napoli, città in cui amava risiedere, scrisse le Bucoliche, primo frutto della poesia del poeta latino e considerate la trasformazione in linguaggio poetico dei precetti di vita appresi dalla scuola epicurea del capoluogo campano. Altre opere composte sempre a Napoli furono le Georgiche e l'Eneide.

Nel periodo medioevale, dopo la caduta dell'impero romano d'occidente, vi fu l'avvento della scuola siciliana, che porta alla nascita di diversi autori campani (all'epoca la regione faceva parte del regno di Sicilia), ed importanti scritti teologici come quelli di San Tommaso d'Aquino, il quale, trasferìtosi a Napoli a 14 anni, si dedicò allo studio delle arti all'Università presso il convento di San Domenico Maggiore. Tra i principali esponenti della scuola siciliana, si ricordano Pier della Vigna e Rinaldo d'Aquino. Il trecento è il periodo dell'umanesimo, questa corrente partì dall'Italia (i centri maggiori furono Firenze e Napoli) e si diffuse in tutta l'Europa contemporanea. Proprio a Napoli, vi soggiornarono due illustri autori della letteratura toscana: Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca. Il primo, in città imparò il greco da Leonzio Pilato per tradurre l'Iliade di Omero, e durante il periodo napoletano compose le sue prime opere giovanili: Filocolo (1336-38), Filostrato (1335), Teseida (1339-41), Caccia di Diana (1334/38) e le Rime (data incerta). Il secondo invece, si recò presso la regina Giovanna d'Angiò con l'incarico di ambasciatore del papa Clemente VI dove continuò a scrivere i libri del Rerum memorandarum (rimasti poi incompiuti).

Nel cinquecento, in Italia ricominciarono a prender piede i dialetti locali, mentre l'italiano venne relegato a funzione di linguaggio di corte. In questo quadro nasce l'opera letteraria più importante del secolo, la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. L'autore campano iniziò a scrivere l'opera all'età di 15 anni con il titolo di Gierusalemme tra il 1559 ed il 1560 durante il soggiorno a Venezia, ma si fermò a 110 ottave, ben meno dei venti canti della Gerusalemme liberata. Successivamente l'opera fu composta in seguito e completata dieci anni dopo a Ferrara, nel 1575. In questo stesso periodo un altro illustre campano, Giordano Bruno, filosofo, scrittore e frate domenicano, compose importanti opere in tutta l'Europa.

Durante l'epoca barocca, a cavallo tra il XVI e XVII secolo, va ricordato Giambattista Basile, definito il Boccaccio napoletano, letterato e scrittore di origini campane, il primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare.

Nel settecento, vi fu Giambattista Vico. Altro importante filosofo e giurista campano noto nell'ambiente culturale napoletano e molto interessato alle nuove dottrine filosofiche. Egli ebbe modo di leggere e studiare le opere di Platone, Aristotele, sant'Agostino, Tacito, Dante, Petrarca e Suárez, tenendosi anche aggiornato sul dibattito filosofico di quel tempo che si svolgeva attorno alla "discussione sul cartesianesimo" tra i sostenitori di Cartesio e i suoi critici.

L'ottocento fu caratterizzato dalla presenza a Napoli di Giacomo Leopardi, che qui compose poco prima di morire: La ginestra e le Paralipomeni della Batracomiomachia. A cavallo tra l'ottocento ed il novecento, si registra la presenza sempre a Napoli di Benedetto Croce, che visse ed operò in città fino alla morte. Inoltre vi è Nicola Abbagnano fino alla fine del XX secolo. Nell'epoca moderna, importanti autori campani sono: Luciano De Crescenzo, Erri De Luca, Roberto Saviano e Elena Ferrante.

Opere dialettali

Il napoletano possiede una ricchissima tradizione letteraria risalente al Regno di Sicilia. Con la scuola siciliana infatti, i testi ed i versi furono trattati sempre come versi in lingua napoletana (volgare pugliese). Tra i principali si ricordano le poesie di Giacomo da Lentini, Rinaldo d'Aquino, Pier della Vigna, Giacomino Pugliese e Guido delle Colonne.

Nella metà del XVI secolo, durante il dominio aragonese, i sovrani incentivarono l'adozione definitiva del toscano come lingua letteraria anche a Napoli. Iniziarono così anni di crisi della lingua napoletana nella letteratura. Il più celebre poeta napoletano dell'epoca fu Giulio Cesare Cortese. Egli è molto importante per quella che è la letteratura dialettale e barocca, in quanto, assieme a Giambattista Basile, pone le basi per la dignità letteraria ed artistica della lingua napoletana moderna.

