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Lingua araba




Arabo
عربية ʿArabiyya
Parlato inAlgeria, Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait, Iraq, Libano, Libia, Marocco, Mauritania, Oman, Qatar, Siria, Somalia, Sudan, Tunisia, Palestina, Yemen dalla maggioranza, e in molti altri paesi, come lingua di minoranza.
RegioniVicino Oriente arabo, Nordafrica
Locutori
Totale313.177.600 (2018)
Classifica5[1]
Altre informazioni
ScritturaAlfabeto arabo
TipoVSO flessiva
Tassonomia
FilogenesiLingue afro-asiatiche
 Lingue semitiche
  Semitiche Centrali
   Semitiche Centrali Meridionali
Statuto ufficiale
Ufficiale in Algeria
 Arabia Saudita
 Bahrein
 Ciad
 Comore
 Gibuti
 Egitto
 Emirati Arabi Uniti
 Eritrea
 Giordania
 Iraq
 Kuwait
 Libano
 Libia
 Marocco
 Mauritania
 Oman
 Palestina
 Qatar
 Siria
 Somalia
 Sudan
 Tunisia
 Yemen
Una delle lingue nazionali di:
 Mali
 Niger
 Senegal
Regolato daNel Mondo arabo: Arabic Language International Council.
In  Algeria: Consiglio Supremo della lingua araba.
In  Arabia Saudita: Accademia della Lingua Araba.
In  Egitto: Accademia della Lingua Araba.
In  Giordania: Accademia giordana dell'arabo.
In  Israele: Accademia della Lingua Araba.
In  Iraq: Accademia delle Scienze.
In  Libia: Accademia della Lingua Araba.
In  Marocco: Accademia della Lingua Araba.
In  Siria: Accademia della Lingua Araba.
In  Somalia: Accademia della Lingua Araba.
In  Sudan: Accademia della Lingua Araba.
In  Tunisia: Beit Al-Hikma Foundation.
Codici di classificazione
ISO 639-1ar
ISO 639-2ara
ISO 639-3ara (EN)
Glottologarab1395 (EN)
Linguasphere12-AAC
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
يولد جميع الناس أحرارًا متساوين في الكرامة والحقوق. وقد وهبوا عقلاً وضميرًا وعليهم أن يعاملو بعضهم بعضًا بروح الإخاء.
Yūladu jamī‘u an-nāsi ʼaḥrāran mutasāwina fī al-karāmati wa-l-ḥuqūqi. Waqad wahabū ‘aqlan wa-ḍamīran wa-‘alayhim ʼan yu‘āmila ba‘ḍahum ba‘ḍan bi-rūḥi al-ʼiḫāʼi.

Nazioni dove l'arabo è lingua ufficiale (verde), co-ufficiale parlato dalla maggioranza (blu) o da una minoranza (azzurro) della popolazione.

La lingua araba (الْعَرَبيّة, al-ʿarabiyya o semplicemente عَرَبيْ, ʿarabī) è una lingua semitica, del gruppo centrale. È comparsa per la prima volta nell'Arabia nord-occidentale dell'Età del Ferro e ora è la lingua franca del mondo arabo.[2] Per popolazione araba si intendono coloro che vivono dalla Mesopotamia all'est fino ai monti anti-libanesi ad ovest, nell'Arabia nord-occidentale e nel Nordafrica.

L'arabo classico è la lingua liturgica di 1,9 miliardi di musulmani e l'arabo standard moderno è una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite.[3][4][5][6] Si parla di forse ben 319 milioni di persone che la parlano (nativi e non nativi) nel mondo arabo, rendendola la quarta lingua più parlata del mondo.[1]

Indice

Storia


La scrittura dell'arabo classico si sviluppò dalla forma tardo-nabatea dell'aramaico. L'alfabeto aramaico dei nabatei, con la loro capitale Petra, è un precursore della scrittura araba. La scrittura dei graffiti arabi era soprattutto aramaica o nabatea. Secondo il Kitab al-Aghani (Il libro dei canti), tra i primissimi inventori della scrittura araba ci furono due cristiani di al-Hīra (Zayd ibn Bammad e suo figlio). A Zabad (a sud-ovest di Aleppo) sono state trovate delle iscrizioni cristiane in tre lingue (siriaco, greco e arabo), degli anni 512-513 d.C., finora le più antiche testimonianze scoperte della scrittura araba.

