Rivolte prussiane


Parlando di rivolte prussiane si fa riferimento a cinque rivolte (due di dimensione maggiore e tre di portata ridotta) effettuate da parte degli antichi prussiani, una delle tante tribù baltiche, contro i Cavalieri Teutonici nel 13º secolo, durante la crociata prussiana. L'ordine religioso cavalleresco, con il sostegno dei Papi e dall'Europa cristiana, perseguiva l'obiettivo di conquistare e convertire i prussiani pagani. Nei primi dieci anni della crociata, cinque delle sette principali famiglie prussiane erano cadute sotto il controllo dei meno numerosi cavalieri teutonici. Tuttavia, i prussiani insorsero contro i propri conquistatori in cinque occasioni.

La prima rivolta fu finanziata dal duca Swietopelk II, duca di Pomerania. Inizialmente i prussiani (o pruzzi) ebbero successo, riducendo i cavalieri ad asserragliarsi nei soli cinque castelli rimasti sotto il loro controllo. Anche se la situazione sembrava volgere a favore del duca, le popolazioni locali riportarono una serie di sconfitte militari e alla fine dovettero riappacificarsi con i crociati. Venuto meno il sostegno del duca Swietopelk ai prussiani, un prelato di Papa Innocenzo IV negoziò un accordo di pace tra prussiani e cavalieri. Tuttavia, questo trattato non fu mai onorato o applicato, specialmente dopo la vittoria prussiana nella battaglia di Krücken alla fine del 1249.[1]

La seconda rivolta, nota a livello storiografici come "grande rivolta prussiana", fu provocata dalla battaglia del 1260 di Durbe, la più disastrosa sconfitta subita dai Cavalieri Teutonici nel 13º secolo.[2] Questa rivolta fu la più lunga, più imponente e più pericolosa per l'Ordine, il quale di nuovo fu costretto a rintanarsi nei cinque castelli più attrezzati. I rinforzi per i cavalieri giungevano con lentezza, nonostante i ripetuti incoraggiamenti di Papa Urbano IV, e per i teutonici tutto sembrava lasciar prevedere il peggio. A svantaggiare i pruzzi e ad impedirgli di assestare il colpo decisivo fu la mancanza di unità e di una strategia comune, che diede il tempo necessario affinché rinforzi più numerosi finalmente raggiunsero la Prussia intorno al 1265. Uno dopo l'altro, i gruppi prussiani si arresero e la rivolta venne stroncata nel 1274.

Le successive tre rivolte minori dipesero da aiuti stranieri e furono soppresse nel giro di uno o due anni. L'ultima rivolta del 1295 pose fine alla crociata prussiana: la Prussia divenne infine un territorio cristiano di lingua tedesca, che assimilò i prussiani nativi e un certo numero di coloni provenienti da diversi stati tedeschi.

Indice

Contesto storico


Cronologia delle conquiste teutoniche[3]
Anno Gruppo di prussiani
1233–1237 Pomesani
1237 Pogesani
1238–1241 Warmiani,
Natangi,
Barthi
1252–1257 Sambiani
1274–1275 Nadruvi