Il culmine della letteratura dialettale napoletana si è raggiunto negli ultimi tre secoli, in settori anche diversi tra loro, arrivando in alcuni casi anche a punte di grandissimo livello, come ad esempio nelle opere di Salvatore di Giacomo, Raffaele Viviani, Ferdinando Russo, Eduardo Scarpetta, Eduardo de Filippo, Antonio De Curtis, Annibale Ruccello. Proprio a cavallo tra l'Ottocento ed il novecento, inoltre, vi fu l'avvento di poeti dialettali compositori di versi che verranno poi musicate diventando le canzoni classiche napoletane. Su tutti si ricordano: E.A. Mario, Ernesto Murolo, Libero Bovio, Cesare Andrea Bixio ed il già citato Salvatore Di Giacomo.

Musica

La storia della musica campana è una delle più importanti e diffuse nel mondo, diventando punto cardine della cultura barocca nel settore lirico e della composizione e vero e proprio "marchio Italia" con le danze popolari della tarantella e con la musica classica napoletana. Il mandolino, emblema della musica napoletana è uno dei simboli più famosi dell'Italia nel mondo.

Tra i più importanti uomini di musica campani troviamo: Enrico Caruso (lirica); Renato Carosone, Sergio Bruni, Roberto Murolo, Massimo Ranieri, Pino Daniele, Edoardo Bennato (musica leggera); Riccardo Muti (direttore d'orchestra).

Composizione

Lo stesso argomento in dettaglio: Scuola musicale napoletana e Opera buffa.
Vesti la giubba (info file)
Enrico Caruso in un brano tratto da Pagliacci, opera di Leoncavallo

La storia della composizione campana è riassunta da quella della scuola musicale napoletana nata nel XV secolo. Essa si sviluppò a Napoli ed ha il primato di aver fatto nascere la cosiddetta opera comica, prodromo della futura opera buffa. In questo periodo, si riunirono a Napoli i più insigni musicisti, i cantanti più celebrati, gli strumentisti più virtuosi.

La storia di questa scuola ruota attorno a quattro conservatori presenti nel capoluogo campano, accorpati tutti nel Conservatorio di San Pietro a Majella.

Tra i compositori più importanti campani e del mondo, si ricorda anche Ruggero Leoncavallo: tra le sue numerose opere spicca su tutte i Pagliacci, che ebbe come spinta verso il successo planetario anche il fatto che vi fu la prima registrazione discografica con Enrico Caruso quale protagonista.

In Campania (a Napoli), nacque il primo teatro lirico d'Europa: il Teatro San Carlo.[102]

Musica popolare

Lo stesso argomento in dettaglio: Tarantella e Tammuriata.

Quella della tarantella, diffusa in tutta l'Italia meridionale già dal XVII secolo è danza popolare presente in tutta la regione, dalla provincia di Caserta passando per l'area della vesuviana fino ad arrivare al Cilento. Essa prende il nome di tammurriata.

La "tammorra" è un grande tamburo a cornice dipinta con sonagli di latta, con possibile accessorio addobbo di nastri o pitture policrome e campanelli. Proprio il ritmo binario che viene marcato con questo strumento, è quello che dà il nome alla danza popolare.

Altri strumenti utilizzati in questo ballo sono: il "Putipù" (tamburo a frizione), il "Triccheballacche" (martelli ritmici lignei intelaiati con sonagli), lo "Scetavajasse"(bastone dentato con sonagli metallici strofinato da un bastoncino), la "Tromba degli zingari", il Flauto dolce ed altri ancora.

Musica classica napoletana

Lo stesso argomento in dettaglio: Canzone classica napoletana.

