Volterra


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Volterra
comune
Localizzazione
Stato Italia
Regione Toscana
Provincia Pisa
Amministrazione
SindacoGiacomo Santi (#FareVolterra - lista civica di centro-sinistra) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate
Altitudine531 m s.l.m.
Superficie252,85 km²
Abitanti10 000[3] (31-8-2020)
Densità39,55 ab./km²
FrazioniMazzolla, Montemiccioli, Saline di Volterra, Villamagna[1]
Comuni confinantiCasole d'Elsa (SI), Colle di Val d'Elsa (SI), Gambassi Terme (FI), Lajatico, Montaione (FI), Montecatini Val di Cecina, Peccioli, Pomarance, San Gimignano (SI)
Altre informazioni
Cod. postale56048
Prefisso0588
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT050039
Cod. catastaleM126
TargaPI
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[4]
Nome abitantivolterrani (colto: volaterrani)[2]
Patronosan Giusto e san Clemente
Giorno festivo5 giugno
Cartografia
Posizione del comune di Volterra all'interno della provincia di Pisa
Sito istituzionale

Volterra è un comune italiano di 10 000 abitanti[3] della provincia di Pisa in Toscana.

È stata una delle principali città-stato della Toscana antica (Etruria), sede nel medioevo di un'importante signoria vescovile avente giurisdizione su un'ampia parte delle Colline toscane. Conserva un centro storico di origine etrusca (di quest'epoca rimangono la ben conservata porta all'Arco; la porta Diana, che conserva i blocchi degli stipiti; gran parte della cinta muraria, costruita con ciclopici blocchi di pietra locale; l'acropoli, dove sono presenti le fondamenta di due templi, vari edifici ed alcune cisterne; diversi ipogei utilizzati per la sepoltura dei defunti), con rovine romane (fra tutte il Teatro ad emiciclo) ed edifici medievali come la cattedrale, la Fortezza Medicea e il Palazzo dei Priori sull'omonima piazza, nel centro storico.

Sede vescovile dell'omonima diocesi, è celebre per l'estrazione e la lavorazione dell'alabastro. La città è candidata per il titolo di Capitale italiana della cultura 2022[5], designata tra le dieci finaliste .

Indice

Geografia fisica


Territorio

Il territorio di Volterra si estende nella parte meridionale della provincia di Pisa, nel cuore della Maremma Pisana e lungo il corso del fiume Cecina. Si trova a 531 m s.l.m. in posizione dominante la Val di Cecina. Confina a nord-est con la città metropolitana di Firenze e ad est e sud-est con la provincia di Siena. Non molto distante, in direzione ovest, si trova la provincia di Livorno. Dista circa 70 km da Pisa e Livorno, 75 km da Firenze, 55 km da Siena e circa 39 km da Cecina, sul tratto di costa tirrenica denominata Costa degli Etruschi.

Parte del territorio comunale fu l'epicentro del terremoto del 2 agosto 1853, che raggiunse la magnitudo 4.63 della Scala Richter ed il 5º-6º grado della Scala Mercalli.[6]

Clima

Data la collocazione interna e collinare, Volterra riceve saltuariamente precipitazioni nevose di una certa consistenza. Eccezionale la nevicata di quasi 80 cm avvenuta tra il 9 e il 10 marzo 2010.[7]

Storia


Dalle origini alla caduta dell'Impero romano

Lo stesso argomento in dettaglio: Etruria e Conquista romana dell'Etruria.

Il colle su cui sorge Volterra era abitato già durante la prima età del ferro, come confermano le grandi necropoli villanoviane delle Ripaie e della Guerruccia, situate sui versanti che guardano a ovest e a nord. Gli insediamenti presenti lungo le colline trovarono il loro punto di incontro nell'area della necropoli dove, intorno alla fine dell'VIII secolo a.C., si iniziarono a tenere mercati e a realizzare aree di culto, dando vita al processo di sinecismo che originò il primo nucleo urbano. I reperti archeologici riferibili ai secoli VII e VI a.C. sono scarsi, ma mostrano una persistenza della cultura villanoviana accanto alle prime testimonianze della cultura orientalizzante.