Sebbene i prussiani respinsero le prime incursioni dell'Ordine di Dobrzyń, furono numericamente soverchiati dagli attacchi eseguiti dalla Polonia, dai ruteni nel sud-est e dai Cavalieri teutonici dall'ovest. L'Ordine Teutonico fu chiamato nella Terra di Chełmno nel 1226 da Corrado I di Polonia, il quale aveva intrapreso in precedenza una serie di attacchi contro i pruzzi ed era preoccupato per eventuali incursioni ostili: con la scusa di convertire i pagani, fu in grado di giustificare la sua richiesta di soccorso.[4] Impegnati nelle crociate in Terra Santa, i Cavalieri Teutonici furono disponibili solo nel 1230. Il loro primo compito fu quello di costruire una base sulla riva sinistra della Vistola a Vogelsang, di fronte a Toruń (Thorn), che fu completata un anno dopo.[5] Guidati da Hermann Balk, i Cavalieri non ripeterono gli errori del precedente Ordine e non si spinsero verso est attraversando le foreste.[6] Preferirono infatti costruire castelli fortificati in legno (in seguito in mattoni e pietra) lungo i principali fiumi e la laguna di Vistola da utilizzare come testa di ponte per future espansioni. Nel 1231–1242 furono costruite quaranta fortificazioni sulla scia di questo schema.[3] I prussiani affrontarono grandi difficoltà nell'espugnare i castelli, poiché erano abituati a combattere solo in campo aperto. La maggior parte dei conflitti avvennr in estate o in inverno. I cavalieri pesantemente corazzati non potevano viaggiare e combattere su terreni impregnati d'acqua per lo scioglimento della neve o a causa delle piogge autunnali. Le campagne estive erano le più pericolose, poiché i Cavalieri, in caso di conquiste effettuate, preferivano avviare immediatamente la costruzione di fortezze impiegando molti uomini.[3] Tale strategia ebbe però successo: in dieci anni, cinque dei sette principali gruppi di prussiani avevano ceduto ai pochi cavalieri a disposizione dell'Ordine.[3] I prussiani non si diedero subito per vinti e scatenarono cinque rivolte nei successivi cinquant'anni.

La prima rivolta prussiana (1242–1249)


La prima rivolta prussiana fu scatenata essenzialmente da tre eventi:[7] in primis, l'Ordine di Livonia, una branca più o meno dipendente ai Cavalieri Teutonici, che perse la battaglia del lago Peipus ghiacciato contro Aleksandr Nevskij nell'aprile 1242; in secondo luogo, la Polonia meridionale fu devastata da un'incursione mongola nel 1241; nel tentativo di arginarla, i polacchi persero la battaglia di Legnica e ciò comportò per i Cavalieri Teutonici la perdita di uno degli alleati più fidati e che forniva spesso rinforzi. In terzo luogo, il duca Swietopelk II di Pomerania (o Swantopolk) stava combattendo contro i Cavalieri, in quanto essi sostenevano le pretese dinastiche dei suoi fratelli contro di lui. Parte della storiografia ipotizza che i nuovi castelli costruiti erano d'ostacolo per le sue rotte commerciali lungo il fiume Vistola.[6] Inoltre, mentre vi è chi abbraccia l'ipotesi di un'alleanza tra Swietopelk e i pruzzi senza esitazione,[7] altri sono più cauti e sottolineano che le informazioni storiche ad oggi a disposizione provengono da documenti scritti dai Cavalieri Teutonici: pertanto, può bene darsi siano state oculatamente scritte al fine di convincere il Pontefice a bandire una crociata non solo contro i pagani, ma pure contro il duca cristiano.[8]

I prussiani assediarono i castelli teutonici e riuscirono a catturarli tutti tranne quelli di Elbing (Elbląg) e Balga nelle regioni orientali della Natangia, della Barta e Varmia; Thorn (Toruń), Culm (Chełmno) e Rehden (Radzyń Chełmiński) nelle zone occidentali.[9] Nel dicembre 1242, i Cavalieri furono in grado di catturare Sartowice, il castello di Swietopelk sulle rive della Vistola. L'assedio avviato per riprendere la fortezza durò cinque settimane, ma non ebbe buon esito: perirono 900 uomini fedeli al duca.[10] Nella primavera del 1243, Swantopolk perse anche il castello di Nakel (Nakło nad Notecią), fondamentale per gestire il commercio sul fiume Noteć. A fronte di queste perdite, il duca fu costretto a negoziare una tregua di breve durata.[11] Nell'estate del 1243, i pruzzi e gli jatvingi penetrarono in Kulmerland (Terra di Chełmno) e, sulla via del ritorno dalle incursioni, sconfissero i crociati sulle loro tracce il 15 giugno sulle rive del fiume Osa. Perirono circa 400 soldati teutonici, incluso il loro maresciallo.[12] Swantopolk, incoraggiato dalla sconfitta tedesca, allestì un esercito di 2.000 uomini e assediò, senza successo, Culm (Chełmno).[13]