È evidente come i cristiani arabi abbiano giocato un ruolo nella storia della lingua araba nel VI secolo. I testi più antichi di un arabo «classico» risalgono al III secolo d.C. e presto si sviluppò una poesia araba in ambito semitico. La lingua e la scrittura araba furono ulteriormente sviluppate alla corte di al-Hīra, la città araba sulla riva occidentale dell'Eufrate del Sud la cui sede vescovile è spesso citata, e che fu un grande centro cristiano ancora prima di Najran nell'Arabia meridionale: qui si studiava l'arte dello scrivere, molto prima che fosse praticata in generale nel resto della penisola arabica. L'arabo fu infine fondamentale per il senso dell'unità e dell'identità degli arabi.

La lingua araba ha preso "in prestito" da altre lingue non solo le parole profane, come ad esempio il termine qaṣr (dal latino castra, «accampamento», «cittadella»), bensì anche parole che sono state molto rilevanti per il Corano e per altri usi della lingua: così la parola qalam (dal greco kalamos), che significa "calamo", attraverso il quale per i musulmani Dio ha insegnato agli uomini ciò che essi prima non sapevano. Dalle fonti semitico-ebraiche o cristiane derivano:

Il siriaco qeryqānā (= «lettura» nella liturgia) dimostra un legame con il nome al-Qurʾān (attraverso il verbo affine qara'a «leggere ad alta voce»). Ma ancora più importante: la parola che il Corano conosce "per il solo Dio" fu utilizzata in Arabia già prima di Muhammad per il massimo Dio («il Dio superiore»): Allāh (il padre di Muhammad si chiamava per esempio « servo di Allāh » = 'abd Allāh) risultò, se è di origine puramente araba, dalla contrazione al-Ilāh, cioè «il Dio». Secondo altri autori, però, esso potrebbe aver avuto anche un'origine non araba, bensì generalmente semitica (reminiscenze dell'ebraico Elohim e dell'antico siriaco alaha = «il Dio»). Ad ogni modo, ancor oggi gli ebrei, i cristiani e i musulmani, in arabo non conoscono alcun'altra parola per Dio che Allāh, e per questo Allāh va semplicemente tradotto con «Dio».

La lingua araba fa capo al ceppo semitico, alla cui radice gli studiosi hanno postulato un capostipite unico, definito protosemitico, che fu il probabile mezzo di espressione dei primi semiti nella stadio linguistico comune, cioè prima che il gruppo umano semitico si frammentasse geograficamente in vari gruppi migratori, diversificandosi culturalmente. Quando ciò avvenne, diversi millenni or sono, dal protosemitico derivarono lingue diverse, ciascuna delle quali assunse, con il tempo, peculiari caratteristiche morfologiche e lessicali; la tesi più accreditata comunque indicherebbe il serbatoio dei semiti nella penisola araba. Comunque la lingua araba venne diffusa tra il VII e il XII secolo, sull'onda delle conquiste islamiche, in tutto il Nordafrica, dove venne ad affiancarsi ai dialetti berberi, e in un'ampia fascia che copre tutto il Medio Oriente fino ai confini della Persia. Oggi è lingua ufficiale in tutti i ventidue paesi che aderiscono alla Lega araba; e una delle lingue ufficiali di tre organizzazioni internazionali: la Lega araba, l'Unione africana e l'ONU. Un grande numero di persone parla arabo come seconda lingua, lingua veicolare o lingua del culto. La tradizione islamica considera l'arabo lingua sacra in quanto impiegata nel proprio testo sacro, ovvero il Corano.