La canzone classica napoletana, le cui origini risalgono alla metà del XIX secolo, include il repertorio classico partenopeo che va dalla metà dell'Ottocento fino alla metà del novecento. Le canzoni classiche infatti, scritte da autorevoli poeti napoletani come E.A. Mario, Ernesto Murolo, Libero Bovio, Cesare Andrea Bixio e Salvatore Di Giacomo, non deve essere confusa con le moderne canzoni in dialetto napoletano le quali costituiscono più semplicemente il genere neomelodico. Quella storica partenopea, ha portato la musica italiana ad essere tra le più apprezzate e conosciute al mondo, diventando un vero e proprio "marchio Italia" all'estero; vengono cantate nelle originali versioni o remixate adattandole ai tempi di moderni. Tra le più conosciute ci sono: Reginella (1917), Tu vuo' fa' l'americano (1956), Era de maggio (1885), Core 'ngrato (1911), Marechiaro (1885), Tammurriata nera (1944), Anema e core (1950), Dicitencello vuje (1930), 'O sarracino (1956), 'O surdato 'nnammurato (1915), Torna a Surriento (1902) ed infine una delle canzoni più famose di tutti i tempi, O sole mio (1898).[103]

Diversi sono gli esponenti della musica mondiale che hanno eseguito almeno una volta il repertorio classico napoletano. Si ricordano alcuni di essi: Enrico Caruso, Luciano Pavarotti, Elvis Presley, Elton John, Domenico Modugno, Claudio Villa, Andrea Bocelli, José Carreras, Plácido Domingo, Frank Sinatra e tanti altri.

Cinema

Lo stesso argomento in dettaglio: Film ambientati a Napoli e Cinema a Napoli.

Durante il suo soggiorno a Napoli nel 1888 l'inventore francese Étienne-Jules Marey, con il suo cronofotografo, imprime su pellicola un breve filmato dei Faraglioni intitolato Vague, baie de Naples[104]; nel 1896 l'impresa Lumiere gira nella provincia napoletana alcuni filmati, tra cui, nel capoluogo, Levée de filets de peche, Via Marina e Santa Lucia[105]. Del lavoro di Elvira Notari, regista, sceneggiatrice e produttrice, la Library of Congress conserva alcune copie di A Piedigrotta[106][107].

Tra gli altri film ambientati in Campania si ricordano La bella mugnaia, girato nelle province di Benevento; Gomorra, girato tra Napoli e Caserta; Miseria e nobiltà, San Giovanni decollato, L'oro di Napoli, Napoli milionaria, La baia di Napoli, Matrimonio all'italiana, Maccheroni, Operazione San Gennaro, Pane amore e..., Pacco doppio pacco e contropaccotto, Il Postino, Io speriamo che me la cavo, l'ultimo Passione di John Turturro e numerosi altri film girati tutti nel napoletano; ed infine, Benvenuti al sud, girato a Castellabate nel Cilento.

Alla Campania, attraverso registi e attori, sono andati otto Premi Oscar: a vincere sono stati Vittorio De Sica[108][109], Sophia Loren[110], Gabriele Salvatores[111] e Paolo Sorrentino[112]. Il postino, di Massimo Troisi, vinse il premio per le musiche di Luis Enrique Bacalov ed ottenne due candidature[113].

Lo sfondo di Napoli, infine, è stato utilizzato anche in Neapolitan Mouse, un episodio del cartone animato Tom & Jerry, nel quale i due protagonisti vivono le loro avventure proprio lungo il golfo della città[114].

Teatro

Da sempre la Campania ha ospitato numerosi teatri, risalenti questi sin dall'epoca greca e romana. L'anfiteatro campano, a Capua, fu il primo del mondo romano costruito ed è il secondo per dimensioni dopo il Colosseo di Roma.[115][116]

Successivamente, nel XVII secolo nacque la Commedia dell'Arte ed i personaggi della stessa furono diffusi in tutta Europa. Fu inventata ufficialmente a Napoli dall'attore Silvio Fiorillo una delle maschere più famose, Pulcinella.

La passione per il teatro in Campania, si manifestò anche con la costruzione del primo teatro d'opera lirica d'Europa, ovvero il Teatro San Carlo, uno dei più importanti al mondo. Segno della fiorente cultura del teatro, il San Carlo fu costruito adiacente al Palazzo Reale di Napoli proprio per dare la possibilità ai sovrani di accedervi senza dover uscire fuori dalla propria dimora.

Nel XX secolo si annoverano tra i principali esponenti teatrali d'Italia, Eduardo Scarpetta, Raffaele Viviani ed Eduardo De Filippo, fra i massimi esponenti della cultura italiana del novecento.

Da ricordare inoltre anche gli altri due fratelli De Filippo, Titina e Peppino, eccellenti attori teatrali provenienti anche loro dalla rigida scuola del padre (Eduardo Scarpetta) e che hanno lavorato spesso nel teatro di Eduardo come l'altrettanto brava Pupella Maggio.