Veláthri (, il nome etrusco di Volterra), faceva parte della confederazione etrusca, detta dodecapoli etrusca o lucumonie, a partire dalla seconda metà del VI secolo a.C. ingrandì le mura a difesa dell'acropoli fino a raggiungere una circonferenza di circa 1800 metri, in pratica il piano sottostante la vetta del colle; questo processo si completò ai primi del V secolo a.C.. Il re (e gran sacerdote) era detto luchmon (lucumone). Il nome della città etrusca è ben leggibile nella serie di monete conservate al Museo Guarnacci[8]. In latino la città assunse il nome di Volaterrae, dal quale derivano il greco Οὐολατέρραι[9] Ouolatérrai e l'attuale nome italiano.

Le mura, ancora oggi per gran parte visibili, vennero costruite alla fine del IV secolo a.C. ed avevano un'estensione di 7300 metri. Oltre all'accresciuto centro urbano proteggevano anche le fonti, i campi ed i pascoli necessari per far sopravvivere le greggi degli abitanti dei dintorni che si rifugiavano all'interno per salvarsi dai saccheggi che spesso i Galli e i Liguri effettuavano in queste zone.

Dal IV secolo a.C. in avanti i reperti archeologici aumentano ed è possibile ripercorrere la storia della città che raggiunse il suo massimo splendore quando le città etrusche meridionali (Veio, Tarquinia, Cerveteri, Vetulonia ecc.) iniziarono a decadere a causa della loro vicinanza con la nascente potenza di Roma. Volterra era collocata molto più lontano e soprattutto era situata su un colle difficilmente accessibile e protetto da mura possenti. In quel periodo la città ebbe un grande sviluppo della sua economia basata sullo sfruttamento delle miniere di rame e d'argento poste nei dintorni; oltre che di minerali il territorio volterrano era ricco di pascoli, foreste e di attività agricole. Il vicino fiume Cecina e la sua valle furono la naturale via di comunicazione verso il mare favorendo i commerci. La vita politica e sociale era dominata dall'aristocrazia locale, con a capo la famiglia dei Ceicna, che seppe garantire un notevole benessere e anche una certa indipendenza. La parziale indipendenza venne mantenuta anche quando Velathri fu costretta, ultima tra le Lucumonie etrusche, a riconoscere la supremazia di Roma e a entrare verso la metà del III secolo a.C. nella confederazione italica con il nome di Volaterrae.

La città mantenne dei buoni rapporti con Roma e nel corso della seconda guerra punica fornì a Scipione grano e navi. La fedeltà venne ricompensata e nel 90 a.C. i volterrani ottennero la cittadinanza romana. Pochi anni dopo la città venne coinvolta nella guerra civile tra Mario e Silla schierandosi con Mario e accogliendo, all'interno delle sue mura, i resti dell'esercito mariano; Silla diresse personalmente l'assedio alla città che resistette per due anni (82-80 a.C.);[10] dopo i quali, con la popolazione stremata, la città si arrese subendo un devastante saccheggio. Volterra e i suoi abitanti furono privati del diritto di cittadinanza e il suo territorio fu dichiarato ager publicus. Dopo l'abdicazione di Silla, Volterra, difesa da Cicerone, amico dei Caecinae (i Ceicna dell'epoca etrusca) la più potente famiglia volterrana, riuscì a ritornare in possesso di gran parte delle terre confiscate e a godere di un periodo di prosperità e di crescita urbanistica testimoniato dalla costruzione del teatro e da un quartiere residenziale posto nell'area di Vallebona.

Ma furono gli ultimi bagliori. La città era isolata dal punto di vista viario, non era più necessaria come fortezza dopo l'assoggettamento dei Galli, il trasferimento nella capitale delle famiglie più ricche e la crisi economica che colpì i municipi italici nel I secolo d.C. portò la città a decadere in epoca imperiale. In quello stesso I secolo d.C. nacquero a Volterra due dei suoi figli più celebri: Aulo Persio Flacco nel 34 d.C., e San Lino, eletto nel 67 d.C. secondo papa della storia e martirizzato nel 76 d.C.

Negli anni della crisi e della decadenza dell'impero romano, Volterra non ha lasciato nessuna notizia di sé.