Di grammatica non semplice, l'arabo presenta, come le altre lingue semitiche, la flessione interna dei sostantivi e dei verbi. Soltanto lo scheletro consonantico delle parole rimane invariato, mentre infissi e vocali si combinano per ottenere le più sottili sfumature. Ricco di consonanti uvulari, spiranti e faringali ostiche agli europei, si è tuttavia dimostrato una lingua molto adatta alla poesia. Oggi l'arabo si presenta frazionato in un gran numero di dialetti, non sempre mutualmente comprensibili; mentre la lingua classica è da tutti conosciuta come la lingua dei media, delle pubblicazioni, dell'istruzione, della religione e dei rapporti internazionali del mondo arabo.

Letteratura


Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura araba e Poesia araba.

La letteratura araba prende l'avvio con le Muʿallaqāt, poesie di argomento lirico, erotico o guerresco, scritte nel VI secolo da un gruppo di poeti nell'ambiente dei beduini nomadi, tra cui spiccano ʿAntar e Imru l-Qays. A queste segue a ruota la compilazione del Qurʾān (Corano), per i musulmani parola divina trasmessa dall'arcangelo Gabriele al profeta Muḥammad (Maometto), con la quale si apre il capitolo dell'Islām. Queste prime composizioni rappresentarono l'inizio di quella che, nei secoli successivi, sarebbe diventata una letteratura d'importanza mondiale. Le opere di narrativa, storia, filosofia, teologia, poesia, sia originali sia di derivazione greca e persiana, che meriterebbero di essere menzionate, sono numerose. Ricordiamo ad esempio l'antologia Alf layla wa layla (Le mille e una notte), tuttora apprezzata e continuamente tradotta e ristampata nel mondo. Da allora l'arabo ha continuato ad essere, per centinaia di milioni di persone, una valida lingua letteraria.

Alfabeto


L'alfabeto arabo consiste di 28 consonanti, più un grafema particolare (hamza) e alcuni simboli grafici particolari. Tre di queste consonanti hanno un valore semi-consonantico (o semi-vocalico, se si preferisce), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici esistenti nell'arabo classico (fuṣḥā):

In realtà nei vari dialetti (عامية ‘āmmiyya) i suoni vocalici "e" e "o" trovano piena accoglienza. Questo rende particolarmente ardua la soluzione della traslitterazione in alfabeto latino perché, se in arabo classico il nome "Muḥammad" prescriverebbe l'uso appunto delle vocali "u" e "a", nel parlato ciò non è detto che avvenga. Si avrà allora (in modo perfettamente legittimo) "Mohammed" o, addirittura (rispettando la realtà fonetica di certe aree arabofone) "M'hammed". Meno corretto – ma non in maniera dirimente – mescolare le cose e creare ad esempio "Muhammed" o "Mohammad". Spesso si preferisce, per uniformità, usare con coerenza il sistema "classico", comunemente chiamato "arabo letterario". Questo per evitare le varietà fonetiche che si presentano numerose, a seconda delle nazioni arabofone. La stessa cosa vale per l'articolo determinativo arabo "al-" che, con circa metà delle lettere dell'alfabeto, assimila la prima consonante che incontra mentre resta invariato con le restanti lettere. Le lettere che assimilano l'articolo sono dette lettere "solari" e sono, ﺕ (ta), ﺙ (tha), ﺩ (dal), ﺫ (dhal), ﺭ (ra), ﺯ (zay), ﺱ (sin), ﺵ (shin), ﺹ (sad), ﺽ (dad), ﻁ (ta), ﻅ (za), ﻝ (lam) ﻥ (nun); quelle che non lo assimilano sono chiamate lettere "lunari" e sono ﺍ (alif), ﺏ (ba), ﺝ (gim), ﺡ (ḥa), ﺥ (kha), ﻉ (ʿayn), ﻍ (ghayn), ﻑ (fa), ﻕ (qaf), ﻙ (kaf), ﻡ (mim), ﻩ (ha hafīfa), ﻭ (waw), ﻱ (ya). Si avrà così "ash-shams" (il sole), "ar-rajul" (l'uomo), "an-nūr" (la luce) ecc; mentre si avrà "al-qamar" (la luna), "al-kitāb" (il libro), "al-bint" (la ragazza), ecc.