Cultura


La Campania ed i suoi comuni, nel corso della loro storia, hanno avuto più volte ruoli di primaria importanza in ambito locale e sovraregionale. Le posizioni di primo piano che si sono trovate a ricoprire in diverse epoche hanno fatto sì che nella regione si sviluppasse un importante e radicato connubio tra quella che è la cultura popolare (danze popolari, artigianato, gastronomia, etc) e quella artistica (pittura, architettura, poesia, filosofia etc).

Grazie ai suoi contenuti storici, artistici, archeologici, architettonici, religiosi e grazie all'immenso straordinario patrimonio artistico presente a Napoli, città con il centro storico più vasto d'Europa, la Campania risulta essere una delle regioni a maggior densità di risorse culturali d'Italia.

Iniziative

Nel 2013, a Napoli si è svolto il IV Forum Universale delle Culture, oltre ad aver già ospitato nel 2012 il World Urban Forum.[117] Per la sua complessa storia la città è stata più volte candidata dal governo come probabile sede di istituzioni europee e/o organismi internazionali (è il caso dell'assemblea europarlamentare ACP/UE[118], Banca Euromed[119], ecc.).

Tradizioni popolari

La cultura popolare campana ha origini ben radicate ponendo la regione stessa ai vertici nazionali tra eventi di cultura popolare e tradizioni locali. Tra le manifestazioni popolari più note presenti in regione, si ricordano quella dello scioglimento del sangue di san Gennaro, che avviene tre volte l'anno a Napoli presso il duomo della città, e la festa della tamorra che si svolge una volta l'anno, durante la prima settimana di giugno, in una località della regione non fissa.

Tra le tradizioni più radicate in regione, merita citazione la plurisecolare arte presepiale costituita dalle botteghe artigianali di via San Gregorio Armeno, a Napoli, che ogni anno, dal primo di novembre a metà gennaio, attira migliaia di turisti da tutto il mondo.

La forte impronta culturale della Campania fa sì che questa si sia diffusa in tutto il mondo, contribuendo alla creazione del "tipico" stereotipo italiano. Non a caso nota è la percezione che il mondo ha dell'Italia popolare secondo cui quest'ultima è una terra di tarantelle e danze popolari, di pizza e spaghetti, di mandolino e musica, di bassi e bui vicoli stretti con i panni stesi e di culti religiosi. Tutti questi aspetti, come si può notare, sono tipici della regione campana. Inoltre, importante è ricordare che la lingua napoletana risulta essere l'idioma italico più esportato e conosciuto nel mondo, divenendo in molti casi vero e proprio accento italiano (si veda il cosiddetto "broccolino", ovvero l'accento italo-americano).[120]

Istruzione

Scuole

La Campania, con 8.492 istituti, è la seconda regione per numero di scuole. Divise in 3.781 scuole dell'infanzia, 2.042 scuole primarie, 829 scuole secondarie di I grado e 1.840 scuole secondarie di II grado. Tra le scuole secondarie di II grado le più diffuse sono il Liceo scientifico (166), l'Istituto tecnico commerciale (148) e il Liceo classico (83).

  1.  Napoli (3.848)
  2.  Salerno (1.774)
  3.  Caserta (1.483)
  4.  Avellino (812)
  5.  Benevento (575)

Scuole per comuni:

  1. Napoli (1.160)
  2. Salerno (178)
  3. Caserta (129)
  4. Giugliano in Campania (120)
  5. Pozzuoli (113)
  6. Torre del Greco (107)
  7. Aversa (100)
  8. Benevento (100)
  9. Castellammare di Stabia (97)
  10. Avellino (89)

La Campania è sede di due scuole del Department of Defense Education Activity degli Stati Uniti d'America, una con sede nel quartiere napoletano di Bagnoli, la Naples Elementary School[121], e l'altra con sede a Gricignano d'Aversa (provincia di Caserta), la Naples Middle High School.[122]

Università

La Campania possiede importanti università che la pongono tra i vertici della classifica per quello che riguarda gli iscritti e gli studenti fuori sede. Solo l'area napoletana presenta una forte concentrazione di attività universitarie e di ricerca che si può così descrivere[123]:

La sola Federico II, prima università laica d'Europa[124][125], conta quasi 100.000 iscritti.[126] ed è una delle più importanti d'Italia.[127]

Altro polo universitario importante è presente a Fisciano che dal 1988 ha visto nascere un campus universitario che ospita l'Università degli Studi di Salerno. Esso concentra al suo interno strutture e servizi per l'orientamento, la didattica, lo studio e il tempo libero. È un complesso molto ampio e in espansione, conta circa 34.000 iscritti.[128] Per quel che riguarda le province di Caserta e Benevento, la prima ospita numerose facoltà dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", mentre la seconda ospita l'Università del Sannio.