Dall'età cristiana al Rinascimento

Lo stesso argomento in dettaglio: Signoria di Volterra.

Nel V secolo d.C. divenne sede di una diocesi il cui vastissimo territorio ricalcava quello della Lucumonia e del municipio romano; nello stesso secolo venne fondato il tempio di Santa Maria, il primo duomo della città. Si segnala tra i primi vescovi volterrani, Giusto (†5 giugno 556), poi divenuto il patrono di Volterra, a cui la tradizione attribuisce il miracolo di aver salvato la città dall'assedio di Totila nel VI secolo.

Nei secoli seguenti la città venne governata dai Longobardi e dai Franchi fino ad arrivare al IX - X secolo quando iniziò il potere temporale dei vescovi. Il potere vescovile fu favorito dagli imperatori che concessero loro il governo della città e i vescovi lo estesero alle vicine città di San Gimignano e Colle Val d'Elsa. Il potere vescovile toccò il suo culmine all'epoca di Galgano Pannocchieschi, vescovo e governatore di Volterra per conto di Federico Barbarossa. Il suo governo dispotico fu anche la causa dell'inizio della rivolta contro quel potere. Lo stesso Galgano venne massacrato dal popolo inferocito sulla soglia del duomo nel 1170. I capi della rivolta anti-vescovile furono i locali signori feudali e gli esponenti della nascente borghesia comunale.

Nel 1208 venne iniziata la costruzione del Palazzo dei Priori, il simbolo e la sede del potere comunale. La costruzione fu veloce e di pari passo calava l'influenza dei vescovi sulla città che praticamente persero il loro potere alla morte del vescovo Pagano Pannocchieschi nel 1239. Il XIII secolo vide la costruzione di numerose case-torri, delle vere e proprie fortezze private per la difesa delle famiglie nobili, impegnate in frequenti e violente lotte di potere. Nello stesso secolo vennero costruite anche le mura medievali, tuttora esistenti. A cavallo tra il XIII e il XIV secolo anche a Volterra divamparono le lotte tra guelfi e ghibellini; qui le due fazioni erano rispettivamente guidate dalle famiglie Belforti e Allegretti.[11]

Il comune di Volterra era circondato da potenti vicini come Firenze, Siena e Pisa in piena espansione territoriale, ma grazie a una saggia politica di buone relazioni seppe garantirsi l'indipendenza. Nel 1340 gli Allegretti vennero cacciati dalla città che a quel punto vide il passaggio dal comune alla Signoria: i Belforti erano ormai i signori di Volterra. Il primo vero signore fu Ottaviano Belforti che politicamente fu molto vicino a Firenze e in particolare a Gualtieri di Brienne. Nonostante la rapida parentesi rappresentata dal Duca d'Atene, Ottaviano rimase signore fino alla morte,[11] giunta nel 1348; i suoi anni di governo videro la costruzione della parte meridionale della Fortezza, soprattutto la torre del Duca d'Atene, localmente nota come "Femmina", da cui è possibile dominare la città. Il successore di Ottaviano fu il figlio Bocchino, che governò come un tiranno e si alienò la fiducia dei volterrani e soprattutto di Firenze. Perso l'appoggio di Firenze, Bocchino cercò di vendere la città ai pisani ma il popolo insorse e tento di linciarlo; Bocchino riuscì a scampare al linciaggio ma dopo un processo sommario venne decapitato sulle scale del palazzo dei Priori il 10 ottobre 1361.[11]

Dopo la sua morte i Belforti vennero cacciati dalla città e Volterra cadde sotto il controllo di Firenze. I fiorentini riconobbero l'indipendenza della città ma fu solo un atto formale. Nella realtà Firenze sceglieva il Capitano del popolo e i Gonfalonieri solo tra persone di sua fiducia e nel 1427 anche qui fu imposta la legge del Catasto fiorentino. Per Firenze Volterra era ormai un suo suddito. Ma i volterrani non si sentivano sudditi e contestarono il provvedimento. Inviarono a Firenze una delegazione che per tutta risposta fu arrestata e tenuta rinchiusa per diversi mesi. I volterrani insorsero in armi e il capo della rivolta fu Giusto Landini: venne cacciato il capitano fiorentino e venne conquistata la fortezza. La nuova indipendenza durò poco, infatti i volterrani si rivolsero a Lucca e Siena per avere aiuti ma le due città risposero picche. Lo stesso Giusto Landini fu vittima di una congiura ordita contro di lui da alcuni nobili volterrani atterriti dalle conseguenze economiche di uno scontro con Firenze: il Landini venne invitato dagli altri priori a un incontro nel palazzo comunale ma una volta giunto lì venne gettato da una finestra; accadde il 7 novembre 1429. Firenze ritornò padrona.