I Cavalieri Teutonici riuscirono a radunare una coalizione contro Swantopolk: i Duchi di Masovia, a cui vennero promesse delle terre in Prussia, i Duchi della Grande Polonia, a cui sarebbe andata Nakel, e i Duchi di Pomerelia, fratelli di Swantopolk, i quali speravano di riconquistare la loro eredità.[14] Swietopolk costruì un castello a Zantyr, dove il Nogat si separa dalla Vistola e creò un blocco navale da Elbing a Balga. Mentre la costruzione resistette agli attacchi teutonici, il blocco fu spazzato via usando delle cocche.[15] Alla fine del 1245 l'esercito di Swantopolk subì una grave sconfitta a S(ch)wetz Świecie, e un'altra all'inizio del 1246, dove furono uccisi 1.500 pomerani.[16] Swantopolk II chiese una tregua e Papa Innocenzo IV nominò il suo cappellano, Jacques Pantaléon, il futuro Papa Urbano IV, per gestire i negoziati di pace.[17] Tuttavia, la guerra riprese nel 1247, quando ingenti rinforzi teutonici arrivarono in Prussia.[12] Alla vigilia di Natale del 1247, i tedeschi assediarono con successo una grande fortezza pomesana, che in seguito ribattezzarono Christburg (Dzierzgoń). Il neo-arrivato Enrico III di Meißen sottomise presto i pogesani.[18] Swantopolk riconquistò e distrusse Christburg, ma i Cavalieri la ricostruirono in una nuova posizione. Sia gli eserciti prussiani che quelli di Swantopolk non riuscirono a catturarla una seconda volta. Ottone III di Brandeburgo si mosse con i suoi uomini in Varmia e Natangia, costringendo i locali ad arrendersi.[19]

I colloqui di pace iniziati nel 1247 non furono molto costruttivi. Un nuovo tentativo avvenne nel settembre 1248 e alla pace si giunse il 24 novembre 1248.[20] Swantopolk dovette restituire le terre sequestrate ai suoi fratelli, consentire ai Cavalieri Teutonici di passare attraverso i suoi domini, smettere di chiedere pedaggi alle navi che solcavano la Vistola e bloccare qualsiasi supporto ai Prussiani. I prussiani furono costretti a firmare il trattato di Cristburgo il 7 febbraio 1249.[21] Il documento prevedeva la libertà personale e diversi diritti per i cristiani appena convertiti. Terminata formalmente la rivolta, già nel novembre del 1249 i natangi combatterono e sconfissero i cavalieri nella battaglia di Krücken.[1] Le schermaglie durarono fino al 1253 e alcune fonti citano quest'anno come quello della fine della rivolta.[22] In virtù degli eventi successivi alla sua stipulazione, il trattato aveva perso il suo valore: ad ogni modo, rimane un atto interessante dal punto di vista storiografico.

La grande rivolta prussiana (1260–1274)


Preparazione e tattiche

La grande rivolta ebbe inizio il 20 settembre 1260.[23] Fu innescata dalla vittoria militare lituana e samogita contro le forze congiunte dell'Ordine di Livonia e quello teutonico nella battaglia di Durbe. Mentre l'insurrezione andava diffondendosi a macchia d'olio nelle terre prussiane, ogni etnia scelse una propria guida: i sambiani erano guidati da Glande, i natangi da Herkus Monte, i barthi da Diwanus, i warmi da Glappo, i pogesani da Auktume.[24] Un gruppo che non partecipò alla ribellione fu quello dei pomesani.[12] A fornire ulteriore appoggio vi era Skalmantas, leader dei sudoviani. Tuttavia, non esisteva una figura centrale che coordinasse le operazioni delle varie forze in campo. Forse si potrebbe dire che fu Herkus Monte, istruito in Germania, l'uomo che riscuoteva il consenso maggiore: ad ogni modo, comandò solo i suoi natangi.