In Campania vi sono anche sedi distaccate di 5 università telematiche e la sede centrale della Pegaso:

Conservatori

Eno-Gastronomia


La cucina campana è una delle più apprezzate al mondo potendo esportare numerosi prodotti riconosciuti in ambito nazionale ed europeo. Essa presenta tuttavia delle differenze tra le preparazioni culinarie delle singole province.

La sua cucina, facente parte della dieta mediterranea è stata protetta dall'UNESCO come patrimonio immateriale dell'umanità.[129]

La pizza

Lo stesso argomento in dettaglio: Pizza napoletana.

Simbolo regionale (e nazionale) della cucina è senza dubbio la pizza napoletana, un tipo di pizza riconosciuto dall'Unione europea con il marchio STG.[130]

La sua preparazione, il suo impasto, la sua cottura, i suoi prodotti e la sua presentazione in piatto sono stati dettagliatamente descritti in articoli ponendo paletti a tentativi di imitazione del prodotto.[131] Le sue varianti storiche sono essenzialmente due: la pizza marinara, con pomodoro, aglio, origano e olio extravergine di oliva; e la pizza Margherita, con pomodoro, mozzarella STG a listelli, mozzarella di bufala campana DOP a cubetti o Fior di latte, basilico e olio extravergine di oliva.

Nel 2011, la pizza napoletana è stata presentata dall'Italia come candidata al riconoscimento UNESCO come Patrimonio immateriale dell'umanità.[132]. Dal 2017 l'arte del pizzaiolo napoletano, di cui la pizza napoletana è prodotto tangibile, è stata dichiarata dall'UNESCO come patrimonio immateriale dell'umanità.[133][134]

Mozzarella di bufala campana

Lo stesso argomento in dettaglio: Mozzarella di bufala campana.

Irpinia - Colline dell'Ufita

Lo stesso argomento in dettaglio: Irpinia - Colline dell'Ufita.

L'olio extravergine di oliva “Irpinia Colline dell'Ufita DOP” presenta caratteristiche organolettiche di grande pregio. È di colore verde, se giovane, fino a giallo paglierino, di diversa intensità. All'olfatto si rivela fruttato, con piacevoli note erbacee e netti sentori di pomodoro acerbo, percepibili distintamente anche al gusto; all'assaggio è armonico, con intense, ma sempre piacevoli ed equilibrate sensazioni di amaro e piccante, in armonia con l'elevato contenuto in polifenoli. L'acidità, inoltre, non supera il valore di 0,50%, con punteggio al panel test non inferiore a 7. L'olio “Irpinia Colline dell'Ufita DOP” deve derivare per non meno del 60% dalla varietà Ravece (valore elevato all'85% per i nuovi impianti); per la restante parte possono concorrere altre varietà locali, quali l'Ogliarola, la Marinese, l'Olivella, la Ruveia, la Vigna della Corte. Estremamente ridotto (non più del 10 %) l'apporto ammesso di altre varietà non autoctone, quali il Leccino o il Frantoio.

Le tecniche di coltivazione degli oliveti sono quelle tradizionali delle Colline dell'Ufita, che assicurano all'olio che ne deriva l'elevato e noto pregio qualitativo. La raccolta viene effettuata entro il 31 dicembre di ogni anno e le olive vengono molite entro due giorni dalla raccolta. La resa al frantoio non può eccedere il 20%. L'area di produzione della DOP coincide con quella di coltivazione delle varietà più pregiata dell'olivicoltura irpina e che è assurta a simbolo dell'olivicoltura di qualità: la Ravece.

La Ravece è una cultivar di origine sconosciuta, ma almeno dal Cinquecento diffusa quasi esclusivamente nel territorio ufita-arianese, componente privilegiata della dieta mediterranea che in quest'area si caratterizza sul trinomio vino, pane e olio. La notevole presenza di note aromatiche e il suo gusto fruttato intenso fa prediligere l'uso di quest'olio su piatti di una certa consistenza, come minestre a base di legumi, tipiche pastasciutte della tradizione irpina, zuppe, bruschette e grigliate di carne.