Le vocali brevi (a, u, i) sono indicate da tre diversi segni posti sopra o sotto la consonante che precede immediatamente quella vocale, con un piccolo tratto obliquo soprastante la "a" (detto fatḥa), con uno identico ma sottostante la "i" (detto kasra) e con una sorta di piccolo nove, con coda più accentuata, soprastante la "u" (detto damma). Tra i simboli particolari appartenenti alla scrittura araba troviamo:

La lingua araba si scrive da destra verso sinistra. Le 28 lettere che compongono l'alfabeto hanno 4 forme differenti a seconda che si trovino all'inizio di una parola, in mezzo, alla fine o isolate. Solo 6 lettere non legano a sinistra con le altre e perciò hanno solo la forma iniziale e finale. Esse sono:

Esistono altri "simboli" particolari che sono costituiti dall'unione di 2 lettere o caratteri:

Esistono vari sistemi di traslitterazione dall'arabo.

Dialetti


Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti arabi.

Nel mondo arabo si parlano molte varianti dialettali della lingua araba, spesso molto diverse tra loro. Mentre esiste un arabo ufficiale standard (fuṣḥā) che viene usato per la comunicazione scritta e in situazioni formali, per la comunicazione orale viene usato a livello pubblico l'arabo standard oppure, a livello privato, la lingua dialettale. Alcuni di questi dialetti sono solo parzialmente comprensibili dagli arabi che vengono da paesi diversi; l’insieme di dialetti usati nella comunicazione quotidiana varia infatti non solo da un paese arabo all’altro ma anche da una regione all’altra all’interno dei singoli stati. In particolare i dialetti del Maghreb sono considerati molto diversi dall'arabo standard, soprattutto a causa delle influenze della lingua francese, ma anche dai dialetti parlati nel Golfo Persico. Mentre le persone di buon livello culturale sono in genere capaci di esprimersi nell'arabo ufficiale, la maggioranza degli arabi usa generalmente solo il proprio dialetto locale. Al giorno d'oggi i dialetti egiziano e levantino sono probabilmente i più conosciuti e compresi nel mondo arabo, grazie alla grande popolarità della filmografia egiziana e siriana.

Nozioni di grammatica


La frase minima

Come in ogni lingua, la frase minima è formata dal soggetto (un nome o un pronome) e dal predicato (un verbo, eventualmente accompagnato da un aggettivo, un pronome o un nome, o anche un'intera frase). Le frasi si suddividono in verbali (quando contengono un verbo) e nominali (quando il verbo è assente)[7].

L'arabo non possiede il tempo presente del verbo essere, pertanto fa un largo uso di frasi nominali. Di conseguenza, frasi come "dove sei?", "chi è lui?" e "chi è lei?" si traducono rispettivamente "dove tu?" (أﻳﻥ أنت؟, ’ayna ’anta/’anti?), "chi lui?" (من هو؟, man huwa?) e "chi lei?" (من هي؟, man hiya?).