I pruzzi assediarono i numerosi castelli che i Cavalieri avevano costruito, sapendo che il grosso delle truppe non poteva giungere, quantomeno in fretta, in Occidente poiché, come si è detto, si trovava o era già morto in Lettonia. I prussiani non avevano familiarità con le tattiche e le macchine d'assedio dell'Europa occidentale: pertanto si affidarono ai forti d'assedio, costruiti intorno al castello, per tagliare le provviste agli occupanti. I Cavalieri Teutonici non riuscirono a radunare grandi eserciti per fornire rifornimenti alle guarnigioni affamate e i piccoli castelli iniziarono a cadere.[25] Il più delle volte, le fortificazioni espugnate venivano distrutte, poiché non si disponeva dei mezzi necessari per difendere gli edifici e fornire rifornimenti di cibo e di vario genere a coloro che li avrebbero dovuti presidiare: una delle poche eccezioni fu Heilsberg (Lidzbark Warmiński).[26] Il 29 agosto 1261 Jacques Pantaléon, colui il quale supervisionò la formazione del trattato di Cristburgo dopo la prima rivolta, fu eletto Papa Urbano IV.[27] Avendo constatato di persona lo status della Prussia, tenne particolarmente in considerazione i Cavalieri Teutonici ed emise 22 bolle papali nei tre anni del suo papato in cui intimava di inviare rinforzi ai Cavalieri.[28] Mentre il supporto sembrava finalmente arrivare, l'Europa orientale appariva come una polveriera: mentre i duchi di Polonia e Germania erano occupati nelle loro diatribe, l'Ordine di Livonia stava contrastando l'insurrezione dei semgalli.[29]

Successi iniziali dei prussiani

I primi rinforzi teutonici arrivarono all'inizio del 1261, ma furono spazzati via il 21 gennaio 1261 da Herkus Monte nella battaglia di Pokarwis.[6] Nel gennaio 1262, giunsero rinforzi dalla Renania guidati da Guglielmo VII, duca di Jülich, il quale fu obbligato da Papa Alessandro IV ad adempiere ai suoi doveri da crociato in Prussia.[30] Questo esercito interruppe l'assedio di Königsberg. Non appena però abbandonò la regione per raggiungere la Germania, i sambiani ripresero l'assedio con il sostegno di Herkus Monte e dei natangi al suo seguito. Herkus fu ferito in battaglia e i natangi si ritirarono, lasciando i sambiani incapaci di fermare i rifornimenti che giungevano il castello: ciò portò al fallimento dell'assedio.[31] I pruzzi ottennero più successo nelle zone interne (tranne nel caso di Wehlau, ora Znamensk)): ai teutonici rimasero disponibili solo le roccaforti di Balga, Elbing, Culm, Thorn e Königsberg.[12] La maggior parte di esse cadde nel 1262–1263, mentre Bartenstein cedette nel 1264. Ancora una volta i prussiani distrussero i forti catturati anziché sfruttarli a proprio piacimento. Uno dei pochi vantaggi di questa strategia fu la facoltà di spostarsi liberamente altrove in Prussia poiché non era necessario fermarsi a presidiare alcunché.[32] Le tappe successive furono la Culmerland e la Cuiavia.

Un rinvigorito Herkus Monte riuscì a sferzare i difensori della terra di Chełmno e a fare molti prigionieri nel 1263. Sulla via del ritorno in Natangia, Herkus e i suoi uomini furono affrontati da un contingente dei loro nemici. Nella battaglia di Löbau che ne scaturì, i prussiani uccisero quaranta cavalieri, incluso il Feldmarschall dell'Ordine.[33] I prussiani ricevettero anche il supporto dei lituani e dei sudoviani. Nell'estate del 1262, Treniota e Shvarn attaccarono la Masovia, uccidendo il duca Siemowit I e saccheggiarono la Culmerland, spingendo i pogesani ad unirsi agli scontri.[34][12] Tuttavia, l'assassinio di Mindaugas e le successive lotte dinastiche impedirono ai lituani di avviare ulteriori campagne. Skalmantas, capo dei sudoviani, fece il suo ingresso a Culm (Chełmno) sia nel 1263[35] che nel 1265.