Dolci

Altri piatti

Lo stesso argomento in dettaglio: Casatiello, Cardone (gastronomia), Pastiera napoletana e Spaghetti.

Altro simbolo della cucina italiana sono gli spaghetti, con i quali Napoli rivaleggia con la Cina per la loro invenzione. La pasta in origine veniva cotta lungo la strada in grossi pentoloni sempre pieni d'acqua bollente e cosparsi con abbondante parmigiano, consumati con le mani.

Alcuni piatti tipici della cucina campana sono: il cardone (piatto tipico della provincia di Benevento), la pasta con fagioli tipico della provincia di Benevento, dell'alta provincia di Caserta e del napoletano, la parmigiana di melanzane (piatto campano), l'impepata di cozze (Napoli), la caprese (Napoli), la minestra maritata (piatto campano), polpi 'alla luciana' (Napoli), spaghetti allo scoglio (Napoli), pasta e faglioli con le cozze (Napoli), pasta alla Genovese (Napoli), la pasta al ragù (Napoli), le melanzane al cioccolato (Salerno), gli spaghetti alle vongole (Napoli), la maccaronara (Castelvetere sul Calore - Avellino), i crusìcchi (Salerno), il mugnatiello (Benevento), il panuozzo(Gragnano).

Vini della Campania

I vini campani, forse meno famosi rispetto a quelli di altre regioni italiane, vantano numerose IGT, DOC e ben quattro DOCG.

Sport


Lo stesso argomento in dettaglio: Sport in Campania.

Lo sport in Campania è rappresentato da varie discipline, sia individuali che di squadra. La cultura regionale è concentrata essenzialmente nel calcio, anche altri sport vedono però la regione esprimersi ad alti livelli, come la pallacanestro, il pugilato e sport acquatici come pallanuoto, vela e canottaggio.

Calcio

Nel calcio, la regione da sempre ha vantato diversi club nelle serie professionistiche. La principale compagine campana (oltre che dell'intero sud Italia) è il Napoli, che nella sua storia ha vinto due volte lo scudetto e sei volte la Coppa Italia; altre tre sono le società ad aver militato in Serie A: l'Avellino (10 partecipazioni), la Salernitana (2 partecipazioni) e il Benevento (2 partecipazioni).

Pallacanestro

Altro sport di spessore in regione è il basket, il quale vede la sua massima espressione nella città di Caserta con la Juvecaserta Basket vincitrice di uno scudetto nel 1991 e di una Coppa Italia nel 1986; anche la s Avellino, vincitrice di una Coppa Italia nel 2008, milita nella massima serie nazionale. La città di Napoli ha ospitato diverse società cestistiche: fra queste la Partenope Napoli Basket e la Società Sportiva Basket Napoli, entrambe vincitrici di una Coppa Italia. Da non dimenticare anche lo Scafati Basket che milita nel secondo campionato nazionale da oltre 20 anni, con un’apparizione di 2 anni nella massima serie. In campo femminile si segnala la Napoli Basket Vomero, vincitrice di uno scudetto e di una EuroCup.

Altri sport

Nella città di Caserta è presente la squadra di pallavolo femminile VolAlto Caserta, nata nel 2006, che milita nella Serie A1.

Su scala regionale riscuote importante successo anche il pugilato, che vede i suoi massimi esponenti in Clemente Russo e Domenico Valentino, entrambi di Marcianise; la pallanuoto, che ha nella squadra di Napoli (il Posillipo) la più titolata della regione e, vantando nel proprio palmarès sei titoli europei e dodici nazionali (di cui undici scudetti), la seconda squadra più blasonata della nazione.

Infine, si ricordano altri esponenti dello sport nativi della Campania come Mascalzone Latino (per la vela), Pino Maddaloni per il judo (medaglia d'oro olimpica a Sidney nel 2000), i fratelli Abbagnale con Giuseppe Di Capua per il canottaggio e Massimiliano Rosolino per il nuoto.