La definitiva sottomissione di Volterra avvenne nel 1472. Due anni prima erano state scoperte delle miniere di allume il cui sfruttamento aveva riacceso le faide familiari tra i nobili volterrani. Lorenzo il Magnifico ne approfittò e si schierò dalla parte della famiglia Inghirami anche se in realtà era Firenze e lui stesso a volere il controllo delle miniere. Per riportare ordine in città venne inviato un esercito composto da 7000 uomini con a capo Federico da Montefeltro; i soldati misero a ferro e fuoco Volterra, la saccheggiarono orrendamente e inoltre buttarono giù quasi tutte le case-torri. Per controllare definitivamente la città venne ampliata la fortezza dove venne edificata anche la torre detta il Mastio, simbolo della potenza fiorentina.

Volterra fu trascinata anche nelle vicende della repubblica di Firenze (1527-1530). La città si schierò dalla parte dei Medici, sostenuti dall'imperatore Carlo V e papa Clemente VII. Francesco Ferrucci, commissario della Repubblica, la occupò e vi si asserragliò con i suoi uomini nell'estate del 1530. La città venne assediata dalle milizie di Fabrizio Maramaldo e dalle truppe spagnole ma i volterrani dettero aiuto al Ferrucci. L'assedio fu lungo e più volte vennero tentati degli assalti poi gli imperiali tolsero l'assedio e il saccheggio sembrava scampato. Ma Francesco Ferrucci e i suoi uomini depredarono le case e le chiese di tutto l'oro e l'argento disponibile per farne moneta.

Dal Granducato di Toscana ad oggi

Dopo il definitivo rientro dei Medici a Firenze, Volterra seguì le vicende del neonato Granducato di Toscana. Le principali famiglie sono i Lisci, Guidi, Riccobaldi, Lottini, Inghirami, Picchinesi, Buonfidanza, Gherardi, Serguidi, Marchi.[12]

Il Seicento e il Settecento furono secoli in cui la città subì una grossa flessione demografica causata dalla crisi economica che colpì la Toscana del tempo e accelerata dalle epidemie di peste del 1630 e del 1656 ma anche dalla disastrosa siccità del 1732. In questo periodo di grande crisi è da segnalare la presenza in città del pittore Salvator Rosa, che ospite delle famiglia Maffei dal 1654 al 1657, lasciò qui alcuni suoi lavori. Una ripresa si ebbe dopo il passaggio del Granducato ai Lorena. Nel XVIII secolo la lavorazione dell'alabastro trovò nuovi sbocchi commerciali e l'economia cittadina ne beneficiò.

Nel 1796 la città venne occupata dalle truppe francesi ma nel 1802 le truppe fedeli al Granduca condotte da Inghiramo e Curzio Inghirami cacciarono i francesi. Ma durò poco, infatti dopo l'annessione del Granducato alla Francia, Volterra divenne una sottoprefettura napoleonica. Questo stato di fatto durò dal 1808 al 1814 e in questo periodo numerose opere d'arte vennero rubate dalla città

Il ritorno al potere dei Lorena, nel 1814, coincise con un momento di ripresa economica e di crescita demografica. Negli anni seguenti si ebbe l'industrializzazione della produzione del sale e il grande sviluppo della manifattura legata alla lavorazione dell'alabastro. Nel 1843 Volterra contava 11.000 abitanti. Gli anni del secondo periodo lorenese videro l'ampliamento delle strade di accesso alla città e la costruzione del bellissimo Viale dei Ponti dalla cui terrazza si gode di un bello e vasto panorama che va fino al mare a e alla punta di Capo Corso.