Punto di svolta

L'anno del 1265 fu il punto di svolta per il prosieguo dell'insurrezione: rinforzi più numerosi per i Cavalieri Teutonici iniziarono finalmente a raggiungere la Prussia[12] e la Sambia non fu più in grado di combattere. I castelli teutonici di Königsberg e Wehlau sul fiume Pregel tagliarono la regione dal resto della Prussia. I rifornimenti a Königsberg furono portati via mare e il castello servì da base alle incursioni nei dintorni della Samland (Sambia). L'Ordine di Livonia inviò guerrieri a Königsberg e le forze congiunte sconfissero i sambiani in una battaglia decisiva, costringendoli ad arrendersi.[36] Nel 1265 arrivarono rinforzi dalla Germania: gli eserciti del duca Alberto I di Braunschweig e di Alberto II di Meißen si unirono ai crociati,[6] senza però ottenere grandi risultati.[37] Nel 1266 Ottone e Giovanni I, co-sovrani della Marca di Brandeburgo, eressero un castello nelle terre natange tra Balga e Königsberg e lo chiamarono Brandeburgo (dal 1945 Ushakovo). A causa del tempo assai inclemente, non furono in grado di organizzare campagne nelle terre prussiane.

Quando i duchi si diressero verso casa, la fortezza di Brandeburgo fu catturata da Gloppe e dai varmiani.[37] L'anno successivo, Otto tornò per ricostruire il castello. Tuttavia, sia Giovanni che Otto morirono prima della fine del 1267 e il figlio di Otto fu ucciso in un torneo. I successivi Duchi di Brandeburgo non furono di supporto per i Cavalieri.[37] Nel 1266 il duca Swantopolk, sostenitore dei prussiani durante la prima rivolta, morì e i suoi figli Mestwin II e Warcisław si unirono per breve tempo alla rivolta in favore delle popolazioni autoctone.[38] Nel 1267, re Ottocaro II di Boemia, il quale già nel 1254 aveva partecipato alla crociata prussiana e a cui fu promesso da Papa Urbano IV che avrebbe potuto tenere per sé tutte le terre conquistate,[39] si recò nuovamente in Prussia. Il suo unico risultato fu costringere il duca Mestwin a riconciliarsi con i Cavalieri Teutonici. Il suo grande esercito non fu in grado di fare una campagna a causa delle condizioni climatiche: i cavalieri, attrezzati soprattutto per affrontare il freddo, dovettero fare i conti con temperature primaverili che causarono lo scioglimento della neve e diverse precipitazioni che resero inutilizzabili diversi equipaggiamenti.[40]

La guerra con i prussiani si trasformò in operazioni lampo nelle regioni di confine. Piccoli gruppi di uomini, da una dozzina a cento, eseguivano infatti rapide incursioni nelle fattorie, nei villaggi, nei posti di frontiera, ecc. Questo tipo di conflitto non avrebbe mai portato a risultati davvero efficaci per sconfiggere l'altra fazione: i Cavalieri Teutonici si affidarono a futuri rinforzi dalla Germania e dall'Europa, anche perché i prussiani stavano esaurendo le opzioni.[41] Dopo il massacro dei soldati teutonici arresisi nella battaglia di Krücken nel 1249, i cavalieri si rifiutarono di negoziare con i prussiani. La mancanza di una guida centrale e di una più solida coordinazione furono tra le ragioni dell'insuccesso. I natangi dovevano guardarsi dagli attacchi che potevano essere innescati da Balga, Brandeburgo, Wehlau e Königsberg mentre i varmiani erano minacciati dalle guarnigioni di Cristburgo ed Elbing.[42] In una siffatta situazione, solo Diwane e i barthi al suo fianco furono in grado di continuare a muoversi liberamente in Occidente.[41] Essi continuarono annualmente ad effettuare numerose spedizioni minori nella terra di Chełmno.