L'articolo determinativo

In arabo esiste un solo articolo, determinativo e invariabile (-ﺍﻟ, al-), che si comporta come un prefisso, unendosi all'inizio della parola; "il libro" è, quindi, al-kitāb (ﺍﻟﻜﺘﺎﺏ). Le lettere dell'alfabeto a seconda del loro comportamento a contatto con l'articolo si dividono in solari e lunari. Le consonanti "lunari" (quelle labiali, velari e post-velari) prendono l'articolo così com'è, mentre quelle "solari" (tutte le altre) assimilano la lam dell'articolo alla prima lettera del sostantivo, che quindi si raddoppia (es. "il sole": *al-shams > ash-shams).[8]

Per esprimere l'indeterminazione si raddoppiano le lettere ḍamma (ـُ /u/), fatḥa (ـَ /a/) e kasra (ـِ /i/) (la ـُ damma al nominativo indeterminato non usa due segni identici, ma uno solo che deriva dall'unione dei due:ـٌ ); la damma raddoppiata si pronuncia [un], la fatḥa raddoppiata [an] e la kasra raddoppiata [in] (es. "una bella casa": baytun jamīlun; "la bella casa": al-baytu al-jamīlu). Il fenomeno del raddoppiamento vocalico a fine parola si chiama "nunazione".

La ’alif dell'articolo è waṣla, ossia si elide a contatto con un'altra vocale: بابُ ٱلبيت *bābu al-bayt diventa quindi bābu-l-bayt, oppure ancora في ٱلفندق *fī al-funduq diventa fī-l-funduq.

Le declinazioni

Lo stesso argomento in dettaglio: ʾiʿrāb.

L'arabo è una lingua flessiva che possiede tre casi: il nominativo, la cui marca è la ḍamma (ـُ /u/); l'accusativo, la cui marca è la fatḥa (ـَ /a/); il caso obliquo, la cui marca è la kasra (ـِ /i/).

Dal caso obliquo si costruisce il complemento di specificazione (es. "il libro del ragazzo", kitābu-l-waladi), in cui il sostantivo dell'entità posseduta ("il libro") non prende mai l'articolo (pur essendo determinato) e il sostantivo dell'entità possedente ("del ragazzo") è al caso obliquo semplice e prende l'articolo. In una catena di complementi di specificazione (es. "il libro della figlia del maestro") prende l'articolo solo l'ultimo termine (kitābu binti-l-muʿallimi).

L'aggettivo segue sempre il sostantivo e si declina in genere, numero e caso.

Nella lingua parlata e nei dialetti la declinazione non viene evidenziata.

Il verbo

Lo stesso argomento in dettaglio: Verbi arabi.

La radice dei verbi è formata da tre o, più raramente, quattro lettere.

Vi sono nove forme "aumentate", espresse con l'aggiunta di suffissi, che attribuiscono al verbo una sfumatura di significato (es. la seconda forma ha valore perlopiù causativo, la terza di reciprocità, la quinta di passività, etc.).

I verbi irregolari si formano quando nella radice compaiono le semivocali ﻭ e ﻱ, che creerebbero una cacofonia se precedute o seguite dalle desinenze. Un verbo irregolare si dice "assimilato" (1º gruppo dei verbi irregolari) se ha ﻭ o ﻱ all'inizio, "concavo" (2º gruppo dei verbi irregolari) se ha ﻭ o ﻱ al centro e "difettivo" (3º gruppo dei verbi irregolari) se ha ﻭ o ﻱ alla fine.

Il verbo arabo possiede solo due tempi: perfetto e imperfetto.

  1. il passato indica che l'azione si è svolta (passato); ha solo il modo indicativo.
  2. il non-passato indica che l'azione si sta svolgendo (presente) o si svolgerà (futuro); ha i modi indicativo, congiuntivo, imperativo, infinito sostantivato (maṣdar), participio attivo/presente sostantivato (ism al-fāʿil, lett. "nome del facente"), participio passivo/passato sostantivato (ism al-mafʿūl, lett. "nome del fatto") e l'apocopato. L'arabo classico ha inoltre l'energico I e l'energico II, non utilizzati in arabo moderno standard.

La coniugazione completa di tutti i verbi si ricava dal paradigma del verbo ﻓﻌﻝ (faʿala, "fare").