Principali impianti sportivi

 
Città Stadi di calcio
Napoli Stadio San Paolo
Salerno Stadio Arechi
Benevento Stadio Ciro Vigorito
Avellino Stadio Partenio
Eboli Stadio José Guimarães Dirceu
Castellammare di Stabia Stadio Romeo Menti
Napoli Stadio Arturo Collana
Torre Annunziata Stadio Alfredo Giraud
Pagani Stadio Marcello Torre
Nocera Inferiore Stadio San Francesco d'Assisi
Salerno Stadio Donato Vestuti
Caserta Stadio Alberto Pinto
 
Città Altri impianti
Caserta PalaMaggiò
Napoli Ippodromo di Agnano
Avellino Palasport Giacomo Del Mauro
Benevento Stadio Pacevecchia
Napoli PalaBarbuto
Napoli Piscina Felice Scandone
Pozzuoli PalaTrincone
Eboli PalaSele
Scafati PalaMangano

Grattacieli


Di seguito l'elenco dei grattacieli più alti della Campania.

Grattacielo Altezza Anno Città
Torre Telecom Italia 129 metri 1995 Napoli
Torre ENEL I 122 metri 1990 Napoli
Torre ENEL II 122 metri 1990 Napoli
Torre Francesco 118 metri 1990 Napoli
Torre Saverio 118 metri 1990 Napoli
Torre del Consiglio Regionale Campania 115 metri 1992 Napoli
Torre A del Tribunale di Napoli 110 metri 1991 Napoli
Torre B del Tribunale di Napoli 102 metri 1991 Napoli
Ambassador's Palace Hotel 100 metri 1957 Napoli
Edificio Eni-Italgas 88 metri 1995 Napoli
Giunta Regione Campania 88 metri 1995 Napoli
Holiday Inn Hotel 83 metri 1995 Napoli
Torri residenziali del CDN 80 metri 1995 Napoli
Edificio E3 75 metri 1995 Napoli
Torre biologica II° Policlinico 74 metri 1971 Napoli
Torre della Stazione Centrale di Napoli 70 metri 1960 Napoli
Banco di Napoli I 70 metri 1990 Napoli
Banco di Napoli II 70 metri 1990 Napoli
Torre Telecom Italia
È stato per quindici anni, dal 1995 al 2010, il grattacielo più alto d'Italia.
Ambassador's Palace Hotel
E' stato per trentatré anni, tra il 1957 ed il 1990, il grattacielo più alto di Napoli e della Campania. E' anche dal 1957 l'edificio alberghiero più alto d'Italia.[senza fonte]

Stemma


Repubblica Marinara di Amalfi
Quella di Amalfi è la prima e una delle più importanti repubbliche marinare del paese e forse la prima che raggiunse una rilevanza di spicco nel panorama nazionale. Il suo commercio non era vasto come quello di Venezia, ma raggiunse comunque importanti traguardi grazie all'espansione verso il mar Mediterraneo e quindi l'Egitto e Bisanzio, conquistando così tutto il mercato arabo. Amalfi ebbe il pregio anche di costituire il codice marittimo vigente per tutta l'epoca medievale fino al XVI secolo, nonché il più antico codice marittimo italiano: le tavole amalfitane.

La decadenza della Repubblica amalfitana si ebbe con l'avvento dei normanni in Sicilia che spostò il ruolo di polo mercantile al porto di Napoli e Salerno.

Secondo la motivazione ufficiale, lo stemma della Campania è ispirato alle insegne della Repubblica marinara di Amalfi.

La prima bandiera di Amalfi fu quella della Repubblica marinara omonima, caratterizzata dalla croce di Malta[135] su campo azzurro (XII secolo). La croce è di origine bizantina, per questo motivo è una croce di tipo greco ovvero a braccia eguali. A differenza di una croce greca classica però, quella della repubblica amalfitana riportava due punte su ogni braccio per un totale di otto, in rappresentanza ognuna di esse di una delle otto beatitudini secondo san Matteo, oppure alcune importanti virtù cristiane, o possono anche rappresentare le 8 nazionalità di provenienza dei Cavalieri di san Giovanni, o gli 8 princìpi che dovevano rispettare gli antichi cavalieri.

Nel XIII secolo, fu adottata la bandiera del comune, la quale vedeva un fondo azzurro con una banda obliqua di colore rosso da sinistra verso destra, accanto a quella antica a croce maltese.

Nel 1971, la regione Campania riadattò il primo simbolo utilizzandolo così nella propria bandiera che divenne ufficialmente uno scudo sannitico argento con banda rossa obliqua da sinistra a destra su campo azzurro (di tonalità diversa rispetto a quello della bandiera amalfitana).

Note


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Bibliografia


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Data: 28.11.2020 12:11:28 CET

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