Il Risorgimento vide la costituzione, nel 1849, della Guardia civica, espressione delle aspirazioni liberali dei cittadini. Nel 1860 la quasi totalità della popolazione votò si all'annessione al Regno d'Italia. Il maggior evento della vita volterrana fino alla fine del XIX secolo fu la costruzione dell'Asilo per Dementi, che nel XX secolo divenne uno dei più grandi d'Italia e la fonte primaria per l'occupazione degli abitanti. Nel 1912 venne inaugurata la linea ferroviaria Saline-Volterra dotata del sistema a cremagliera e rimasta in attività fino al 1958.

Durante la seconda guerra mondiale, operò nella zona della foresta del Berignone, la 23ª Brigata partigiana Garibaldi "Guido Boscaglia" che contribuì alla liberazione della città avvenuta il 9 luglio 1944. Gli anni della guerra sono stati raccontati dallo scrittore, volterrano d'adozione, Carlo Cassola che raccontò personaggi ed episodi della vita dei volterrani e in special modo degli alabastrai, fieri antifascisti.

Simboli

«D’argento, al grifo di rosso afferrante un drago di verde, con testa e collo rivolti. Ornamenti esteriori da Città»

(Descrizione araldica dello stemma[13])

«Drappo di bianco, bordato di rosso, riccamente ornato di ricami d’oro e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in oro, recante la denominazione della Città. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’oro»

(Descrizione araldica del gonfalone[13])

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con l'apposito Decreto del Presidente della Repubblica datato all'8 febbraio 2019[13]

Onorificenze

Titolo di Città
«città nobile, legge del Granducato di Toscana»
— 1º ottobre 1750

Monumenti e luoghi d'interesse


Architetture religiose

Duomo di Volterra

Lo stesso argomento in dettaglio: Duomo di Volterra.

Il Duomo di Volterra, in stile romanico, fu innalzato a più riprese tra il XII ed il XIII secolo. L'interno, restaurato nell'Ottocento, presenta elementi tardo-rinascimentali. Il campanile che si erge a lato della facciata è un'elegante costruzione quattrocentesca. Di fronte al Duomo sorge il Battistero di San Giovanni; edificato nella seconda metà del Duecento, presenta una pianta ottagonale con pareti decorate secondo la classica bicromia dei marmi bianchi e verdi, tipica delle costruzioni romaniche. L'edificio è sormontato da una cupola.

Architetture civili

Palazzi

Architetture militari

Le porte

Società


Evoluzione demografica

Abitanti censiti[14]

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2019 la popolazione straniera residente era di 583 persone.[15] Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Tradizioni e folclore

Cultura


Musei

Teatri

Biblioteche

Arte

Letteratura

Cinema

Televisione

Volterra fu anche l'ambientazione dello sceneggiato televisivo trasmesso alla Rai Tv Ritratto di donna velata. Nel novembre 2017, Volterra è stata anche luogo di riprese, per la seconda stagione de I Medici e nuovamente per la terza stagione.

Giochi

Volterra è il titolo di un gioco da tavolo di Julien Griffon, edito da Steffen-Spiel nel 2020. Si tratta di un gioco astratto per due giocatori dove l'obiettivo è quello di possedere a fine partita la torre più alta. In Italia è distribuito da XV Games.

Geografia antropica


Frazioni

Secondo lo statuto, il comune di Volterra possiede quattro frazioni:[18]

Altre località del territorio

Importanti località del territorio, classificate come agglomerati, sono: Il Cipresso, Montebradoni, Pignano, Ponsano, Prato d'Era, Roncolla, San Cipriano, Sensano, Ulignano, Vicarello.[18]

Altri piccoli borghi rurali e località storiche sono invece quelli di Ariano, Berignone, Cozzano, Marmini, Monte Voltraio, Nera, Palagione, San Giusto, Sant'Anastasio, Sant'Ottaviano, Scornello, Spicchiaiola.

Economia


Artigianato

Per quanto riguarda l'artigianato, è ancora attiva e diffusa l'arte della ceramica del coccio, rinomata per i metodi di lavorazione tradizionali e per i prodotti tipici locali,[19] oltre alla nota lavorazione dell'alabastro.

