Disfagia


Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Disfagia
Specialitàgastroenterologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM438.82 e 787.2
ICD-10R13
MeSHD003680
MedlinePlus003115
eMedicine2212409

La disfagia è una disfunzione dell'apparato digerente, consistente nella difficoltà a deglutire, e al corretto transito del bolo nelle vie digestive superiori[1][2]; quasi sempre si manifesta come conseguenza di altri disturbi ostruttivi o motori, come presenza di neoplasie o acalasia. Può riguardare solo i cibi solidi, o anche quelli semiliquidi o liquidi. È da distinguere dall'odinofagia, che consiste in un'algia alla deglutizione.

Indice

Eziologia


Le cause possono essere di tipo ostruttivo, ovvero di riduzione del lume delle vie digestive superiori (esofago in particolare) per compressione o ostruzione, oppure di tipo motorio (discinesie).

Rientrano nella prima categoria la presenza di corpi estranei, stenosi, tumori, diverticoli, infiammazioni, ingrossamento della tiroide, spondilite cervicale. Nel secondo gruppo, si comprendono gli esiti funzionali di patologie sistemiche, come polimiosite, sclerosi laterale amiotrofica o sclerodermia, e di patologie esofagee come l'acalasia, lo spasmo esofageo diffuso, o le discinesie idiopatiche dell'esofago.

Altre cause rintracciabili possono essere neurologiche, come la paralisi dei muscoli della lingua, o la poliomielite, oppure neuromuscolari, come la miopatia e la miastenia.

Classificazione

Esistono diverse tipologie nosografiche delle disfagie.

A seconda dell'eziologia:

A seconda della localizzazione:

A livello funzionale e semeiotico, si distingue inoltre tra:

Clinica


Segni e sintomi

In campo medico si è discusso se la disfagia possieda sintomi propri, o se i sintomi siano sempre correlati all'eziologia[4]; rimangono comunque accertate le sue caratteristiche semeiotiche.

A seconda della localizzazione la disfagia si può presentare con una clinica differente:

Test di valutazione della disfagia

I test di screening della disfagia più citati in letteratura sono:

Esami di laboratorio e strumentali

Lo standard di riferimento nello studio della disfagia è rappresentato dalla videofluoroscopia che permette un'analisi accurata di tutto l'atto deglutitorio.

Ancora poco diffusa risulta, invece, l'impiego della videofluoromanometria, che prevede l'esecuzione simultanea della videofluoroscopia e la registrazione di un tracciato manometrico, al fine di una più precisa valutazione del disturbo disfagico riferito dal paziente correlando i dati morfologici a quelli funzionali.

Le indicazioni per l'esecuzione di esami strumentali sono:

Trattamento


Il trattamento è eziologico, vale a dire volto a trattare la causa della sintomatologia. In caso di restringimenti dell'esofago per anomalie della muscolatura intrinseca (acalasia), il trattamento farmacologico sarà volto a favorire il rilassamento della muscolatura tramite farmaci miorilassanti come i calcio-antagonisti, il trattamento chirurgico sarà volto alla dilatazione dell'area coinvolta (generalmente lo sfintere esofageo inferiore) tramite dilatazione pneumatica o miotomia. In caso di tumori comprimenti o infiltranti l'esofago il trattamento si avvarrà di rimozione chirurgica del tumore con eventualmente chemioterapia adiuvante. L'intervento sarà palliativo o curativo a seconda della tipologia e dello stadio del tumore in questione. In corso di sindrome di Plummer-Vinson sarà effettuata terapia marziale eventualmente supportata da chirurgia dilatativa. Per disordini psicogeni il trattamento è psicologico o psichiatrico.

Fondamentale inoltre l'intervento riabilitativo del logopedista, il quale, affiancato dall'équipe multidisciplinare, potrà stabilire le consistenze di bolo più adatte per il singolo paziente e le eventuali posture facilitanti. Segue un percorso riabilitativo con recupero parziale o totale al quale il paziente e i familiari sono tenuti a partecipare attivamente per garantire un miglior outcome possibile.

Per il trattamento riabilitativo viene spesso utilizzata la terapia a vibrazione locale che permette anche un trattamento intraorale.

Note


  1. ^ Smithard DG, Smeeton NC, Wolfe CD, Long-term outcome after stroke: does dysphagia matter? , in Age Ageing, vol. 36, n. 1, 2007, pp. 90–4, DOI:10.1093/ageing/afl149 , PMID 17172601 .
  2. ^ Brady A, Managing the patient with dysphagia , in Home Healthc Nurse, vol. 26, n. 1, 2008, pp. 41–6; quiz 47–8, DOI:10.1097/01.NHH.0000305554.40220.6d , PMID 18158492 .
  3. ^ Disfagia: clinica e diagnosi | MedMedicinehttp://medmedicine.it/articoli/74-medicina-interna/123-disfagia
  4. ^ Boczko F, Patients' awareness of symptoms of dysphagia , in J Am Med Dir Assoc, vol. 7, n. 9, 2006, pp. 587–90, DOI:10.1016/j.jamda.2006.08.002 , PMID 17095424 .
  5. ^ Marco Alaimo, Disfagia, i test di valutazione dei disturbi della deglutizione , su Nurse24.it, 27 giugno 2018. URL consultato il 12 febbraio 2021.

Bibliografia


Voci correlate


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Categorie: Segni clinici | Malattie dell'esofago




Data: 20.01.2022 11:35:56 CET

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