L'infinito sostantivato di faʿala, fiʿl ("il fare"), è un nome d'azione (nomen actionis) sostantivato e significa, quindi, "azione, opera".

Cenni di fonologia


La pronuncia dell'arabo si differenzia notevolmente tra i vari Paesi in cui è parlato e anche all'interno di essi. Esiste, però, una lingua araba moderna standard che comprende 33 fonemi: 5 vocalici e 28 consonantici.

  Labiali Interdentali Dentali / Alveolari Palatali Velari Uvulari Faringali Glottali
semplici enfatiche
Occlusive sorde     ت طt̪ˁ   كk ق q   ء ʔ
sonore بb   د ضd̪ˁ جd͡ʒ~ʒ~g1      
Fricative sorde ف f ث θ سs ص ش ʃ خx~χ4 حħ هh
sonore   ذ ð ز z ظ ðˁ~zˁ   غ ɣ~ʁ4 ع ʕ  
Nasali م m   ن n          
Vibranti     ر r            
Laterali     ل l2            
Approssimanti       ي j و w    

Quasi tutte le consonanti possono essere brevi o lunghe (geminate). La pronuncia enfatica si realizza avvicinando la parte posteriore della lingua alla faringe.

Nell'arabo standard i suoni [o], [e], [p], [v] e [ʧ] compaiono solo in prestiti stranieri.

La pronuncia può subire il fenomeno della ’imāla ("inclinazione"), che provoca l'innalzamento della vocale /a/ verso il timbro /ɛ/~/e/.

Parole di origine araba in italiano


Nel corso del Medioevo entrarono nell'italiano numerose parole arabe, specie in settori in cui gli Arabi eccellevano: navigazione, commercio, matematica, astronomia, medicina.

Alcuni termini marittimi derivati dall'arabo sono "libeccio", "scirocco", "gomena", "cassero" (vocabolo che gli Arabi presero dai Bizantini e questi a loro volta dai Romani; cfr. latino "castrum"[9]). La parola di origine araba "ammiraglio" indicò dapprima "capo, comandante" e solo nel sec. XII in Sicilia e nel XIII altrove si fissò nel significato di "capo delle forze di mare". L'espressione araba dâr-sinâ'a ("casa del mestiere", poi "luogo di costruzioni navali") trova accoglimento in Italia sotto diverse forme: arzanà (da cui arsenale) a Venezia, darsena a Genova, tersanaia a Pisa, terzenale ad Ancona, terzanà a Palermo.

Alcuni termini commerciali derivati dall'arabo sono "magazzino", "fondaco", "dogana", "gabella", "tariffa", "fardello", "tara", "zecca", "carato", "risma", "sensale". Attraverso gli scambi commerciali sono giunti i termini "zucchero", "zafferano", "caffè", "azzurro", "lapislazzuli", "limone", "albicocco", "carciofo", "zibibbo", "melanzana", "tamarindo"[10][11], "ribes".

Sono di origine araba i termini matematici "algebra", "algoritmo" e "cifra" (derivante dalla parola araba indicante lo zero, novità essenziale nel sistema di numerazione europeo) e i termini astronomici "Aldebaran", "almagesto", "almanacco" (< al-manākh, "tavole astronomiche"[12]), "zenit", "nadir", "Vega".

Nella medicina entrò il vocabolo arabo "sciroppo". La medicina araba influenzò molto la scuola medica salernitana; proprio da Salerno deve essersi divulgato il termine medico "taccuino" (< taqwīm, "corretta disposizione").

Altri termini arabi sono "zara", "azzardo"[13], "califfo", "sultano", "alcova", "alcool" (< al-kuḥl, "polvere finissima per tingere le sopracciglia"[14]), "alchimia" ("pietra filosofale"), "caraffa", "tazza", "ragazzo" (< raqqāṣ, "fattorino, corriere"[15]), "bizzeffe" ("in abbondanza"), "gazzarra" (< algazara, "mormorio"), "salamelecco" (< salām ‘alaikum, "pace a te/voi"), "alambicco", "racchetta" (in origine "palmo della mano", poi "racchetta") e "assassino" (termine che in origine designava i Nizariti, setta degli Ismailiti radunata attorno al Vecchio della Montagna[16]).

