Lago Omodeo


Lago Omodeo
Stato  Italia
Regione  Sardegna
Provincia  Oristano
Comune Aidomaggiore, Ardauli, Bidonì, Busachi, Ghilarza, Nughedu Santa Vittoria, Sedilo, Soddì, Sorradile, Tadasuni, Ula Tirso
Coordinate
Altitudine 118 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 29,37 km²
Profondità massima 59,55 m
Profondità media 12,13 m
Volume 0,792 km³
Idrografia
Origine lago artificiale
Bacino idrografico 2.056 km²
Immissari principali Tirso, Taloro
Emissari principali Tirso
Isole 2

Il lago Omodeo (in sardo Lagu Omodeu) è un lago artificiale della Sardegna. Si trova in provincia di Oristano, nella subregione storica del Barigadu.

È formato dallo sbarramento del fiume Tirso tramite la diga di Santa Chiara prima e dalla più recente diga Eleonora d'Arborea, situate rispettivamente in territorio di Ula Tirso e Busachi. Il bacino idrico è intitolato ad Angelo Omodeo, l'ingegnere che curò la progettazione della prima diga, che rimane parzialmente sommersa dalle acque del nuovo invaso.

Indice

Descrizione


Territorio

Il territorio del lago Omodeo è inserito nell'elenco dei siti di interesse comunitario per via della sua rilevante importanza dal punto di vista paesaggistico ed ambientale[1][2].

Flora e fauna

Dal punto di vista floristico-vegetazionale le sponde del lago Omodeo sono caratterizzate principalmente da formazioni boschive di leccio (Quercus ilex) e dalla macchia mediterranea, alle quali si sostituisce la roverella (Quercus pubescens) nelle stazioni più fresche. Sono inoltre presenti specie caratteristiche della vegetazione riparia come il pioppo bianco (Populus alba), il salice fragile (Salix fragilis), l'olmo campestre (Ulmus minor), il frassino (Fraxinus ornus), il tamericio (Tamarix gallica e Tamarix africana) e l'alloro (Laurus nobilis)[1].

La fauna è maggiormente rappresentata dagli uccelli, sia stanziali sia migratori. Le specie più comuni sono la ghiandaia marina (Coracias garrulus), l'occhione comune (Burhinus oedicnemus), il falco pellegrino (Falco peregrinus), il falco pescatore (Pandion haliaetus) ed il piro piro piccolo (Actitis hypoleucos). Tra gli uccelli acquatici sono presenti il codone comune (Anas acuta), il moriglione (Aythya ferina), il mestolone comune (Anas clypeata), l'alzavola (Anas crecca), il fischione (Anas penelope), la folaga (Fulica atra), la gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), il germano reale (Anas platyrhynchos), la canapiglia (Anas strepera), l'oca selvatica (Anser anser), la garzetta (Egretta garzetta), l'airone bianco (Egretta alba) e l'airone cenerino (Ardea cinerea). Gli anfibi ed i rettili più comuni sono il discoglosso sardo (Discoglossus sardus), il tarantolino (Phyllodactylus europaeus), la tartaruga palustre (Emys orbicularis) e la testuggine di Hermann (Testudo hermanni). Tra i pesci va segnalata la presenza di una popolazione di alose morfologicamente identiche all'agone (Alosa agone), sorprendentemente generatasi in una decina d'anni dalle cheppie rimaste intrappolate nel lago a causa dello sbarramento del fiume Tirso.[1]

Storia


Il primo bacino artificiale fu realizzato con la costruzione della diga di Santa Chiara, presso Ula Tirso, che fu completata nel 1924, ed inaugurata il 28 aprile dello stesso anno alla presenza del re Vittorio Emanuele III, originando il più grande lago artificiale d'Europa, che aveva una capacità massima di 403 milioni di metri cubi d'acqua[3].

I lavori per la sua costruzione facevano parte di un più ampio progetto, che comprendeva anche la bonifica della pianura di Oristano. Vi furono impiegati 16.000 operai che realizzarono il progetto redatto dall'ingegnere Angelo Omodeo, il quale partecipò anche alla costruzione delle grandi dighe sul Nilo. La costruzione fu completata in cinque anni, sotto la direzione dell'ingegnere Giulio Dolcetta[4].

Lungo più di 22 km, il bacino fu realizzato al fine di regolamentare le piene del fiume, produrre energia elettrica e per l'irrigazione della pianura del Campidano di Oristano. La creazione del bacino artificiale determinò inoltre la sommersione di alcuni siti archeologici (nuraghi, tombe di giganti, e l'insediamento prenuragico di Serra Linta[5]) e del piccolo villaggio di Zuri, che venne riedificato su un'altura poco distante dal lago. Anche l'antica chiesa del villaggio, dedicata a san Pietro Apostolo, venne smontata concio per concio e ricostruita a monte, nell'attuale posizione[6].

Il 2 febbraio 1941 la diga fu attaccata con dei siluri da alcuni aerei decollati dalla portaerei britannica HMS Ark Royal.

Nel 1997 fu inaugurata la nuova diga, intitolata ad Eleonora d'Arborea. Lo sbarramento è alto 100 metri e lungo 582 metri. Il volume totale dell'invaso è pari a 792 milioni di metri cubi d'acqua, coprendo una superficie di 29,370 km²[3].

Note


  1. ^ a b c Scheda del SIC ITB031104 dal sito del Ministero dell'Ambiente (PDF) [collegamento interrotto], su ftp.scn.minambiente.it. URL consultato il 7 ottobre 2010.
  2. ^ Cartografia del SIC dal sito della Regione Sardegna (PDF), su regione.sardegna.it. URL consultato il 7 ottobre 2010.
  3. ^ a b Informazioni sulla diga Eleonora d'Arborea , su bonificaoristanese.it. URL consultato il 7 ottobre 2010.
  4. ^ Gianpaolo Pisu, Societa bonifiche sarde 1918-1939: la bonifica integrale della piana di Terralba, Milano, Franco Angeli editore, 1995, ISBN 88-204-9177-X.
  5. ^ Serra Linta sul sito del Progetto Iloi , su progettoiloi.it. URL consultato il 7 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2012).
  6. ^ Ghilarza, Chiesa di San Pietro di Zuri , su sardegnacultura.it. URL consultato il 7 ottobre 2010.

Bibliografia


Voci correlate


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Data: 13.05.2021 09:02:47 CEST

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