La fine della rivolta

La principale offensiva prussiana fu organizzata nel 1271 insieme a Linka, leader dei pogesani.[43] La fanteria dei barthi e dei pogesani assediò una fortificazione di confine, ma fu respinta dai cavalieri di Cristburgo. I prussiani che riuscirono a fuggire si unirono alla loro cavalleria, mentre alte i teutonici avevano allestito un accampamento sulla sponda opposta del fiume Dargune (fiume Dzierzgoń) per intrappolarli. Quando i crociati si ritirarono per la notte lasciando a guardia solo le sentinelle, metà dell'esercito prussiano attraversò il fiume di nascosto per attaccare l'Ordine alle spalle: subito dopo, gli altri guadarono il fiume per avviare un attacco frontale, circondando così gli avversari.[44] La cosiddetta battaglia di Paganstin terminò con la morte di dodici cavalieri e 500 uomini di fanteria.[43] I prussiani, sull'onda dell'entusiasmo attaccarono subito Cristburgo e per poco non la catturarono. Si concentrarono dunque sui dintorni della città e in quel momento giungeva la cavalleria di Elbing. La fanteria prussiana, presa di sorpresa, morì mentre provava a fuggire.[45] Nonostante le perdite, Diwane si ripresentò presto e bloccò le strade che conducevano a Cristburgo, nella speranza di far morire di fame gli occupanti della fortezza. Diwane morì nel corso di un assedio di minore importanza a Schönsee (Wąbrzeźno) nel 1273.[46]

Nell'inverno 1271-1272 erano stati inviati rinforzi da Meißen, guidati dal conte Dietrich II.[6] L'esercito invase la Natangia e assediò una costruzione difensiva dei locali senza nome. L'assalto costò 150 vittime ai crociati: la maggior parte della resistenza natangiana era stata invece spezzata via e la regione era stata decimata.[47] Herkus Monte, alla guida di un piccolo contingente, fu costretto a rifugiarsi nelle foreste della Prussia meridionale. Nel giro di un anno fu infine catturato e impiccato.[35] Anche l'ultimo capo prussiano, Glappe di Varmia, finì impiccato quando i suoi uomini intenti ad assaltare Brandeburgo (ora Ušakovo nell'oblast' di Kalininigrad) furono colpiti anche dalle spalle.[48] L'ultimo gruppo a cedere fu quello dei pogesani, i quali riuscirono con astuzia a prendere Elbing tendendo un'imboscata alla guarnigione che la presidiava. Nel 1274 i Cavalieri meditarono una grande operazione per vendicare quanto accaduto: dopo aver sedato il quartier generale ribelle presso Heilsberg (Lidzbark Warmiński), la ribellione poteva dirsi conclusa.[49]

I cavalieri si prodigarono per ricostruire e rafforzare i castelli distrutti. Un certo numero di prussiani fuggì in Sudovia o in Lituania, mentre altri dovettero spostarsi per ordine dei Cavalieri. Molti contadini liberi divennero schiavi. I nobili locali dovettero convertirsi e consegnare gli ostaggi: solo ad alcuni di essi fu concesso il privilegio di fregiarsi ancora dei titoli.[47] Tra 1274 e il 1283, i Cavalieri Teutonici si concentrarono nella sottomissione degli skalviani, dei nadruvi e degli jatvingi.[3]