Nei termini arabi in "al-" ("alambicco", "algebra" ecc.) o in "a + consonante geminata" ("ammiraglio", "assassino", "azzardo" ecc.) si riscontra un fenomeno frequente in spagnolo, in cui gli arabismi presentano spesso forme in cui compare l'articolo arabo al- ("alcázar", "fortezza, palazzo, reggia"; "alcachofa", "carciofo"; "algodón", "cotone"; "azúcar", "zucchero"; "alhóndiga", "fondaco"), poiché molti di questi termini giunsero in Italia attraverso traduzioni dallo spagnolo.

Premi Nobel per la letteratura di lingua araba


Bibliografia


Dizionari

Dialetti arabi moderni

Grammatiche

(ed. orig. Manuel d'arabe moderne, II voll., Parigi, L'Asiathèque - Maison des langues du monde, 1993-2008)
(ed. orig. Teach Yourself Complete Arabic, Londra, Hodder Education, 2010)

Dialetti arabi moderni

Alfabeto arabo

Sociolinguistica

(ed. orig. Le sabre et la virgule, L'archipel, 2007)

Introduzione alla lingua

Influenza dell'arabo sull'italiano

Note


  1. ^ a b Statistica Ethnologue 2009 , su ethnologue.com. URL consultato il 23 maggio 2018.
  2. ^ Al-Jallad. The earliest stages of Arabic and its linguistic classification (Routledge Handbook of Arabic Linguistics, forthcoming) , su academia.edu.
  3. ^ Christianity 2015: Religious Diversity and Personal Contact (PDF), su gordonconwell.edu. URL consultato il 10 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2017).
  4. ^ The Future of the Global Muslim Population , su pewforum.org.
  5. ^ "Table: Muslim Population by Country | Pew Research Center's Religion & Public Life Project" , su pewforum.org.
  6. ^ Official Languages , su un.org.
  7. ^ L'italiano non prevede un uso sistematico della frase nominale, ma spesso se ne trovano nelle risposte in cui il verbo è sottinteso: "dove è Marco?" → "In giardino". Il latino, in modo simile all'arabo, tende a sottintendere il verbo essere quando è copula: nomen omen "il nome [è] presagio".
  8. ^ L'opposizione fra solari e lunari viene dal fatto che le parole che significano sole (shams, ash-shams) e luna (qamar, al-qamar) sono state scelte come rappresentanti dei due gruppi.
  9. ^ càssero in Vocabolario – Treccani
  10. ^ tamarindo in Vocabolario – Treccani
  11. ^ Bruno Migliorini, Ignazio Baldelli, Breve Storia della lingua italiana, ed. Sansoni, 1984, pag. 79-81.
  12. ^ almanacco in Vocabolario – Treccani
  13. ^ azzardo in Vocabolario – Treccani
  14. ^ àlcol in Vocabolario – Treccani
  15. ^ ragazzo in Vocabolario – Treccani
  16. ^ Manlio Cortelazzo, Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, ed. Zanichelli
  17. ^ Si tratta del primo volume (Parte I - Lettura e scrittura, Parte II - Morfologia e nozioni di sintassi) della grammatica di Laura Veccia Vaglieri, ma aggiornato e adattato da Maria Avino. Il volume è stato inoltre diviso fisicamente in due parti, teoria ed esercizi, mentre l'originale si presentava in un volume unico. Il secondo volume dell'opera (Complemento della morfologia e sintassi) resta per ora invariato.

Voci correlate


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Collegamenti esterni


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Data: 20.05.2020 12:14:52 CEST

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