Infrastrutture e trasporti


Ferrovie

In località Saline è presente la fermata ferroviaria di Volterra-Saline-Pomarance, capolinea della linea per Cecina.

Fino al 1958 la già citata linea arrivava fino al centro di Volterra attraverso un tracciato a cremagliera, e terminava nella stazione di Volterra.

Strade

Di grande importanza per Volterra è la ex SS68 di Val Cecina, che la collega a ovest con la costa e con la SS1 Aurelia.

Amministrazione


Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1944 1946 Amedeo Meini designato dal CLN, socialista Sindaco
1946 1951 Mario Giustarini Lista PCI, PSI, Partito d'Azione Sindaco
1951 1956 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1956 1960 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1960 1964 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1964 1970 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1970 1975 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1975 1980 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1980 1985 Giovanni Brunale Lista PCI Sindaco
1985 1990 Giovanni Brunale PCI Sindaco
1990 1995 Giovanni Brunale PCI Sindaco
1995 1999 Ivo Gabellieri Lista civica Federazione Democratica appoggiata dal centrosinistra Sindaco
1999 2004 Ivo Gabellieri Lista civica Unione per Volterra appoggiata dal centrosinistra Sindaco
2004 2009 Cesare Bartaloni Lista civica Insieme per Volterra appoggiata dal centrosinistra Sindaco
2009 2014 Marco Buselli Lista civica Uniti per Volterra Sindaco
2014 2019 Marco Buselli Lista civica Uniti per Volterra Sindaco
2019 In carica Giacomo Santi Lista civica Fare Volterra appoggiata dal PD Sindaco

Gemellaggi

La città di Volterra è gemellata con:

Esiste un patto di amicizia con:

Note


  1. ^ Statuto comunale di Volterra , Art. 1.
  2. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, Pàtron Editore, 1981, p. 632.
  3. ^ a b ISTAT, Bilancio demografico e popolazione residente al 31 agosto 2020 (dato provvisorio) , su demo.istat.it. URL consultato l'8 dicembre 2020.
  4. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  5. ^ Volterra candidata Capitale Italiana della cultura 2022: “Da noi innovazione, arte e progettazione” , su Fanpage. URL consultato l'11 ottobre 2020.
  6. ^ Stucchi et al. (2007). DBMI04, il database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani utilizzate per la compilazione del catalogo parametrico CPTI04. Quaderni di Geofisica, INGV.
  7. ^ Volterra fotoreportage neve - Forum meteo MeteoNetwork , su forum.meteonetwork.it. URL consultato il 26-04-2010.
  8. ^ Fabrizio Burchianti, Museo Etrusco Guarnacci, scheda 79. Pacini Editore, Pisa, 2013. A fronte della scheda sono riportate le foto di 3 monete (n° d'inventario MG 4761, MG 4772, MG 4763), abitualmente ricondotte al III sec. a.C. con ben leggibile, su ognuna, in senso antiorario (l'etrusco si leggeva da destra a sinistra), la scritta "FELAODI" (ho usato le lettere della tastiera più vicine ai simboli dell'alfabeto etrusco), che hanno valori fonetici consueti, tranne la F, corrispondente a "v", O corrispondente a "th", D corrispondente a "r". (Burchianti è l'attuale Direttore del Museo Etrusco di Volterra.)
  9. ^ Strabone 4.1.12
  10. ^ Strabone, Geografia, V, 2,6.
  11. ^ a b c Ezio Solaini, Belforti , in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930.
  12. ^ Lodovico Inghirami, Patriziato e cultura a Volterra in età moderna. Atti del Convegno “Dagli albori del comune alla rivolta francese del 1799", 1993.
  13. ^ a b c Fonte dal sito Araldica Civica.it , su araldicacivica.it. URL consultato il 6 novembre 2011.
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  15. ^ ISTAT, Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2019 , su demo.istat.it. URL consultato il 14 ottobre 2019.
  16. ^ Volterra AD 1398
  17. ^ Copia archiviata , su volterratur.it. URL consultato il 7 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 7 agosto 2018).
  18. ^ a b Statuto comunale di Volterra , Art. 1.
  19. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 8.

Bibliografia


Voci correlate


Altri progetti


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Categorie: Volterra




Data: 20.06.2021 02:11:36 CEST

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