Ulteriori insurrezioni e conseguenze


Dopo la grande rivolta, i prussiani insorsero in diverse occasioni contro i Cavalieri, ma queste rivolte accaddero in scala molto più ridotta e non rappresentarono alcun pericolo reale per i Cavalieri Teutonici, che riuscirono a concentrarsi su ulteriori conquiste. Si ritiene che il numero di ribellioni seguenti alla grande rivolta siano state due o tre (il conteggio varia in base alle ricostruzioni storiografiche).[50] Furono soppresse nel giro di un anno o due e mostrarono mancanza di coordinazione tra le tribù prussiane. La terza rivolta, avvenuta nel 1276, fu provocata da Skalmantas, capo dei sudovi, che fece irruzione con successo nelle terre teutoniche.[51] L'anno successivo, con l'aiuto dei lituani, condusse 4.000 uomini nella Culmerland (terra di Chełmno).[35] Non si diffusero nuovi focolai dopo che Teodorico, vogt della Sambia, convinse i sambiani a non unirsi alle proteste; i natangi e i varmiani avevano accettato il battesimo e promesso la loro lealtà ai Cavalieri.[12] Solo i pogesani continuarono a combattere e furono sopraffatti. I sopravvissuti, guidato da una guida dei barthi, fuggirono a Hrodna, nel Granducato di Lituania[52] dove si unirono ad altri rivoltosi della stessa tribù, agli skalviani e a tutti i nadruvi che fuggirono nell'odierna Bielorussia dopo la grande rivolta.[6]

Gli ultimi due tentativi prussiani di liberarsi del dominio teutonico avvennero con il supporto di potenze straniere ostili ai cavalieri. Il primo, noto anche come quarta rivolta, accadde nel 1286 e dipese dall'aiuto del Principato di Rugia, amministrato dal nipote di Swantopolk. Il disegno fu presto scoperto e i barthi e i pogesani ne subirono le conseguenze.[53] Nel 1295 l'ultima rivolta fu limitata alla Natangia e alla Sambia e fu appoggiata da Vytenis, Granduca di Lituania. Gli insorti catturarono Bartenstein (Bartoszyce) di sorpresa e si spinsero a saccheggiare fino a Königsberg, ma non costituirono mai una seria minaccia.[54] A quel tempo la nobiltà prussiana era già stata battezzata ed era filo-teutonica poiché non desiderava perdere ulteriori guerrieri o braccianti alle proprie dipendenze, questi ultimi spesso i principali partecipanti alle ribellioni.[55]

Quanto accaduto nel 1295 pose fine alla crociata prussiana e permise ai Cavalieri di focalizzarsi sulla conquista della Samogizia e della Lituania. Gli storici lituani notano che la feroce resistenza dei prussiani permise ai baltici di guadagnare tempo, perché il giovane e fragile stato lituano maturasse si rafforzasse in modo da potersi opporre alla crociata centenaria, culminata nella battaglia del 1410 di Grunwald, perdendo territori in minima parte.[56] Le terre prussiane furono ripopolate dai coloni tedeschi, che dopo il 16º secolo infine superarono in numero gli autoctoni. Si stima che nel 1400 circa i pruzzi fossero 100.000 e rappresentassero circa la metà della popolazione totale in Prussia.[3] Sottoposti alla germanizzazione e all'assimilazione culturale, si estinsero dopo il XVI secolo. Si ritiene che la lingua prussiana si estinse intorno all'inizio del XVIII secolo.[57]

Note


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  50. ^ Christiansen ne conta almeno due e allude ad una terza; Urban ne considera tre, sostenendo che la quarta "non è stata affatto un'insurrezione" (p. 369); la Tarybų Lietuvos enciklopedija parla di due ribellioni (nel 1276 e 1295), come l'Encyclopedia Lituanica: tuttavia, quest'ultima parla delle due avvenute nel 1286 e nel 1295.
  51. ^ Urban 1980, p. 342.
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  55. ^ Alcuni gruppi si stavano lentamente già germanizzando: (EN) Endre Bojtár, Foreword to the Past: A Cultural History of the Baltic People , Central European University Press, 1999, ISBN 978-96-39-11642-9, p. 147.
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Bibliografia


Voci correlate











Categorie: Crociata prussiana | Guerre che coinvolgono l'Ordine teutonico | Guerre che coinvolgono il Granducato di Lituania




Data: 21.06.2021 09:08:14 CEST

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